Attualità

Stabilimenti balneari, blocco attività esteso fino al 13 aprile. Le ipotesi per la stagione

La chiusura e il divieto di allestimento proseguiranno oltre la Pasqua, ma è ora di iniziare a pianificare le regole per l'estate e gli aiuti necessari alle imprese

È valido anche per gli stabilimenti balneari il prolungamento delle restrizioni disposto mercoledì sera dal premier Giuseppe Conte. Il presidente del consiglio ha firmato un nuovo dpcm che estende fino al 13 aprile le misure di contenimento in precedenza valide fino al 3 aprile per fronteggiare l’emergenza sanitaria del coronavirus: ciò significa non solo che gli stabilimenti balneari dovranno restare chiusi al pubblico fino a dopo Pasqua, ma anche che i gestori non potranno nemmeno recarsi presso il proprio lido a effettuare le attività di allestimento e manutenzione svolte di solito in questo periodo per preparare le spiagge all’apertura.

Ora l’incognita è cosa avverrà tra due settimane. La pandemia, che ha già provocato oltre 50 mila morti in tutto il mondo di cui 14 mila in Italia, resta l’emergenza principale su cui concentrarsi, ma ci sono anche delle pesanti conseguenze economiche collettive su cui i governi sono chiamati ad agire per evitare il collasso di interi settori produttivi. E il turismo è senza dubbio tra questi.

Le possibili deroghe locali per l’allestimento delle spiagge

Lo ribadiamo: ad oggi è proibito recarsi nel proprio stabilimento balneare per svolgere attività di manutenzione e di allestimento. Ciò che abbiamo scritto nel nostro articolo di qualche giorno fa (“Stabilimenti balneari, allestimento vietato fino al 3 aprile“) resta infatti in vigore fino al 13 aprile e chi non rispetta le disposizioni rischia di ricevere multe salate. Tuttavia, per molti titolari di stabilimenti balneari questo blocco rappresenta un problema: il montaggio delle strutture e le attività preparatorie richiedono infatti almeno un mese di tempo, e impedirle significa ritardare ulteriormente l’apertura estiva delle spiagge, se e quando questa sarà possibile. Inoltre, sono in molti a chiedersi perché sta venendo impedito che il singolo gestore si rechi in un luogo isolato come la spiaggia, per lavorare in solitudine e indossando gli adeguati dispositivi di protezione sanitaria, in quanto ciò non rappresenterebbe affatto un rischio di diffusione del contagio.

Nonostante ciò, con tutte le questioni ben più gravi e urgenti a cui il governo deve pensare in questo momento, è difficile che a Roma qualcuno pensi di approvare un permesso speciale per consentire a livello nazionale le attività di allestimento e manutenzione dei lidi. Piuttosto, la questione può essere gestibile a livello locale: dal momento che il dpcm non vieta esplicitamente la preparazione degli stabilimenti balneari (limitandosi a proibire più genericamente tutte le “attività di cantiere edile, tinteggiatura, intonacatura” e gli “altri lavori di completamento e finitura degli edifici“), ci sarebbero infatti i margini giuridici affinché possano essere varate delle ordinanze regionali o comunali che prevedano apposite deroghe ai balneari. Anzi sono proprio le associazioni di categoria, ben radicate in ogni località costiera, a essere in grado di instaurare un dialogo con le rispettive amministrazioni comunali per far comprendere l’esigenza di farsi trovare pronti non appena sarà permessa l’apertura degli stabilimenti. Ma qui arriva la questione più scottante: ha senso mettersi ad allestire una spiaggia, se non si è certi di poterla aprire per l’estate?

Come potrebbe essere la stagione 2020

È ancora difficile fare ipotesi in questa prima fase di emergenza, ma quantomeno è possibile immaginare i possibili scenari per iniziare una discussione che al momento è quasi assente dal dibattito politico. Ad oggi l’unica certezza è che l’apertura degli stabilimenti balneari avverrà in ritardo rispetto al solito, ma ancora non è possibile sapere quando: un ritorno alla normalità già dopo il 13 aprile appare impossibile, mentre è più probabile che le attività turistiche come alberghi, ristoranti, bar e stabilimenti balneari potranno riaprire all’inizio di maggio o addirittura ai primi di giugno. E resta ancora in campo lo scenario più pessimista, ovvero quello di una chiusura totale fino al 2021.

