La difficoltà nel reperire assistenti bagnanti non è più una novità. Da diverse stagioni gli operatori balneari lanciano l’allarme sulla crescente difficoltà nel trovare personale qualificato per garantire il servizio di sorveglianza e salvataggio sulle spiagge italiane. Il problema è diventato sufficientemente rilevante da arrivare anche all’attenzione del Parlamento. Negli ultimi anni il legislatore è intervenuto più volte sulla disciplina della formazione e dei brevetti, anche con misure finalizzate a garantire la continuità del servizio di assistenza ai bagnanti durante la stagione balneare. Il tema, dunque, è conosciuto: servono assistenti bagnanti. Ma oggi se ne aggiunge un altro, meno visibile e forse ancora più delicato. Se abbiamo bisogno di più assistenti bagnanti, abbiamo bisogno anche di enti formatori solidi, pienamente operativi e capaci di programmare il futuro. Ed è proprio qui che quanto sta accadendo all’interno della Società Nazionale di Salvamento assume un interesse che va ben oltre le dinamiche di una singola associazione.
Una sentenza che cambia lo scenario
La Società Nazionale di Salvamento rappresenta una delle realtà storiche del salvamento acquatico italiano. Le sue origini risalgono al 1871 e generazioni di assistenti bagnanti e istruttori sono passate attraverso le sue sezioni e i suoi corsi. Parliamo quindi di un patrimonio che non riguarda soltanto i soci della SNS, ma l’intero sistema italiano della sicurezza acquatica.
Oggi questa istituzione si trova però davanti a un passaggio particolarmente complesso. La Corte d’Appello di Genova, con una recente sentenza, ha rigettato integralmente l’appello presentato dalla Società Nazionale di Salvamento e, accogliendo parzialmente l’appello incidentale delle controparti, ha annullato l’intera delibera assembleare del 6 luglio 2023 nella parte relativa all’approvazione del regolamento per l’elezione del Consiglio Direttivo.
La Corte ha inoltre annullato la successiva assemblea elettiva del 29 settembre 2023 e le deliberazioni assunte in quella sede, compresa l’elezione del Consiglio Direttivo. È un passaggio che inevitabilmente apre una fase nuova nella vita della Società.
Perché è stato annullato il regolamento elettorale
Le motivazioni della Corte sono particolarmente significative. Secondo i giudici, il regolamento approvato nel luglio 2023 non si sarebbe limitato a stabilire modalità tecniche per lo svolgimento delle elezioni, ma avrebbe introdotto un vero e proprio nuovo sistema elettorale.
Tra gli elementi individuati dalla sentenza figurano l’introduzione delle liste, il collegamento obbligatorio tra Presidente e Vicepresidente, il voto vincolato alla lista, le limitazioni alle candidature individuali, una nuova disciplina dei delegati e disposizioni relative alla partecipazione delle Sezioni territoriali. Modifiche che, secondo la Corte, incidevano sui diritti di elettorato attivo e passivo e sul modello di partecipazione previsto dallo Statuto. Per introdurle sarebbe stata quindi necessaria una modifica statutaria con i relativi quorum rafforzati. Quorum che, nella stessa assemblea del 6 luglio 2023, risultavano non raggiunti.
La Corte ha perciò annullato non soltanto una singola disposizione, come era avvenuto in primo grado, ma l’intera delibera di approvazione del regolamento elettorale e, conseguentemente, le elezioni svoltesi sulla base di quelle regole.
E adesso? È probabilmente questa la domanda più importante. La stessa Corte d’Appello ha respinto la richiesta di nominare un commissario giudiziale, precisando che l’ordinamento delle associazioni riconosciute non attribuisce al giudice, in questa fattispecie, il potere di sostituirsi agli organi dell’ente attraverso la nomina di un amministratore o commissario. La sentenza richiama inoltre il principio secondo il quale, salvo diverse disposizioni dello Statuto o decisioni dell’assemblea, gli organi possono permanere in carica fino alla loro sostituzione, proprio per consentire la continuità del funzionamento dell’associazione.
Esiste quindi una continuità amministrativa. Ma continuità e futuro sono due concetti differenti. Perché nel frattempo alla vicenda giudiziaria si è aggiunto un ulteriore elemento: sei dei nove componenti elettivi del Consiglio Direttivo hanno formalmente rassegnato le proprie dimissioni.
Si è creata così una situazione certamente particolare: da una parte un procedimento elettorale del 2023 annullato dalla Corte d’Appello; dall’altra un organo che deve garantire la continuità dell’ente mentre la maggioranza dei suoi componenti elettivi ha presentato le dimissioni. Non serve trasformare questa situazione in uno scontro tra fazioni. Serve trovare una soluzione.
