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Balneari, Commissione Ue respinge decreto indennizzi

Bruxelles chiede di eliminare le buonuscite per i concessionari uscenti: "Proibite dal diritto europeo"

La Commissione europea è ferma sulle proprie posizioni: niente indennizzi ai balneari, il decreto del ministero delle infrastrutture deve essere riscritto eliminando qualsiasi forma di vantaggio ai concessionari uscenti. Lo afferma una lettera inviata al governo italiano il 7 luglio, pubblicata ieri dal quotidiano Il Giornale e confermata dal portavoce della Commissione europea per il mercato interno Thomas Regnier.

pouf Pomodone

“In termini giuridici la posizione resta quella delineata nella comunicazione del 19 agosto 2024 – recita la lettera – laddove si osserva che il diritto dell’Unione non consente, nelle circostanze di questo caso, di riconoscere alcuna compensazione agli operatori uscenti, tanto meno a carico dei nuovi operatori”. E ancora: “L’equa remunerazione sembra sia finalizzata a compensare il concessionario uscente per il valore aziendale e/o di mercato dell’impresa balneare, contrariamente alle chiare indicazioni già fornite da questi servizi in merito alla necessità di escludere dalla compensazione il valore aziendale di cui era titolare il precedente concessionario”.

Il riferimento è al decreto attuativo sugli indennizzi, che avrebbe dovuto essere approvato entro il 31 marzo ma che è tuttora oggetto di negoziato tra Roma e Bruxelles. Si tratta dell’ultimo step per poter avviare le gare delle concessioni, che il decreto Infrazioni del governo Meloni ha imposto di concludere entro il 30 giugno 2027. I balneari chiedono il diritto al riconoscimento del valore delle loro aziende in caso di passaggio del titolo, mentre l’Ue lo ritiene un vantaggio improprio e ammette i ristori sono sugli investimenti non ammortizzati. Il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini si è fatto carico dell’impegno a favore della categoria, ma sta avendo vistose difficoltà a convincere la Commissione Ue.

Secondo il presidente del Sib-Confcommercio Antonio Capacchione, “le contestazioni mosse dalla Commissione sono contraddittorie, infondate e per certi aspetti persino sconcertanti. Contraddittorie perché la Commissione rivendica un accordo con l’attuale governo che ha portato al varo della legge 131/2024 (il decreto Salva-infrazioni, NdR). Orbene, o il decreto ministeriale è conforme alla legge, e quindi la Commissione ha concordato una norma che adesso disconosce; oppure è difforme, per cui il decreto ministeriale sarebbe del tutto illegittimo e inapplicabile, e la Commissione europea non ha nulla da temere dal suo varo. Le contestazioni sono comunque immotivate, perché lo schema di decreto ministeriale è perfettamente conforme alla legge 131/2024, la quale, infatti, non prevede le limitazioni che la Commissione invoca nella determinazione dell’indennizzo”.

Prosegue il presidente del Sib: “Sconcerta poi che siffatta richiesta viene fatta dalla Commissione sulla nuova legge varata da questo governo, mentre nulla era stato contestato alla norma previgente (art. 4 originario ex lege 118/2022, che prevedeva espressamente che nella determinazione dell’indennizzo si doveva dare ‘adeguata considerazione degli investimenti, del valore aziendale dell’impresa e dei beni materiali e immateriali’. L’esclusione di ogni serio indennizzo, così come di fatto chiesto dalla Commissione europea, determinerebbe una palese ingiustizia, penalizzando i concessionari italiani che hanno avuto il solo torto di aver creduto nelle leggi dello Stato che garantivano la continuità aziendale. Un vantaggio, questo sì, per i concorrenti che godrebbero in tal modo di un indebito arricchimento in danno degli attuali concessionari, ai quali sarebbero confiscate, senza alcun serio ristoro, aziende anche di grande valore economico. A tal proposito si sottolinea che la direttiva Bolkestein prevede espressamente che gli Stati membri possano tener conto ‘nello stabilire le procedure di selezione di considerazioni di salute pubblica, di obbiettivi di politica sociale della salute e della sicurezza dei lavoratori dipendenti e autonomi, della protezione dell’ambiente, della salvaguardia del patrimonio culturale e di altri motivi imperativi di interesse generale‘ (art. 12 paraf. 3), come la tutela della proprietà aziendale o il legittimo affidamento dei concessionari attualmente operanti. Ci auguriamo che il governo rivendichi questa discrezionalità prevista dalla direttiva (e che la Commissione europea si guarda bene dall’indicare!), salvaguardando la balneazione attrezzata italiana che, si ricorda, costituisce un elemento di vantaggio competitivo del paese nel mercato internazionale delle vacanze”.

