Pensiamo sempre che le spiagge perdano sabbia che va a depositarsi sui fondali marini, ma quanta se ne muove verso terra? Non parliamo oggi di quella che poi invade le strade, assorbe gli oli lasciati dalle auto e rischia di finire in discarica… ma dovremo parlarne! Oggi però seguiamo quella che entra in profondità nella terraferma, incontra un rilievo, lo risale e talvolta supera il crinale per scendere poi dalla parte opposta. Si formano degli imponenti depositi sabbiosi con milioni di metri cubi di sedimenti che potrebbero far gola ai cavatori, e da qualche parte questa golosità viene soddisfatta!

Quelle che troviamo sui testi in inglese si chiamano climbing dunes, ma non vogliamo tradurlo in dune alpiniste perché sono già state definite ‘rampanti’, anche se talvolta vengono attrezzate come vere e proprie vie ferrate, con un po’ più d’impatto paesaggistico di quanto non ne faccia un cavo corrimano. Vi sono anche dune che raggiungono la sommità delle falesie, queste sì, arrampicandosi come vere alpiniste, e per loro il termine inglese è cliff-top dunes, che dovremmo tradurre in dune sulla sommità di una falesia.

In molti casi, però, la duna risale un versante collinare, che nel passato geologico avrebbe potuto anche essere stato una falesia attaccata dalle onde, ma anche il fianco di una valle incisa da un fiume, e quindi il termine potrebbe essere improprio; meglio hill-top dune: duna sulla sommità della collina. Talvolta la sabbia va oltre il crinale, conquista il versante opposto e anche i territori più interni. C’è chi le chiama spillover dunes,dune che traboccano. Non essendo stato definito un termine ufficiale italiano per ciascuna di queste tipologie, conviene forse, per omogeneità, usare i termini inglesi.

Tutte possono essere considerate ‘dune trasgressive’, quelle che lasciano la spiaggia per spingersi verso l’interno. Se non vi sono ostacoli e la morfologia del territorio è piatta, il vento le modella spesso in lobi allungati che possono anche invadere e segmentare i laghi costieri. Ovviamente questo flusso di sabbia è ostacolato dalla vegetazione, ma in certe località la sorgente è così ricca che i lobi, e spesso veri e propri campi di dune, la ricoprono e procedono per chilometri vero l’interno, su foreste, campi coltivati, strade e città.
Le dune di sommità, da noi prevalentemente hill-top dunes, possono anche trarre in inganno i geomorfologi… e i siti degli enti del turismo, perché indicano come loro altezza la quota sul livello del mare della cresta, come se fosse un vero cumulo di sabbia; mentre il suo spessore in sommità potrebbe essere di solo qualche centimetro, o in alcuni punti potrebbe affiorare il substrato roccioso. Questo accade con le dune di Piscinas, in Sardegna, che alcuni considerano come le più alte d’Italia. La frase riportata in Idese, il portale del Ministero della Cultura, “raggiungono la quota di 100 m s.l.m., risultando tra le più alte dune in Europa“, è fuorviante. La Dune du Pilat, sul Golfo di Guascogna, è alta più di 110 metri, ma se ci fate un buco attraversate solo sabbia!
Però, quando mi sono trovato in vetta alle dune di Piscinas, con sotto una distesa di sabbia gialla dalla quale affiorano i ciuffi verdi della vegetazione e il mare blu intenso all’orizzonte, a tutto ho pensato eccetto a cosa ci fosse sotto i miei piedi!
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