Volendo per ora attenerci a un’ipotesi intermedia, ovvero alla partenza ritardata tra maggio e giugno (sperando nella clemenza del meteo che possa permettere un prolungamento della stagione fino a ottobre per recuperare parzialmente la mancata apertura primaverile), ci sono poi altre possibilità che fanno presagire come la prossima stagione sarà compromessa, difficile e anomala:

  • Se gli stabilimenti balneari riusciranno ad aprire per l’estate 2020, potrebbero vedersi costretti a rispettare adempimenti straordinari di natura sanitaria come la disinfezione quotidiana dei locali, il maggiore distanziamento tra gli ombrelloni, il divieto di organizzare eventi che facilitino assembramenti (feste, concerti, balli, eccetera);
  • Se tutti i locali pubblici potranno riaprire, è possibile che vengano valutate limitazioni lavorative per evitare un’eccessiva concentrazione nelle mani della stessa tipologia di attività, in modo da favorire un parziale riequilibrio degli introiti che sono venuti a mancare a ogni genere di impresa turistica (per esempio, gli stabilimenti balneari potrebbero essere obbligati al solo affitto di ombrelloni e lettini, con il divieto di fare ristorazione e di bar);
  • L’allerta continuerà a restare massima per tutta l’estate, portando le persone più preoccupate a non andare in vacanza e provocando il rischio di eventi spiacevoli come, per esempio, la messa in quarantena di tutti i clienti di una spiaggia o di un hotel in caso dovessero verificarsi casi di influenza sospetta;
  • I flussi turistici dell’estate 2020, se partiranno, saranno esclusivamente interni per due motivi:
    • le frontiere estere resteranno chiuse ancora per diversi mesi, in quanto negli altri paesi europei il coronavirus è arrivato con qualche settimana di ritardo rispetto all’Italia e si cercherà in tutti i modi di evitare il cosiddetto “contagio di ritorno”;
    • anche se i nostri connazionali potranno tornare a spostarsi al di fuori della propria città di residenza, è possibile che vengano obbligati a restare comunque all’interno della stessa regione o provincia.

Abbiamo elencato solo una serie di ipotesi che non è detto si avverino tutte, ma che sono facili da immaginare avendo esaminato cosa è avvenuto negli ultimi trenta giorni in Italia e come ne è uscita prima di noi la Cina. Tornare alla normalità richiederà molto tempo e cautela: cosa succederà davvero è ancora impossibile da sapere, ma quel che è certo è che in questo momento straordinario occorre unire le forze e le professionalità per progettare insieme una stagione che sarà sicuramente diversa dal solito. Saremo di certo tutti contenti se l’estate potrà svolgersi regolarmente, ma in base alle dichiarazioni fatte dagli esponenti politici nei giorni scorsi (a partire dal ministro alla salute Roberto Speranza, che ha affermato che si potrà andare in spiaggia solo quando si troverà un vaccino), è più ragionevole aspettarsi alcuni radicali cambiamenti a cui occorre farsi trovare pronti quando si riaprirà.

Soprattutto, però, il governo è tenuto a iniziare a progettare subito la cosiddetta “fase due”, ovvero che cosa avverrà una volta terminato questo periodo di duro sacrificio dovuto al contenimento sanitario. Fino a oggi si è navigato a vista e ciò non va affatto bene: l’Italia si trova in questa situazione da oltre un mese ed è grave che la politica nazionale non abbia ancora istituito un coordinamento che decida come gestire il post-emergenza, così come è inaccettabile che gli aiuti stanziati alle imprese siano del tutto insufficienti in relazione ai danni subìti e in rapporto alle risorse molto più importanti messe a disposizione dagli altri paesi occidentali.

I sostegni necessari al settore

A proposito di aiuti, vale la pena concludere soffermandosi sulle priorità per il settore balneare. Purtroppo, nella crisi in cui si trovano le imprese turistiche, gli stabilimenti sono nella situazione più incerta: non sono al momento considerati dalla politica perché si pensa erroneamente che il loro lavoro non sia ancora iniziato e non hanno le necessarie condizioni normative per stare tranquilli, essendo in possesso di concessioni in scadenza nel 2033 o, peggio, nel 2020. Dall’altra parte, però, va anche detto che in caso di ripartenza, le spiagge saranno tra i luoghi più spaziosi e sicuri per passare qualche ora di benessere e di questo le politiche turistiche dovranno tenere conto: gli italiani non resteranno chiusi in casa per tutta l’estate e le coste saranno i primi luoghi a dover essere aperti, proprio per garantire di respirare in spazi adeguatamente ampi, dopo mesi di reclusione forzata.