Più prudente la posizione di Maurizio Rustignoli, presidente Fiba-Confesercenti: “La lettera inviata dalla Commissione europea era attesa e rientra in una normale fase di confronto istituzionale. Non è un fatto negativo, ma un passaggio previsto. Sono in corso interlocuzioni tra i ministeri competenti, in particolare il Mit e il Dipartimento per gli affari europei, e Bruxelles con l’obiettivo di arrivare a una soluzione condivisa. Il decreto, però, non è messo in discussione. Il provvedimento si basa sulla legge vigente, che proroga le concessioni al 2027 e sancisce due principi fondamentali in materia di indennizzi: il riconoscimento del valore residuo dei beni non ammortizzati e la giusta ed equa remunerazione per gli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni. Questi principi non sono stati messi in discussione dalla Commissione, altrimenti la legge non avrebbe potuto produrre i suoi effetti. Il decreto, approvato con il coinvolgimento dei ministeri competenti e bollinato dalla Ragioneria dello Stato, non introduce elementi nuovi, ma definisce le modalità di calcolo dei due principi già previsti. Per questo è scorretto sostenere che il principio dell’indennizzo possa essere rimesso in discussione: è già previsto nella legge vigente. Si può discutere sulle modalità di calcolo, ma non sul riconoscimento del valore delle imprese, un diritto che deve essere garantito, così come sono garantite le procedure di evidenza pubblica”.

Aggiunge Rustignoli: “Serve ora un ulteriore confronto tra governo e Commissione, com’era prevedibile. L’esecutivo ha espresso la volontà di trovare un accordo nel rispetto delle regole europee, senza però trascurare la tutela dei diritti degli attuali concessionari. Una posizione condivisa anche dalle principali forze parlamentari. Parliamo di un comparto formato per il 98% da piccole imprese, spesso a gestione familiare, che rappresentano un settore economico strategico. È necessario trovare un equilibrio tra l’avvio delle evidenze pubbliche dal 2027-2028 e il riconoscimento del valore delle imprese e degli investimenti effettuati. Come Fiba-Confesercenti siamo fiduciosi che si possa arrivare a una soluzione condivisa, che concili il pieno rispetto delle norme europee con la salvaguardia delle imprese italiane e della loro storia imprenditoriale.”

Numerosi i commenti delle opposizioni. Così il deputato del Pd Andrea Gnassi, componente della commissione Attività produttive della Camera: “Continua il solito pastrocchio del governo sulle concessioni balneari. Il patrimonio italiano delle coste e delle spiagge è stato lasciato nella totale incertezza. Il governo ha ripetuto per anni fantomatiche promesse, come quella che la direttiva Bolkestein non si sarebbe applicata all’Italia e che le gare non si sarebbero fatte. Ha poi proseguito provando a far credere ai concessionari che ci sarebbe stato un diritto di prelazione e così via. La verità è che in questi tre anni il governo Meloni non ha mai seriamente interloquito con l’Europa. Gli enti locali, i Comuni e gli imprenditori che vogliono innovare e qualificare, anche da un punto di vista ambientale e sostenibile, si troveranno di fronte dei bandi di gara suscettibili di ricorsi e controversie. Delle spiagge italiane al governo non interessa. Con una ministra al turismo (scomparsa nei fatti) che non si è mai occupata di turismo balneare, limitandosi a slogan contro ‘l’irruzione di grandi gruppi stranieri sulle coste italiane’, a cui invece sono state aperte le porte per come è stato scritto dal suo stesso governo il decreto Bolkestein. Per non parlare del commissario Fitto, che pare neanche sia a Bruxelles per come si è sempre dileguato su una questione che tocca un settore strategico per l’economia turistica italiana. Ora con l’ultima lettera della Commissione europea, che invalida il pastrocchiato decreto ministeriale sugli indennizzi, si aggiunge un altro tassello surreale che insieme ai quasi 1700 giorni di infrazione dell’Italia sulla direttiva Bolkestein lascia un settore allo sbando, oltre che i Comuni nella totale impossibilità di indire i bandi senza incorrere in conseguenze pesanti. Chiediamo al governo di convocare un tavolo con enti locali e Regioni per capire come il nostro paese possa uscire da questa situazione creata con totale insipienza e disinteresse”.

Per il vicepresidente del Movimento 5 Stelle Mario Turco e il senatore Marco Croatti, “la Commissione Ue ha praticamente passato nel tritacarte la bozza di decreto ministeriale del governo Meloni sul settore dei balneari, che cozza decisamente con gli impegni assunti dallo stesso con il decreto legge 131/2024. Un dl, lo ricordiamo, che sostanzialmente scarica l’incombenza di fare le gare sul prossimo governo nel 2027. A Bruxelles contestano la quantificazione degli indennizzi previsti per i concessionari uscenti, anche per beni quali tendaggi e piccole strutture amovibili. L’obiettivo del governo è chiaro: scoraggiare la partecipazione alle gare e limitare al massimo i meccanismi concorrenziali. Arrivati a questo punto, il problema non sono più le violazioni ripetute della direttiva Bolkestein o il rischio di un’ennesima procedura d’infrazione da parte dell’Ue, che potrebbe costare all’Italia circa 110 milioni di euro. Il nodo principale è la presa in giro ormai pluriennale dei vari Meloni, Gasparri e Centinaio nei confronti di un comparto che doveva già essere aperto a gare pubbliche da un pezzo, con l’addio alle storture storiche che si porta dietro da decenni e con operatori veramente tutelati da uno Stato al quale pagano canoni equi. Le destre invece hanno preferito un atteggiamento miope, destabilizzante e ‘pastasciuttaro’, e questi sono i risultati. Figuracce, promesse mancate, incertezza reiterata, mancati investimenti”.

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