Attualità

Spiagge non limitate, governo propone aste su doppio binario

Immediate evidenze pubbliche per le spiagge libere e una misura transitoria per le attuali imprese. Lo ha annunciato oggi il governo alle associazioni balneari. Ma tutto è ancora da definire.

di Alex Giuzio

pouf Pomodone

Spiagge a evidenza pubblica: subito per quelle libere, tra un numero ancora imprecisato di anni per quelle occupate da imprese. Lo ha annunciato oggi il governo alle associazioni balneari, continuando a escludere un salvataggio perenne per gli stabilimenti. Una soluzione commentata con positività dai sindacati di categoria: «Il sottosegretario Barracciu ha dimostrato chiara volontà politica per contribuire a risolvere i problemi delle 30 mila imprese balneari italiane», commentano le principali associazioni balneari, che hanno incontrato stamane a Roma il sottosegretario al turismo Francesca Barracciu per discutere la riforma delle concessioni demaniali marittime. Tuttavia la posizione del governo rimane difficile da ricostruire, e i punti cardine della sua proposta di riforma sono ancora molto ambigui, anche per quanto riguarda la risoluzione dei problemi di cui parlano i sindacati.

In sintesi, il governo ha confermato la paternità delle bozze di legge pubblicate da Mondo Balneare (vedi notizia), ma ribadendo che non si tratta di proposte ufficiali, bensì di una fase molto preliminare del lavoro. Intanto, l’unico punto inedito e importante per gli attuali imprenditori balneari è il riconoscimento della non limitatezza delle spiagge italiane: la riforma andrà infatti nella direzione delle immediate evidenze pubbliche per i tratti di costa ancora liberi, e della definizione di una misura transitoria per tutelare gli investimenti delle attuali imprese. Misura che però resta ancora da definire, e che probabilmente consisterà in una lunga proroga delle concessioni, dopo avere confermato quella al 31 dicembre 2020 con l’Unione europea. Ma la categoria balneare continuerà a vigilare e organizzare iniziative per assicurare il rispetto dei propri diritti di impresa e l’urgenza della questione: gli investimenti sono ormai bloccati da troppi anni. E troppo tardi si è arrivati a capire ciò che i balneari affermano da anni, ovvero che le spiagge non sono un bene limitato.

Come spiegano i sindacati, «il cardine del ragionamento nella interlocuzione tra governo e CE è stato quello del concetto di non limitatezza della risorsa e del mercato aperto. In questa ottica è stato individuato un percorso condiviso e definito dalla Barracciu su un “doppio binario”: da un lato aprire ai bandi per nuove concessioni (circostanza, questa, condizionata da una rapida acquisizione di dati certi sugli ampi tratti di litorale del nostro Paese ancora disponibili per nuove concessioni e in grado di produrre investimenti e nuova occupazione); dall’altra il riconoscimento di un congruo periodo transitorio per le concessioni oggi vigenti». Che tuttavia porterà in ogni caso alle evidenze pubbliche, seppure in un secondo momento.

Al contrario dei precedenti tecnici che si sono occupati della riforma, senza fare in tempo a definirla a causa della breve durata dei governi Monti e Letta, gli attuali sottosegretari sembrano molto informati sulla questione balneare italiana e consapevoli della sua importanza. Ma la complessità della materia preannuncia delle tempistiche ancora lunghe prima del varo della riforma.

Così prosegue la nota firmata dai presidenti Riccardo Borgo (Sib-Confcommercio), Cristiano Tomei (Cna Balneatori), Fabrizio Licordari (Assobalneari-Confindustria), Vincenzo Lardinelli (Fiba-Confesercenti) e Giorgio Mussoni (Oasi-Confartigianato) in seguito al colloquio di stamane: «Nel corso dell’incontro odierno, il sottosegretario di Stato ai beni culturali e al turismo Francesca Barracciu si è mostrata disponibile a raccogliere osservazioni, rilievi e preoccupazioni da parte degli imprenditori balneari italiani da consegnare poi al tavolo interministeriale preposto alla stesura del ddl sulla questione, con la volontà di non ingenerare nocivi allarmismi, anche perché la materia è in piena evoluzione».

Il riferimento è alle bozze di legge circolate il mese scorso: in base a questi testi, l’intenzione del governo sarebbe stata quella di concedere una brevissima proroga alle imprese già esistenti (da 2 a 8 anni). Le bozze non erano mai state presentate ufficialmente dal governo né confermate, generando la profonda preoccupazione degli imprenditori balneari, ma nell’incontro odierno è stata fornita qualche spiegazione in merito: «Il lavoro svolto dal governo fino a oggi – spiegano i sindacati – ha avuto lo scopo di una interlocuzione con la CE nella garanzia, richiesta in ambito europeo, di definire con precisione e a breve le questioni relative alla proroga e il rispetto dei parametri della Direttiva servizi. Ora si lavorerà in maniera seria e affidabile con i sindacati di categoria per contemperare le esigenze della CE al sentito interesse nazionale. Il testo del ddl che scaturirà sarà il più condiviso possibile tra governo e sindacati».

