Puglia

Arrivano le stelle per gli stabilimenti balneari (ma gli operatori si spaccano)

La Puglia vuole introdurre un sistema di classificazione simile agli alberghi e le associazioni di categoria si dividono tra favorevoli e contrarie

La Regione Puglia introduce la classificazione a stelle per gli stabilimenti balneari e i gestori delle spiagge si dividono tra favorevoli e contrari. Dopo che la IV commissione ha approvato all’unanimità la proposta di legge del consigliere Ruggiero Mennea, che intende istituire un sistema di stelle analogo a quello degli alberghi, l’associazione di categoria Federbalneari Salento è insorta contro la norma, denunciando che «non rappresenta nessun salto di qualità», mentre Fiba-Confesercenti Puglia giudica la legge «una buona opportunità per migliorare il turismo».

La proposta di legge andrebbe a modificare il provvedimento regionale n. 11/1999 sulla disciplina delle strutture ricettive e delle attività turistiche, andando a introdurre a partire dal 2021 una nuova tabella esplicativa con i requisiti obbligatori per la classificazione degli stabilimenti balneari. Le “stelle marine” – così le definisce il disegno – andrebbero da una a cinque e dipenderebbero dalla presenza di servizi come il personale in divisa e la sua padronanza di lingue straniere, il servizio di salvamento, la connessione wifi, la raccolta differenziata, la ristorazione e la distanza fra gli ombrelloni.

Per la stagione 2020 la norma sarà di applicazione volontaria, anche per apportare eventuali modifiche prima della sua definitiva entrata in vigore dal 2021. Il lido con una stella avrà solo gli obblighi di legge (salvataggio, doccia, wc e tettoia ombreggiante); con la seconda stella nasce l’obbligo del servizio bar e con tre stelle ci sarà la tavola calda, mentre il ristorante sarà obbligatorio per le strutture a quattro e cinque stelle. I lidi con fascia più alta dovranno avere gli ombrelloni più distanti tra loro per maggiore relax e rispetto della privacy. Non solo: per ottenere il massimo punteggio occorre soddisfare anche alcuni fattori esterni come la qualità dell’acqua. Ed è proprio su questo aspetto che si concentrano le proteste.

L’associazione Federbalneari Salento ha infatti scritto una lettera alla Regione, chiedendo di eliminare il parametro della qualità delle acque («tale adempimento è svolto nel periodo della balneazione dall’Arpa Puglia») nonché altri requisiti già previsti per legge dalla normativa regionale in materia (scarica la lettera di Federbalneari Salento per leggere tutte le osservazioni). «A nostra insaputa, abbiamo letto dell’approvazione in commissione della legge sulla classificazione dei lidi in Puglia, che non rappresenta il salto di qualità per l’accoglienza turistico balneare, visti alcuni servizi che non si potranno mai applicare, tenuto conto della mancanza dei piani comunali della costa», denuncia la nota di Federbalneari Salento. «Ricordiamo che il piano regionale delle coste è prossimo a spegnere le candeline dei dieci anni senza avere prodotto nulla, se non ulteriori perdite di risorse economiche».

Positivo, invece, il giudizio di Fiba-Confesercenti Puglia: «La Puglia nel 2019, dopo un periodo ininterrotto in cui ha manifestato una crescita turistica a due cifre, ha segnato un rallentamento nelle presenze. Le ragioni sono molte e si possono ricercare anche in un rapporto prezzo/servizi spesso non conveniente. Quindi una legge che classifichi un lido partendo dall’insegna all’esterno, serve principalmente all’utente finale che finalmente potrà scegliere in base alle proprie esigenze. Questa legge è una buona opportunità per migliorare le proprie strutture e la propria offerta turistica, per chi ha voglia di fare sempre meglio. La norma è semplice, lineare e di facile applicazione: una fotografia dei servizi offerti, tradotti in una classificazione. Chi volesse salire di livello potrebbe farlo adeguando la propria struttura (che spesso è ferma agli anni settanta) alla mutata richiesta. Il cliente oggi chiede servizi, come il wi-fi, che solo dieci anni fa erano sconosciuti: il viaggiatore che viene da lontano ha bisogno di comunicare in lingua inglese, e la crescente sensibilità globale all’ecosistema premierà chi saprà coniugare buoni servizi con il rispetto per l’ambiente» (leggi la nota completa di Fiba-Confesercenti Puglia).

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    Gestire uno stabilimento non è come gestire un albergo a cui si possono assegnare le stelle. Tempi biblici per ottenere un parere, tantissime restrizioni, grandi rischi ad ogni mareggiata, ospiti quasi sempre incontrollabili ecc….
    Paragonare gli stabilimenti agli alberghi mi sembra una presa in giro.

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