Sicurezza

Spiagge, mancano i bagnini di salvataggio: scoperto il 10% delle postazioni

Le origini del problema sono di natura economica e riguardano solo alcune aree d'Italia

Sarebbero circa il 10% le postazioni dei bagnini di salvataggio ancora scoperte sulle spiagge italiane, a causa della mancanza di personale. Lo denuncia un’inchiesta di Adnkronos, che ha intervistato tutte le parti in causa per approfondire le origini del problema. Che sarebbero soprattutto di natura economica: per i marinai di salvamento è infatti previsto per legge il contratto nazionale di lavoro del turismo, con 40 ore settimanali di lavoro su 6 giorni e stipendio netto che parte dai 1.200 euro per salire a seconda dell’inquadramento, ma non tutti i gestori e le cooperative sembrano disposti a pagare queste cifre. Nella maggior parte d’Italia le situazioni sono regolari, ma in alcune aree i sindacati denunciano anomalie e scorrettezze che mettono in cattiva luce il comparto, oltre a determinare la mancanza di bagnini in divisa rossa.

Uno dei casi più critici sarebbe sul litorale pontino, tra Terracina e Sperlonga: «Da tempo denunciamo paghe orarie al ribasso, istituti contrattuali non rispettati e tante altre anomalie contrattuali», spiega ad Adnkronos il segretario generale di Uiltucs Latina, Gianfranco Cartisano, che assiste diversi lavoratori che hanno denunciato irregolarità in stipendi, orari e mansioni. «Nei giorni scorsi siamo stati anche convocati dall’Inps e abbiamo la necessità di intervenire a sostegno di questi lavoratori. Abbiamo da giorni inviato a tutti i Comuni costieri richieste d’incontro finalizzate a limitare il danno che inevitabilmente ricadrà sui bagnini del territorio: i bandi di gara e gli affidamenti devono tenere conto del costo orario previsto dal contratto nazionale. Con alcuni Comuni il confronto è già in fase avanzata».

Le criticità sono analoghe in Abruzzo, ma qui l’azione del sindacato e le proteste dei lavoratori hanno portato a qualche risultato già lo scorso anno, come spiega ad Adnkronos Davide Frigelli, segretario generale della Fisascat Cisl Abruzzo-Molise: «Sul litorale abruzzese abbiamo una particolarità: c’è un’agenzia, una srl, che si occupa di rifornire di bagnini l’80% degli stabilimenti balneari abruzzesi. Si occupa di far loro prendere il brevetto di salvataggio durante l’inverno e poi li colloca nelle varie spiagge, con una busta paga però intestata alla srl. Lo stabilimento così non si deve preoccupare di trovare il bagnino già col brevetto, pensano a tutto loro, gestiscono tutto loro. Senonché l’estate scorsa abbiamo ricevuto diverse denunce da parte di bagnini che denunciavano di essere pagati 4,50 euro all’ora, al di sotto di quanto previsto dal contratto nazionale. Mentre la società incassava dallo stabilimento balneare 17-18 euro l’ora per ogni bagnino».

Raccolte le denunce, il sindacato si è mosso con le vertenze e qualcosa è cambiato. Sottolinea ancora il sindacalista: «Se andiamo a vedere l’identikit di questi lavoratori, sono tutti ragazzi, studenti o giovani che da poco hanno finito l’università. Grazie alla nostra azione la srl ha cambiato registro, alzando la paga. E in più adesso gli assistenti bagnanti riescono ad accedere alla disoccupazione speciale del settore turismo, mentre prima non era possibile perché la srl attraverso diverse voci in busta paga faceva in modo che non raggiungessero le 51 ore stagionali previste per averne diritto. Scottata dalle vertenze, la società già l’anno scorso ha rivisto le buste paga. Non è che ci entusiasmino, ma di sicuro c’è una differenza tra la notte e il giorno rispetto alle precedenti. E adesso vedremo quest’anno se continueranno sulla strada che hanno intrapreso».

Quella della provincia di Latina e dell’Abruzzo, come detto, non è una situazione diffusa a livello nazionale. Maurizio Rustignoli, presidente dell’associazione di categoria dei balneari Fiba-Confesercenti, rivendica la correttezza della maggior parte dei titolari di stabilimenti, pur riconoscendo che tra gli assistenti bagnanti oggi manca circa il 10% della forza lavoro: «Oggi in Italia c’è carenza di questa mansione. Ovviamente gli organici si riescono comunque a fare, ma con grandi difficoltà e numeri troppo limitati. Quest’anno siamo arrivati a essere operativi con difficoltà e manca ancora circa il 10% di personale. È un tema che riguarda un po’ tutto il territorio nazionale».

I bagnini di salvataggio, spiega ancora Rustignoli, «hanno tutti i contratti nazionali che vengono applicati», e in merito alle denunce di sfruttamento e diritti non rispettati, il presidente di Fiba ritiene che «si possano perimetrare a situazioni singole, sicuramente non generalizzate. Poi è chiaro che nulla si esclude, ma è una tipologia di figura che è fondamentale e importante, visto che lo stabilimento balneare può aprire solo se ha il servizio di salvataggio in forma singola o collettiva: questo è ciò che dice la legge».

Rustignoli cita il caso della Romagna come buona pratica. «Ci sono le cooperative del servizio di salvataggio che operano in tutti i Comuni, ogni Comune ha la sua e quindi, ovviamente, qui viene rispettato al 100% il contratto nazionale, sotto tutti gli aspetti e come è giusto che sia. Ne ho la massima certezza e lo stesso avviene in Toscana, in Liguria e in Veneto. Poi, chiaramente, qualche situazione forse non in regola c’è, ma va perimetrata alle casistiche che emergono».

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