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”30 anni di proroga ai balneari”: l’appello a Tajani

Il presidente del parlamento europeo ha incontrato in Versilia i rappresentanti della categoria.

«Almeno 30 anni di proroga e revisione della direttiva Bolkestein in favore degli attuali imprenditori balneari». A chiederlo sono i sindaci della Versilia Massimo Mallegni (Pietrasanta), Bruno Murzi (Forte dei Marmi), e Giorgio Del Ghingaro (Viareggio) al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in occasione di un incontro tenutosi sabato con i rappresentanti degli stabilimenti balneari toscani per discutere sulle annose problematiche della categoria. I tre sindaci hanno consegnato una lettera nelle mani di Tajani, chiedendo la sua attivazione vista l’alta carica ricoperta, ma il presidente del parlamento europea ha ribattuto ricordando che è il governo italiano a dover risolvere la questione.

Queste le dichiarazioni di Tajani raccolte dal quotidiano Il Tirreno a margine dell’incontro: «Ho ascoltato le richieste degli imprenditori balneari e ho fatto presente che è il governo italiano a dover mettere a punto una legge da presentare, poi, all’attenzione della Commissione europea per intavolare una trattativa. Faccio notare che in Italia sono stati promossi 44 ricorsi contro la mancata applicazione della direttiva Bolkestein e ci sono delle sentenze dei Tar che sono finite all’attenzione della Corte di giustizia europea. Questo crea confusione. Finché l’Italia non avrà una posizione univoca da portare all’attenzione di Bruxelles, non si potrà risolvere la questione».

Questo, invece, il contenuto della lettera scritta dai sindaci Mallegni, Murzi e Del Ghingaro: «Siamo consapevoli della necessità di avere un governo che ponga in modo deciso la questione dei balneari italiani, e oggi con la presidenza italiana del Parlamento europeo confidiamo che in Europa ci sia un’apertura tesa alla soluzione finale che garantisca il futuro di oltre un milione di cittadini che operano sulle concessioni demaniali».

«Siamo profondamente preoccupati – proseguono i tre – per lo stato di incertezza in cui versano ormai da oltre 10 anni le imprese balneari. La Bolkestein ha messo in crisi il settore: lo scellerato recepimento della direttiva fatta all’epoca, senza alcuna contestazione e da una selva infinita di leggi, sentenze, mozioni e proroghe hanno avuto solo l’effetto di disorientare la categoria, le amministrazioni, i lavoratori e di bloccare gli investimenti nel nostro sistema di balneazione attrezzata e in tutto l’indotto».

«Ora il ministro degli affari regionali – accusano i sindaci – ha varato un ddl che delega il governo a riordinare la materia secondo determinati criteri o principi, che però non tengono conto di quella che poteva essere la soluzione più giusta e anche la più sostenibile in sede europea: la Bolkestein non riguarda le imprese balneari e in ogni caso le concessioni esistenti non possono avere il solito trattamento di quelle nuove. Alle esistenti va assegnato un lungo periodo transitorio – 30 anni – per consentire alle imprese di ammortizzare gli investimenti fatti e da fare, per tutelare il legittimo andamento e la certezza del diritto e nel frattempo chiarire l’applicabilità della direttiva alle imprese balneari».

All’incontro ha partecipato anche Emiliano Favilla in qualità di rappresentante del “Comitato salvataggio imprese e turismo”, che in una nota polemizza contro Tajani e invita i colleghi a proseguire nella mobilitazione per evitare le aste. «Era da tempo  – afferma Favilla – che dicevamo che avvallare le aste della Bolkestein in cambio di ipotetici risarcimenti era sbagliato, perché alla fine restavano soltanto le aste». Secondo Favilla, inoltre, c’è «troppo rilassamento tra i balneari, a seguito anche della immobilità di alcuni sindacati, e questo è il pericolo più grave. Anche l’incontro avuto con il presidente del Parlamento europeo non è stato molto concludente. Tajani ci ha dato ragione, però poi ha detto che il problema lo deve risolvere il governo italiano. Questo lo sapevamo già. I nostri guai sono cominciati con i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e continuano con l’attuale governo Gentiloni». Per questo, secondo Favilla, «tocca alle piccole imprese coinvolte mobilitarsi a fondo. Non rilassiamoci, attiviamo sempre e comunque ogni forma di lotta possibile».

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