Per questi motivi, il governo Conte dovrebbe approvare già nel prossimo decreto di natura economica delle misure straordinarie per le imprese balneari, a partire dall’annullamento dei canoni per la stagione 2020 (e anche del debito pregresso per gli ancora più sfortunati pertinenziali) per arrivare all’approvazione delle tanto attese linee-guida per il riordino del demanio marittimo, da concordare con le associazioni di categoria in modo da introdurre un nuovo sistema normativo che dia le necessarie prospettive per ripartire in quarta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
Seguilo sui social:
  1. Avatar

    Aprire con troppe prescrizioni vale a non poter lavorare e ad avere un surplus di spese da affrontare tanto meglio non aprire ,anche se penso che da adesso a giugno mancano due mesi ed è prematuro parlare..

  2. Avatar

    La vedo molto dura la riapertura degli stabilimenti .un pensiero anche al problema dei bambini che mi chiedo come faranno i genitori a tenerli senza poterli far giocare fra loro e poi dovremo tenere le mascherine visto che una parte delle persone non rispetta le regole .La cosa mi sembra troppo complicata ,per me faranno saltare la stagione contribuendo a sostenere i proprietari degli stabilimenti

  3. Avatar

    Scusate faccio una domanda a chi scade la concessione demaniale nel 2020 l anno prossimo che speranze ci sono per riaprire non sarà facile ruspondere

  4. Avatar

    Gentilissimo Alex, questo è un ottimo approccio al problema “riapertura” stabilimenti balneari. Ogni stabilimento ha diverse attività ricreative, giochi, somministrazione alimenti e bevande, è un insieme di tante attività. E’ bene riuscire a capire come potrebbe evolvere la gestione di uno stabilimento. Certo, la disinfezione degli ambienti, erogatori igienizzanti ben presenti e il distanziamento tra gli ombrelloni sarebbe una soluzione applicabile senza grandi cambiamenti. Cosi come la preparazione e la vendita di Cibi di Asporto, o ancora il servizio bar ai tavoli… e la ristorazione con norme uguali e alla pari di ogni ristorante… insomma meglio non fasciarsi la testa prima che è rotta. Non sarà una stagione da record con il compito certo comunque di garantire il salvataggio. Ecco perchè e già necessario pensare per ogni area di servizio cosa sarà necessario implementare… anche con una riapertura per gradi… prima si chiarisce cosa serve e prima si avrà modo di offrire una accoglienza adeguata perchè dopo questa pesante quarantena il turismo balneare è, secondo me, la massima espressione di liberertà. Auguriamoci il meglio e prima possibile.

  5. Avatar
    Giuseppe Feb says:

    signori, la testa è già fasciata e lo sarà almeno fino a ottobre, per cui la stagione è evidente che è compromessa, è inutile nutrire false speranze e in ogni caso l’apertura sarebbe controproducente dal punto di vista economico. Quasi certamente rimarremo chiusi sperando che diano contributi e annullino il canone di concessione.

  6. Avatar

    Vi state dimenticando un piccolo particolare. Chi sorvegliera’ il mare quando adulti e bambini faranno il bagno? Parlo dei residenti. Il servizio lo faranno sicuramente garantire a noi gestori. E con incassi prossimi allo 0 speriamo che il governo faccia la sua parte!!!!!

  7. Avatar

    Penso che la stagione sia compromessa, tante limitazioni sarebbero insostenibili economicamente.
    Azzerare canoni e incentivi.

  8. Avatar

    SIGNORI, SCUSATE, RICORDO CHE SIAMO IN EMERGENZA SANITARIA MONDIALE!
    TANTI SANITARI STANNO TENENDO IN PIEDI LA VITA DI NOI PERSONE, ANCHE SACRIFICANDO LA LORO DI VITA!
    SE CI VIENE CHIESTO LO “SFORZO” DI STARE CHIUSI E MAGARI RIMETTERE QUALCOSA, PENSO CHE SIA NOSTRO DOVERE!
    PREPARIAMO LE NOSTRE ENERGIE PER UN 2021.

  9. Avatar

    Sarebbe meglio se lo stato ci imponesse la chiusura per la stagione 2020 a fronte di un indennizzo. Diversamente avremo ulteriori costi, entrate ridottissime, e rischi di essere contagiati noi ed il nostro personale.

    • Avatar
      Gino Sorci says:

      Sono d’ accordo, ma l’ indennizzo deve riguardare anche i lavoratori stagionali. Tenendo conto che per molti di loro si tratta dell’ unico introito, insieme alla NASPI

  10. Avatar

    Se dobbiamo andare a lavorare a maggio per lavorare tardi e male !! A sto punto teniamo chiuso e sentiamo la stagione che dovrebbe per corretezza essere recuperata nel 2034…..sempre che ci arriviamo perche’ a me scade nel 2020, adesso non sara’ il momento giusto per richiederla ma ridursi ad aprile 2020 e’ un indecenza uno schifo !!!

