Mentre i Comuni costieri italiani cercano di riorganizzare i demani marittimi tra la direttiva Bolkestein e l’assenza di norme nazionali chiare, Genova si conferma un caso di studio del tutto particolare: su 23 stabilimenti balneari comunali messi a gara, ben 22 sono stati riconfermati in capo ai concessionari storici. L’unico contenzioso ancora aperto davanti al TAR Liguria riguarda la spiaggia dei Bagni Blu Marlin.
A fare il bilancio dell’applicazione del “modello genovese” è un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Il Secolo XIX, che ha ricostruito gli esiti delle procedure comparative avviate dalla Giunta comunale a partire dalla delibera di fine 2023 approvata sotto l’amministrazione del sindaco Marco Bucci e dell’allora assessore al Demanio Mario Mascia.
Il peso del maxi-indennizzo e la proroga al 2027
La procedura adopted da Palazzo Tursi prevedeva una prima fase di interpello rivolta ai concessionari uscenti, chiamati a presentare progetti di riqualificazione, accessibilità e difesa della costa. Tuttavia, l’elemento chiave dell’intero impianto risiede nella clausola economica fissata per gli eventuali subentranti: l’obbligo di corrispondere al gestore uscente un indennizzo predeterminato pari a 2,5 volte il fatturato dell’anno 2023. Come evidenziato dall’analisi de Il Secolo XIX e dagli operatori di categoria, questa cifra ha esercitato un vero e proprio effetto dissuasivo verso i potenziali concorrenti terzi.
Come sottolineato dallo stesso Mario Mascia, l’aver attivato le procedure comparative entro il 31 dicembre 2023 ha permesso al capoluogo ligure di beneficiare della cosiddetta “proroga tecnica”. Questa mossa ha garantito al Comune e ai gestori di operare con concessioni formalmente in regola prima fino al 2024 e successivamente fino al 30 settembre 2027, evitando lo stato di incertezza che ha colpito altri enti locali.
I numeri delle procedure
Nelle gare condotte tra il 2024 e il 2025, ben 15 stabilimenti su 23 hanno registrato la presentazione di un’unica offerta, ovvero quella del titolare storico. Nei rari casi in cui si sono presentati due o tre concorrenti — come ai Bagni Medusa o al Nuovo Lido — la valutazione dei progetti ha comunque visto prevalere i gestori preesistenti, con nuove concessioni assegnate per periodi variabili da 5 a 20 anni a seconda dei piani di investimento.
Un modello difficile da replicare
Inizialmente proposto in sede Anci come possibile strada per coniugare l’apertura al mercato e la tutela delle imprese balneari, il modello Genova appare oggi difficilmente esportabile. I recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa sui limiti e sui criteri degli indennizzi rendono complessa la riproposizione di clausole analoghe in altri Comuni italiani, lasciando l’esperienza genovese come un caso isolato di continuità aziendale garantita sul campo.
© Riproduzione Riservata
















