Liguria

“Spiagge fuorilegge”: la procura di Genova sequestra gli stabilimenti

Il pm Cotugno contesta l'inosservanza della direttiva europea e lascia i sigilli a tre imprese di Arenzano.

Quando la politica lascia spazi vuoti, ci pensa la giustizia a riempirli. Spesso a danno degli imprenditori. E per gli stabilimenti balneari questo sta accadendo con particolare gravità: l’ultimo esempio è accaduto ieri, quando la Procura di Genova ha disposto il sequestro di ben tre concessioni balneari appellandosi alla direttiva europea 2006/123/CE detta “Bolkestein” che ne imporrebbe le evidenze pubbliche.

Questi i fatti: il pm Walter Cotugno, titolare dell’inchiesta sulla frana di Arenzano che lo scorso 19 marzo ha tagliato in due la Liguria (vedi cronistoria), ha respinto la richiesta di dissequestro delle aree demaniali situate a sud della strada Aurelia. Qui insistono tre concessionari balneari, ma il magistrato non ha tolto i sigilli appellandosi alla direttiva Bolkestein. «Non saprei a chi dover riconsegnare le aree: se al Comune, al Demanio o a quale altro soggetto», avrebbe detto il pm agli avvocati di uno dei tre concessionari che ha chiesto il dissequestro, come riporta La Repubblica.

La mattina del 19 marzo 2016 un costone di località Pizzo si è staccato dal versante soprastante, invadendo la Statale Aurelia, che per motivo di pericolo è rimasta sotto sequestro fino a dieci giorni fa, quando il magistrato ha tolto i sigilli alla corsia sud, per poter permettere l’inizio dei lavori da parte dell’Anas e la massa in sicurezza. Ma il pm non ha dissequestrato la parte di litorale demaniale a sud della strada, dove insistono lo stabilimento balneare “Bagni Pizzo” (dato in concessione alla famiglia Damonte, in parentela con il consigliere regionale Matteo Rosso di Fratelli d’Italia); il mini chiosco “Il Rifugio” dei fratelli Aiello; la “spiaggia dei cani” acquisita dal Comune di Arenzano dall’ex colonia di Alessandria; e la passeggiata pedonale a mare, pure questa pubblica.

Il pm non avrebbe tolto i sigilli non tanto per ragioni di sicurezza, bensì perché non sarebbe convinto della regolarità delle concessioni, tanto che ha incaricato la squadra investigativa del Corpo Forestale di indagare.

Cotugno non è nuovo a disposizioni eclatanti sulle concessioni balneari. Tra il 2005 e il 2006, il magistrato aprì una vasta inchiesta sul demanio marittimo, mettendo sotto tiro i canoni fuorilegge e le aree affidate a titolo gratuito in tutta la provincia di Genova. E adesso è tornato alla carica, infilandosi nel caos normativo avvenuto dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che lo scorso 14 luglio ha espresso la sua contrarietà in merito alla proroga al 2020 delle concessioni balneari disposta dal governo Monti (seppure il contenzioso riguardasse direttamente solo due imprese, e seppure il governo Renzi abbia approvato dopo pochi giorni un emendamento al decreto Enti locali che proclama la validità di tutte le concessioni in essere).

Eppure, il pm di Genova ritiene di non poter ignorare quanto accaduto a livello comunitario, richiamandosi alla Corte Ue che, se da una parte afferma che che le concessioni dei beni demaniali ai privati sono legittime, dall’altra ricorda che “devono essere oggetto di una procedura di selezione tra i potenziali candidati, che deve presentare tutte le garanzie di imparzialità e trasparenza, in particolare un’adeguata pubblicità”. E che “la proroga automatica delle autorizzazioni non consente di organizzare una siffatta procedura di selezione”. Un precedente che da Genova si appresta a diventare caso nazionale.

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