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Versilia, imprese balneari fuori dal demanio statale

La Regione Toscana ha invitato i comuni a valutare lo spostamento della linea del demanio per escludere gli stabilimenti dalle aste. Ma gli imprenditori sono dubbiosi.

di Alex Giuzio

La Versilia lavora per spostare la linea del demanio ed escludere così le imprese balneari dalle evidenze pubbliche. La proposta arriva dal sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro, e la stanno seguendo tanti comuni della costa toscana: in pratica, si tratta di modificare il confine del demanio marittimo statale in modo che includa l’arenile, ma che lasci fuori i manufatti come cabine, bar e strutture di vario tipo, passandone la competenza al demanio comunale.

A Viareggio gli assessori Alessandro Pesci e Laura Servetti hanno già terminato la delibera e l’hanno sottoposta alla Regione Toscana, che ha espresso il suo parere positivo, invitando tutti i comuni rivieraschi a presentare la stessa proposta in maniera compatta; ma ora bisogna valutare se lo Stato è d’accordo. La soluzione, infatti, è simile ma non uguale a quella intrapresa qualche mese fa dal Comune di Rimini: nella località romagnola il sindaco ha aperto un bando per spostare le imprese balneari sul lungomare, diventato di proprietà del Comune (vedi notizia), mentre in Toscana gli stabilimenti non si sposterebbero di un centimetro, ma a cambiare dovrebbe essere la linea del demanio. Che è una soluzione più difficile sia da mettere in pratica, sia da far accettare all’opinione pubblica senza scatenare le solite proteste contro la "privatizzazione delle spiagge". Gli stessi motivi che, tra l’altro, portarono due anni fa il sottosegretario all’economia Pier Paolo Baretta ad abbandonare il suo progetto di "sdemanializzazione" per le imprese balneari di tutta Italia.

Il dibattito

Sta di fatto che, se la proposta versiliese andasse in porto e ne venissero definiti tutti i dettagli a garanzia dei concessionari, le imprese balneari potrebbero forse salvarsi dalla minaccia della direttiva europea Bolkestein che vuole mandarle all’asta. Tant’è che alcuni rappresentanti degli imprenditori balneari non si sono tirati indietro: «La sdemanializzazione è la proposta che sostengo da sempre», ha dichiarato alla Nazione il presidente nazionale di Fiba-Confesercenti, il versiliese Vincenzo Lardinelli. Che precisa: «Da quando sono presidente della categoria, ho sempre avuto questa idea come soluzione prioritaria da portare avanti per il settore balneare. Lo spostamento della linea demaniale, con riconoscimento della variazione dei luoghi senza più caratteristiche di demanialità marittima, risolve la questione delle norme comunitarie per molte zone d’Italia oltre che per la Versilia. Viareggio è un caso di scuola, visto che tutti gli edifici della Passeggiata erano un tempo demanio marittimo, ma poi l’area fu ceduta all’amministrazione comunale. Poi sono stati venduti i diritti dei suoli ai concessionari. Tuttavia in alcune zone, come in Liguria, la questione non è così semplice a causa degli spazi particolari».

Riccardo Borgo, presidente Sib-Confcommercio, è favorevole ma invita alla cautela: «La possibilità di spostare la linea del demanio è riconosciuta da una legge dello Stato, perciò è giusto che le Regioni la prendano in considerazione e avviino la procedura. Oltre alla Toscana lo sta facendo anche la Liguria. Avevamo già espresso il nostro favore a questa idea, quando fu proposta dal sottosegretario Baretta un paio di anni fa. Ma occorre avanzare con prudenza perché mancano alcuni tasselli: prima di tutto l’impresa rimarrebbe nel demanio comunale, ma soprattutto mancano alcune garanzie fondamentali per il concessionario esistente. In poche parole, senza avere un diritto di opzione a monte, rischiamo di trovarci con le evidenze pubbliche sulle nostre imprese – il che potrebbe scatenare interessi economici non indifferenti. Ma se si parte cominciando a vedere come si può risolvere questo problema, riteniamo la sdemanializzazione una cosa positiva: non è la soluzione per tutti, ma può essere una soluzione importante per alcuni. In conclusione sono soddisfatto che si sia cominciato a fare qualche passo avanti, analogamente a quanto già fatto a Rimini che si è virtuosamente rivolta agli operatori balneari prima di decidere, e che oltretutto ha potuto fare questa operazione godendo del diritto di proprietà sul lungomare».