  11. Avatar

    Tanti stabilimenti hanno già incassato acconti per confermare le cabine. Se salta la stagione che fine faranno gli acconti già versati? Avremmo possibilità a riavergli?

  12. Avatar
    PIER LUIGI says:

    Capisco tutte le incognite fino ad ora esposte, ma senza risposte certe, dagli utenti e non degli stabilimenti balnearie riferite anche alla drammaticità della situazione. Lo stabilimento presso il quale affitto la cabina, oramai da decenni, ha preteso il pagamento dl 50% del canone totale dichiarando anche che una eventuale impossibilità di esercitare il servizio li metterebbe nella condizione di non rendere quanto avuto di caparra perché utilizzato per la manutenzione ordinaria. Tutto ciò indicando come data improrogabile il 31/3. Anche chi, come me, non avesse aderito a tale imposizione in attesa di notizie meno aleatorie, dopo tale data rischierebbe di non poter fruire della cabina stessa.

  13. Avatar
    Francesco says:

    Sarebbe giusto sapere se ci sarà la possibilità di apertura. Lo dica chiaramente il governo che molto probabilmente non si potrà andare al mare e le spiagge saranno presidiate. I gestori potranno organizzare le loro richieste e anche i dipendenti stagionali magari invece di sopravvivere con 600 € di elemosina provano a cercare un lavoro alternativo!

  14. Avatar
    Bagno Kursaal says:

    In merito alla manutenzione ordinaria e cantieristica negli stabilimenti balneari, volevo informarvi che la regione Emilia Romagna ha emesso un’ordinanza “valida” che annette l’ingresso nelle proprie concessioni ai Bagnini per la manutenzione e vigilanza ( punto C dell’ordinanza ministeriale sanitaria regionale EMILA ROMAGNA).infatti , anche di fronte ai controlli , ci fanno passare per recarci sul luogo di lavoro.

  15. Avatar

    L’ANNO più triste dei Balneari Italiani se prima i problemi erano l’estensione al 2033, pertinenziali, erosione, mutui ecc.. ora il Covid19. Purtroppo secondo me non si può fare una visione futuristica, perché si è innescato un effetto domino tra Domanda( i nostri clienti) e Offerta(noi balneari) che ancora non conosciamo i risultati e le mille sfaccettature.. !! Vorrei tanto che aprissimo le nostre attività ma con poche restrizioni!! Spero almeno in un Luglio e Agosto, purtroppo il 2 Settembre riapriranno le Scuole!!
    Se poi non aprono le frontiere tra Regioni la vedo dura!!! Campare dalla stessa la vedo dura!!! Ed in più ieri leggevo commenti di alcuni vacanzieri che dicevano : ma immagini i lettini con il sudore degli altri? Chi sa quanto costerà quest’anno un ombrellone..!!! chissà un lettino…e un abbonamento?!! Se ne mettono la metà..!! Un pranzo?? Ma noi abbiamo subito la crisi dovrebbero costare meno…!! QUESTO SECONDO LORO E NOI CHE NON SAPPIAMO ANCORA DI CHE MORTE MORIREMO???
    UN ABBRACCIO A TUTTI VOI TENIAMO DURO.. RINGRAZIO ALEX PER QUESTA GRANDE OPPORTUNITÀ CHE CI STAI DANDO.. Donato Gallotta

  16. Avatar

    Buongiorno condivido pienamente il commento di donato. E poi quando ci sarà da pagare le tasse ? Ci indebitiamo? Sara dura.

  17. Avatar

    Nessuna apertura per poter finire questa pandemia e ripartire per la stagione 2021,in maniera serena e definitiva,aprire potrebbe solo estendere il problema anche oltre il 2020.che lo stato faccia la sua parte.saluti

  18. Avatar

    Spiaggia vuote fino a quando non ci sarà vaccino…..spero che tutti noi umani cambiamo e x primo rispettare ambiente e animali…il Dio denaro ha travolto l umanità che ha distrutto il pianeta in cui vive dalla deforestazione agli allevamenti intensivi…e le conseguenze sul riscaldamento globale…anche questo mostro di virus ne è la prova…il colpevole di questa pandemia È L UOMO….una vegana

  19. Avatar

    La stagione balneare dovrebbe iniziare a metà giugno!
    Con metà giugno si riapre a regime.
    Lo Stato di Emergenza è fino 31 luglio 2020 (AGOSTO E’ SALVA),
    Sui giornali Veneti e Friulani danno apertura stagione a metà giugno.
    Se non avrete soldi….. NIENTE MALDIVE per i gestori che guadagnano l’estate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *