Liguria

Bagni Liggia, assolto il titolare: “Il reato non sussiste”

Si è conclusa a lieto fine la lunga vicenda dello stabilimento genovese sequestrato dalla procura che riteneva illegittime le proroghe delle concessioni

Il lungo contenzioso dei Bagni Liggia si è concluso con un lieto fine per il titolare, e indirettamente anche per tutti i suoi colleghi. È stato infatti assolto Claudio Galli, titolare dello stabilimento balneare genovese al centro di un’assurda vicenda giudiziaria che si protraeva dal 2019 fra sequestri, ricorsi e indagini della procura che si erano allargate ad altre imprese su concessione demaniale. Ieri, finalmente, la tanto attesa pronuncia definitiva che rende piena giustizia all’imprenditore: “Il fatto non costituisce reato“. La sentenza integrale sarà pubblicata nei prossimi giorni.

Tutto è iniziato nel 2019, quando il pubblico ministero Walter Cotugno ha disposto il sequestro dei Bagni Liggia sostenendo che la proroga delle concessioni balneari fino al 2033 fosse invalida e illegittima, poiché in contrasto con la direttiva europea Bolkestein. A novembre 2021 la Capitaneria di porto ha messo i sigilli sull’intero stabile e a gennaio 2022 la procura ha disposto la restituzione dell’intera struttura al Comune di Genova, che nel giro di poche settimane ha aperto un bando per la riassegnazione temporanea dello stabilimento a un’associazione no profit, vinto dall’Ospedale Gaslini che lo ha gestito per tutta l’estate 2022. Nel frattempo il titolare aveva fatto ricorso, ottenendo ragione a novembre 2022 dal Tar Liguria, che ha obbligato il Comune a restituire la struttura al concessionario. Una vera e propria odissea che si è conclusa solo ieri, quando Galli è stato assolto anche in Cassazione contro l’amministrazione comunale che aveva fatto ricorso per opporsi alla decisione del tribunale amministrativo. Secondo i giudici ermellini, il reato non sussiste e pertanto Galli ha pieno titolo a rientrare in possesso della sua attività.

Il riassunto e il finale non bastano tuttavia a restituire una vicenda molto lunga e intricata, che ha logorato quattro anni di vita di un imprenditore prima di vedersi riconosciute le sue ragioni e l’ingiustizia del sequestro. Oltretutto, il contenzioso dei Bagni Liggia ha rischiato di avere ripercussioni per molti altri stabilimenti balneari: la vicenda del lido genovese è infatti salita alla ribalta delle cronache nazionali in quanto si tratta di un caso che sarebbe potuto accadere a qualsiasi titolare di attività sul demanio marittimo. Addirittura, Galli nella sua difesa aveva provocatoriamente invitato le procure di tutta Italia a riservare ai suoi colleghi balneari lo stesso trattamento da lui subìto, in quanto la stragrande maggioranza dei concessionari era in possesso della stessa proroga considerata illegittima. Ma ora che la lunga vicenda si è conclusa nel migliore dei modi (per ripercorrerla con maggiori dettagli, è possibile recuperare l’archivio di Mondo Balneare con tutte le notizie sui Bagni Liggia), l’imprenditore può tornare a tirare un sospiro di sollievo.

I commenti

Commenta Michele Ciravegna, avvocato difensore dei Bagni Liggia: «Siamo molto soddisfatti. Ovviamente aspettiamo di leggere le motivazioni. Si tratta di una pronuncia importante non solo per Galli ma per tutta la categoria dei balneari».

Sull’esito del contenzioso si è espresso anche Antonio Capacchione, presidente del Sindacato italiano balneari di Confcommercio: «In attesa di leggere le motivazioni della sentenza, registriamo che non è stata accolta la richiesta della procura di considerare reato, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1161 del Codice della navigazione, l’occupazione di demanio marittimo sulla base di una concessione prorogata ai sensi della legge 145/2018. Negli anni scorsi la vicenda ha avuto una risonanza mediatica non solo regionale, ma nazionale. Ci auguriamo che un analogo risalto verrà dato adesso alla sentenza di assoluzione, per restituire dignità a un collega che è stato ingiustamente sottoposto a un procedimento penale e addirittura al sequestro della propria attività semplicemente perché destinatario dell’atto di proroga della propria concessione demaniale».

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