Perché tutto questo riguarda anche il mondo balneare
A questo punto qualcuno potrebbe legittimamente chiedersi cosa c’entri una controversia associativa con gli stabilimenti balneari. La risposta è semplice: la formazione.
Un grande ente formatore deve poter programmare. Deve organizzare i corsi, aggiornare gli istruttori, coordinare le strutture territoriali, adeguare i programmi alle nuove disposizioni, dialogare con le istituzioni e fornire certezze ai giovani che decidono di intraprendere il percorso per diventare assistenti bagnanti. Deve soprattutto essere in grado di prendere decisioni strategiche guardando alle prossime stagioni e non soltanto alla gestione dell’oggi.
Non abbiamo elementi per affermare che la situazione istituzionale della SNS abbia già determinato una riduzione dei corsi o della capacità formativa. Sarebbe scorretto sostenerlo senza dati. Ma è legittimo chiedersi quanto a lungo una situazione transitoria possa protrarsi senza incidere sulla capacità di programmazione di una delle più importanti realtà storiche del salvamento italiano. Soprattutto mentre il settore balneare chiede esattamente il contrario: più programmazione, più formazione e più assistenti bagnanti disponibili.
Il problema non può essere risolto nei tribunali
La sentenza della Corte d’Appello chiarisce un punto fondamentale: le regole elettorali devono rispettare lo Statuto.
Ma indica indirettamente anche un’altra cosa. Il futuro della Società Nazionale di Salvamento non può essere deciso da un tribunale. La Corte può annullare gli atti ritenuti illegittimi, come ha fatto. Non può però sostituirsi alla vita democratica dell’Associazione. Quella responsabilità torna inevitabilmente ai soci. Ed è forse proprio questa l’occasione per trasformare una lunga e difficile vicenda giudiziaria in un momento di ripartenza.
Non servono vincitori e sconfitti. Serve costruire un percorso condiviso che, nel rispetto della sentenza e dello Statuto, consenta alla Società di dotarsi di regole elettorali pienamente legittime e di organi capaci di operare con una rinnovata legittimazione.
Poi bisognerà parlare del vero problema: il futuro del salvamento
Risolto il nodo istituzionale, però, il lavoro vero sarà appena iniziato. La domanda alla quale la SNS, insieme agli altri soggetti del settore, dovrà rispondere è molto più grande: come vogliamo formare l’assistente bagnanti dei prossimi dieci anni?
Il mondo delle nostre spiagge sta cambiando. Cambiano le condizioni ambientali, cambiano i comportamenti dei bagnanti, cambiano gli strumenti tecnologici disponibili e cambiano le conoscenze scientifiche sulla prevenzione e sul trattamento dell’annegamento. Deve evolvere anche la formazione.
Occorre investire sulla prevenzione, sulla valutazione del rischio, sulle tecniche di soccorso realmente applicabili nei diversi ambienti acquatici, sulla rianimazione e sulla capacità dell’assistente bagnanti di integrarsi con il sistema organizzato dell’emergenza. Occorre aggiornare continuamente gli istruttori. Occorre utilizzare maggiormente la ricerca scientifica per verificare ciò che insegniamo. E occorre costruire un rapporto sempre più stretto tra enti formatori, operatori balneari, sistema sanitario e istituzioni. Perché la carenza di assistenti bagnanti non si risolverà con una battaglia tra sigle. Si risolverà soltanto se il mondo del salvamento riuscirà a fare sistema.
Un’occasione per ripartire
La Società Nazionale di Salvamento possiede una storia lunga oltre un secolo e mezzo, una rete territoriale, istruttori, professionisti e competenze che rappresentano un patrimonio troppo importante per essere indebolito da una lunga fase di incertezza. La sentenza della Corte d’Appello di Genova non dovrebbe quindi essere interpretata come la vittoria di qualcuno sulla sconfitta di qualcun altro. Può diventare, invece, un punto dal quale ripartire.
La strada oggi dovrebbe essere quella del confronto, del pieno rispetto dello Statuto e della restituzione ai soci della possibilità di scegliere democraticamente il futuro della propria Associazione. Il mondo balneare ha già un problema complesso da affrontare: garantire un numero sufficiente di assistenti bagnanti preparati per assicurare la sicurezza delle nostre spiagge. Ha bisogno che uno dei suoi più storici enti formatori torni quanto prima a concentrare tutte le proprie energie sulle sfide che davvero contano. Formare bene chi, sulle nostre spiagge, ha il compito e la responsabilità di salvare vite.
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