Importante, per gli imprenditori balneari, continua a essere il lavoro di messa in discussione della direttiva Bolkestein: i concessionari di spiaggia, in quanto titolari di un bene e non di un servizio, sono finiti lì dentro per errore e ora occorre far valere questa ragione. Al momento, è certo che il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi sta lavorando attivamente a Bruxelles per far esaminare ai burocrati dell’Ue la compatibilità della riforma italiana con la Direttiva europea sui servizi, detta Bolkestein, da cui è partita la situazione di incertezza delle imprese balneari. In base a quanto affermato dal governo ai sindacati, dunque, le bozze circolate sarebbero state un primo test, e solo in un secondo momento saranno inserite le misure di tutela delle attuali imprese. Non resta che attendere, anche se un dato è ormai sicuro: il governo concederà una misura transitoria alle attuali imprese balneari, le quali però andranno poi a evidenza pubblica. Nessuna esclusione dunque, bensì una proroga per ammortizzare gli investimenti effettuati sulla base del contratto di rinnovo automatico poi abrogato. Se questa sarà congrua, ancora non si sa.

Su tutti gli altri parametri in gioco – durata, indennizzo, sdemanializzazione, canoni, facile/difficile rimozione, utilizzo della battigia, “premialità” derivante da professionalità e competenza – «la Barracciu ha accolto la proposta che i prossimi incontri siano di natura ancor più strettamente tecnica», spiega la nota sindacale.

In maniera più immediatamente stringente sono stati, inoltre, trattati gli argomenti relativi alle pertinenze demaniali. In particolare, le associazioni balneari hanno chiesto l’inapplicazione da parte dei Comuni della recente giurisprudenza relativa alle procedure di incameramento; e per quanto riguarda la posizione debitoria delle aziende pertinenziali, è stata richiesta con forza che, in sede di conversione in legge dell’ultimo Decreto Milleproroghe, si sospenda ogni azione per questi concessionari. Infine, i sindacati hanno ribadito l’importanza che il governo si costituisca in giudizio davanti alla Corte di giustizia europea al fine di difendere la legge dello Stato sulla proroga delle concessioni demaniali al 2020.

Conclude la nota dei sindacati: «L’incontro di oggi è stato particolarmente significativo da un punto di vista tecnico, vista la presenza dei massimi rappresentanti degli uffici legislativi del MiBACT e del Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del consiglio». Si segnala, in particolare, la presenza di un tecnico del sottosegretario alla presidenza del consiglio Luca Lotti: un preciso segnale di attenzione verso il problema delle imprese balneari da parte del governo. Nelle prossime settimane si potrà sapere quanto di tutto ciò sarà effettivamente recepito.

Sull’esito dell’incontro è intervenuto Sergio Pizzolante, vicepresidente dei deputati del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc): «È stato un buon incontro quello avvenuto tra il sottosegretario Barracciu e le associazioni di categoria dei balneari. Noto con piacere che si è scelta la linea, auspicata dal sottoscritto, di una distinzione tra le nuove concessioni e quelle già in essere, con l’obiettivo di una normativa che valga da subito per i quattromila chilometri di costa dove non insiste alcuna concessione e i mille chilometri dove vivono concessioni e imprese. Per questi ultimi occorre trovare una soluzione sul modello spagnolo capace di riconoscere e valorizzare le imprese».

Circa trecento imprenditori balneari hanno presidiato la sede del ministero del turismo durante l’incontro, e una delegazione del Comitato salvataggio imprese e turismo e Donne Damare è stata ricevuta in un secondo momento dal sottosegretario Barracciu. Più pessimista la loro versione dei fatti: «I circa 300 balneari che hanno partecipato al presidio hanno fatto intendere ai rappresentanti del governo che non sono disponibili a soluzioni che non salvino veramente le circa 30.000 piccole imprese familiari italiane e le aziende dell ‘indotto. La partecipazione dei balneari ha voluto essere un concreto monito anche per quelle organizzazioni sindacali forse troppo arrendevoli, che non hanno battuto ciglio da quando hanno drasticamente cancellato l’art. 37 del Codice della navigazione, e che purtroppo continuano a rapportarsi con il governo in modo incerto. Molto grave il fatto stesso che abbiano dato un giudizio positivo dell’incontro di oggi con il sottosegretario Francesca Baracciu, quando il governo ha parlato di soluzioni con le aste inevitabili anche per le attuali imprese balneari. Da subito per le nuove concessioni, cosa del resto pienamente condivisibile, ma anche per le concessioni in essere, dopo un eventuale periodo transitorio di qualche anno».

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