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2000 balneari a Roma, ma la posizione non è unanime

Il tavolo tra le Regioni non ha ancora trovato un accordo per presentarsi uniti davanti al governo. Intensa la partecipazione al presidio in piazza.

di Alex Giuzio

Il governo è ancora in ascolto e in attesa, mentre le regioni hanno faticato a raggiungere una posizione unanime. Questo, molto in sintesi, è quanto è emerso ieri a Roma, dove erano in programma due importanti incontri sulla riforma delle concessioni balneari: in mattinata tra le associazioni di categoria e il neo ministro agli affari regionali Enrico Costa e nel pomeriggio il tavolo interregionale sul demanio marittimo.

Nel frattempo, più di duemila imprenditori balneari hanno partecipato al presidio organizzato in piazza SS. Apostoli dalle associazioni balneari Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Assobalneari-Confindustria e Oasi-Confartigianato, mentre un distaccamento più ridotto si faceva sentire nella più vicina piazza Cinque Lune, convocato dal Comitato salvataggio imprese e turismo e al quale ha preso parte anche una delegazione di Cna Balneatori. Con bandiere e magliette rosse, balneari provenienti da tutta Italia hanno mostrato con forza al governo di essere stanchi di aspettare e hanno espresso il loro supporto alle regioni che vogliono intraprendere strade autonome per salvare i loro stabilimenti.

Così il comunicato congiunto di Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi riferisce l’esito della giornata: «Positivi gli interventi in piazza dei rappresentanti regionali e di molti deputati e senatori, i quali hanno confermato la necessità che sia varata al più presto una legge di riforma che salvaguardi le imprese esistenti. Alcune regioni, proprio per sottolineare l’urgenza e la necessità di tale riforma, si sono dichiarate disponibili a supplire a eventuali carenze a livello nazionale con provvedimenti regionali. I presidenti delle associazioni sindacali sono stati anche ricevuti dal ministro per gli affari regionali Enrico Costa, il quale ha garantito l’imminente convocazione di un tavolo tecnico Stato-Regioni con le amministrazioni competenti e la categoria per assicurare una rapida e positiva stesura della nuova legge di riordino delle concessioni turistico-ricreative. Due risultati, quelli raggiunti dagli imprenditori balneari, che confermano il cambiamento in tema di normativa sulle concessioni in grado di restituire futuro e certezze a 30.000 imprese balneari italiane».

Parlamentari di vari schieramenti hanno preso parte al presidio, tra cui Sergio Pizzolante (Nuovo centrodestra), Maurizio Gasparri e Deborah Bergamini (Forza Italia), Marcello Taglialatela (Fratelli d’Italia), Sergio Arlotti e Antonio Castricone (Partito democratico). Tuttavia, evidenzia il presidente di Assobalneari-Confindustria Fabrizio Licordari, «sul palco tutti gli schieramenti politici ci danno sempre ragione, ma se fosse così avremmo davvero risolto i nostri problemi. Invece, nessuno in parlamento ha ancora scritto una norma favorevole per gli imprenditori balneari»

Purtroppo, anche tra le regioni si sta faticando a raggiungere quella posizione unanime che aiuterebbe nella trattativa col governo, almeno secondo quanto riferito dall’assessore al demanio della Regione Liguria Marco Scajola, coordinatore del tavolo interregionale, che dichiara: «I colleghi delle altre regioni sono ancora su posizioni diverse in merito ad alcuni aspetti della questione balneare. Noi della Liguria siamo per una proroga minima di 30 anni, e su questo non faremo mai un passo indietro. Oggi (ieri, NdR) avevamo la responsabilità di coordinare un tavolo e quindi di mediare tra diverse posizioni e sensibilità, e mi ha fatto piacere trovare il sostegno di alcune regioni come Abruzzo, Marche, Molise e Veneto; mentre mi è dispiaciuto constatare che la Toscana su questa posizione abbia le idee ben chiare a favore delle evidenze pubbliche. Ma occorreva uscire uniti da questa riunione, e a unirci rimane il documento approvato lo scorso anno dalla Conferenza Stato-Regioni, che rimane una base credibile e da cui ripartiremo. Visto che si è appena insediato il ministro agli affari regionali Enrico Costa, ci auguriamo che venga convocato al più presto un tavolo interministeriale sul tema per confrontarsi e capire cosa vuole fare il governo, per poi continuare il nostro lavoro con le regioni con la volontà di restare uniti».

