Calabria

Scilla, pressioni ‘ndrangheta per vincere gare concessioni balneari

Appurata l'infiltrazione malavitosa nei bandi su alcune porzioni di spiaggia della località calabrese

Un gravissimo caso di infiltrazione malavitosa nei bandi di gara delle concessioni balneari, che fa tremare in vista delle migliaia di riassegnazioni pubbliche delle spiagge disposte dalla legge sulla concorrenza. Il caso è accaduto a Scilla, in Calabria, dove nei giorni scorsi un consigliere comunale è stato arrestato dai carabinieri insieme ad altre ventuno persone nell’ambito dell’operazione dei carabinieri “Nuova linea” contro la cosca Nasone-Gaietti, che si inserisce nell’orbita della più potente famiglia Alvaro di Sinopoli. A spiegare nel dettaglio il caso delle infiltrazioni della ‘ndrangheta nei bandi di gara delle concessioni balneari è il quotidiano Il Reggino: la scorsa primavera il Comune di Scilla aveva pubblicato un avviso di evidenza pubblica per assegnare quattro porzioni di spiaggia con una durata di sei anni, e una famiglia di imprenditori si sarebbe rivolta a un boss malavitoso per riuscire a vincere il titolo a scapito degli altri partecipanti.

Nel mirino degli inquirenti ci sarebbero i fratelli Paladino, tra i più importanti imprenditori turistici di Scilla e proprietari di alcuni dei locali più esclusivi della località. Sono loro, scrive il gip, a rivolgersi «al capocosca Fulco, al fine di ottenere la concessione demaniale marittima necessaria per la realizzazione del locale denominato “Chiosco Paladino”». A raccontarlo è stato lo stesso Fulco, come è emerso dalle intercettazioni degli investigatori. Questo la trascrizione del verbale del gip, riportata dal Reggino: «Dice, “per favore aiutaci, aiutaci, siamo nelle tue mani”. E io ti aiuto – dice ancora ridendo il presunto boss con calma inquietante – siamo nella mani di Dio. O di chi ne fa le veci». Nelle oltre 600 pagine di ordinanza del gip, emergerebbe il ruolo di Fulco «a raccogliere informazioni riservate» fornendo «un evidente contributo in vista della futura interferenza sulla stesura dei contenuti del bando».

Ma il fatto più grave è che il capocosca si sarebbe «attivato per ottenere notizie sul bando di gara non ancora pubblicato», riuscendo «a conoscere il valore dell’offerta economica dei concorrenti della famiglia Paladino». Addirittura, per infierire, il presunto boss avrebbe poi avvicinato l’altro concorrente battuto, dicendogli che «ci sono delle regole, che non sono scritte ma che ci sono».

Sulla vicenda stanno ancora indagando gli inquirenti, ma i contorni sono già chiari: nei prossimi giorni sarà effettuato un interrogatorio al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune Bruno Doldo, che secondo i pm avrebbe confezionato un bando ad hoc per favorire gli imprenditori vicini ai clan e che per questo è indagato con l’accusa di turbativa d’asta. Insomma, se la futura riforma delle concessioni balneari non penserà a delle attente forme di tutela da questo genere di interferenze, il rischio che la malavita riesca a mettere le mani sulle spiagge sarà molto elevato.

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