Ancora più preoccupata è la posizione di Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari-Confindustria: «Abbiamo già ragionato sulla sdemanializzazione in occasione della proposta di Baretta, poi naufragata. Ma allora c’era un progetto di legge ben preciso, che avevamo valutato con attenzione e che ritenevamo percorribile perché ci forniva adeguate garanzie. Oggi, invece, la proposta versiliese mi sembra buttata sul tavolo senza darci certezze, e ho molte perplessità e preoccupazioni per questo salto nel buio. Se le Regioni vogliono effettuare la ricognizione della linea del demanio su richiesta dello Stato, come sta facendo la Toscana, senza prevedere opportune garanzie per gli attuali imprenditori balneari, esprimo sin da subito la mia contrarietà all’operazione. Se invece intendono effettuare un secondo passaggio prima di prendere iniziativa, allora possiamo accostarci a loro con prudenza. Siamo però un po’ stanchi di essere interpellati per dare il nostro avvallo a delle proposte che poi prendono tutta un’altra direzione. Ci piacerebbe che le amministrazioni condividano con noi tutto il percorso ed esprimano chiaramente le loro intenzioni: non possiamo fermarci a dei presupposti iniziali e affidarci all’improvvisazione».

Esprime invece netta contrarietà Cristiano Tomei, coordinatore di Cna Balneatori: «La spiaggia è una cosa sola e le imprese non vanno separate dall’area scoperta», ha detto ieri Tomei al direttivo nazionale del suo sindacato, tenutosi a Roma. «Potrebbe trattarsi di una scorciatoia che ci porta dritto alle evidenze pubbliche: siamo sicuri che ci interessa mantenere le nostre imprese col rischio di perdere la spiaggia antistante?».

Gli antefatti

Al di là del dibattito, in Versilia si continua comunque a lavorare alla proposta. Tutto parte dalla legge 125/15 che lo scorso luglio ha convertito il decreto "Enti locali". Tale legge obbliga la Regione, entro 120 giorni dall’entrata in vigore, a fare una ricognizione delle fasce costiere al fine di proporre la revisione organica del demanio marittimo. La proposta di nuova delimitazione va inviata ai Ministeri dei trasporti e dell’ambiente e all’Agenzia del demanio, che entro quattro mesi devono attivare le procedure previste dal Codice della navigazione (articoli 32 e 35) con convocazione di conferenze dei servizi.

La Regione Toscana ha chiesto dunque ai comuni costieri come Viareggio, Camaiore, Pietrasanta e Forte dei Marmi di evidenziare nelle nuove cartografie le aree urbanizzate che ricadono nel demanio marittimo, e «nelle quali siano localizzati immobili e strutture collegati alle attività turistico-ricreative che potranno essere oggetto di specifico approfondimento al fine di proporre la sottrazione rispetto alla perimetrazione del demanio marittimo. Tali aree dovranno presentare specifici caratteri identitari, storici, paesaggistici anche rispetto alla presenza di sistemi di micro, piccole e medie imprese operanti nel settore dei servizi per la balneazione».

Quando i Comuni avranno inviato le modifiche richieste, la Regione elaborerà un documento unitario per i due ministeri e per l’Agenzia del demanio. E se passerà la proposta, le imprese balneari potrebbero uscire quasi definitivamente dalle aste.

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