Aggiunge Andrea Corsini, assessore al turismo della Regione Emilia-Romagna: «Nel tavolo interregionale abbiamo dovuto mediare tra diverse posizioni, fino a decidere di ripartire dal documento della Conferenza Stato-Regioni che ribadisce la nostra richiesta di una riforma basata su un doppio binario (lungo periodo transitorio per le attuali imprese e immediate evidenze pubbliche per le nuove concessioni). Io e il collega Scajola porteremo l’istanza delle Regioni al ministro Costa, che ci convocherà non appena avrà studiato a fondo la materia. Il ministro si è appena insediato ed è importante non presentarci con un approccio ostile, contando sul fatto che ora il governo non ha più alibi per rimandare la riforma».

Per quanto riguarda l’incontro tra le associazioni balneari e il ministro Costa, così lo racconta Licordari: «Il ministro si è dimostrato molto attento alle nostre istanze, facendosi consegnare tutta la documentazione di cui eravamo in possesso. In particolare, Costa ha mostrato interesse per la strada intrapresa dalla Spagna che ha di recente esteso le concessioni balneari di 30 anni».

Al successivo incontro con le Regioni, i sindacati Sib, Fiba, Assobalneari e Oasi hanno consegnato un documento che riassume i quattro punti irrinunciabili per queste associazioni balneari:

  1. Una diversa più lunga durata delle concessioni demaniali marittime nel minimo pari almeno a 30 anni da assicurare, in ossequio ai principi costituzionali di eguaglianza e parità di trattamento, anche alle imprese attualmente operanti al fine di salvaguardare la peculiare caratteristica di gestione familiare della balneazione italiana attraverso la preminenza del fattore "lavoro" su quello del "capitale investito";
  2. l’alienazione con diritto di opzione in favore dei concessionari delle porzioni di demanio marittimo che da tempo hanno perso le caratteriste della demanialità e della destinazione ai pubblici usi del mare;
  3. il riconoscimento del valore commerciale dell’azienda balneare da trasformarsi in ristoro a favore del concessionario nel caso di una cessione coattiva in favore di terzi;
  4. la modifica dei criteri di determinazione dei canoni demaniali marittimi ex art 1, comma 251, legge 27 dicembre 2006, n. 296 che li renda ragionevoli, equi e sostenibili.

Il documento integrale consegnato dai sindacati al tavolo interregionale è scaricabile in pdf cliccando qui.

Cna Balneatori ha partecipato al presidio in piazza Cinque Lune e all’incontro interregionale, mentre non ha preso parte all’incontro con Costa. Come spiega il coordinatore nazionale Cristiano Tomei, «solo quando si definirà una posizione il più possibile condivisa, con l’appoggio delle Regioni chiederemo con forza un incontro al governo per ottenere trent’anni di proroga per scongiurare aste ed evidenze pubbliche».

Anche Federbalneari, in una posizione però ancora diversa rispetto a quella di Cna, ha inviato una richiesta di incontro separato al ministro Costa. Come ha scritto il presidente Renato Papagni, «pur comprendendo l’urgenza di un provvedimento risolutivo per le sorti del comparto turistico balenare e manifestando piena solidarietà per i colleghi che hanno deciso di presidiare il palazzo della Regione Liguria, non condividiamo la scelta di manifestare in piazza al fine di sollecitare il governo nelle scelte legislative». Il testo integrale della lettera di Papagni è disponibile cliccando qui.

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