Attualità

Riforma spiagge, ‘Sindacati mettano alle strette governo’

Dopo quattro mesi dalle dimissioni come presidente Afib, Luca Marini critica l'operato del governo e incita i sindacati balneari a risolvere la situazione. Una lunga intervista in cui si affrontano anche la situazione dei fornitori e la dimensione europea che il turismo balneare dovrebbe intraprendere per salvarsi.

Luca Marini, sono passati quattro mesi dalle sue dimissioni da presidente dell’Afib (Associazione fornitori italiani balneari). Immaginiamo che la situazione delle aziende nel frattempo non sia migliorata: con le concessioni balneari ancora in scadenza al 2020, gli imprenditori faticano a investire. Ce lo conferma?

pouf Pomodone

La situazione è pessima e destinata a diventare insostenibile. Molte aziende hanno intrapreso la strada della cassa integrazione e si trovano in gravi difficoltà. Le commesse calano a ogni stagione e si rompono gli equilibri dei magazzini di stoccaggio, del prezzo di acquisto delle materie prime, della tempistica di consegna. Quello che era un orologio ben oleato è oggi un cucù dalle molle rotte. Qualcuno sta sparando sulla categoria e sull’indotto. Ma in questa odissea i fornitori vengono abbattuti per primi. Ci chiediamo quanto il governo e i suoi attuali rappresentanti che seguono la questione si rendano conto di tutto ciò. Per quello che so io e per quello che si percepisce, mi sembra davvero che non siano in grado di comprendere. Ci chiediamo il perché di questa lunga agonia. Eppure gran parte di noi resiste all’inverosimile e trova giusto investire ed essere presente anche alle fiere di settore, cercando di garantire uno stato delle cose “apparentemente” normale.

Come giudica la trattativa in atto tra sigle sindacali balneari e governo, che procede nonostante l’atteggiamento sospetto di quest’ultimo?

Credo che non sia il momento di gettare la spugna, anche se temo che sia proprio questo il messaggio che sta arrivando al governo. Dopo tanti anni di corsia il malato si abitua e il sistema se lo scorda, e in un certo senso sembra che ci si sia arresi. Qui c’è qualcosa che va portato a fondo senza esitazione, perché ogni attesa o speranza viene presa per una desistenza, piuttosto che per una resistenza. C’è anche un’aspetto psicologico della vicenda che si conferma proprio in questo temporeggiamento bipartisan della politica e del governo che dà adito a sospetti. Mi chiedo come mai di tali sospetti non si impossessino i sindacati.

In che senso?

Nel senso che dobbiamo comprendere il ruolo dello Stato in questa vicenda, o meglio il ruolo politico dello Stato, laddove da un lato dà adito a un interesse sul demanio di natura “sovrana”, addirittura litigando l’osso con le Regioni stesse e le amministrazioni periferiche, e dall’altro lato afferma che la sua sovranità è oggi superata da quella dell’Unione europea (trattati, direttive, eccetera), al netto però di situazioni di altri Paesi già risolte, per poi farsi tirare le orecchie per fare la legge quadro, ma disconoscere allo stesso tempo le proroghe firmate dal governo precedente. Ditemi se questo non è un atteggiamento che faccia dubitare: è una guida così tortuosa che a un posto di blocco si avrebbe il sospetto di un conducente in stato di ubriachezza. L’ultima è del sottosegretario Barracciu, la quale si trova in una posizione difficile da comprendere, vista la disastrosa situazione del turismo sardo (e tralascio il resto), ma che non vuole sentir parlare del concetto della parità di trattamento (anche se sono diversi i paesi europei che hanno risolto o sono sulla buona strada in questo senso) e che ufficializza il disconoscimento della proroga al 2020 realizzata dal precedente governo, non eletto esattamente come il suo. Un dottore ci vorrebbe per il governo e non per la categoria balneare, che era sanissima prima dell’attenzione dello Stato.

Che lo Stato abbia interesse a custodire i suoi beni è lecito, che voglia metterli bene a frutto è comprensibile, che voglia aprire la partecipazione alle concessioni va bene (da noi i bandi sono garantiti da tempo), ma che non ci spieghi cosa deve avvenire di 30 mila imprese che hanno come minimo bisogno di una proroga credibile (per il diritto d’impresa e l’accesso al credito) da far saltare tecnicamente e sostanzialmente il meccanismo delle aste, mi sembra da rottamatori dell’industria del turismo, piuttosto che da risanatori. Personalmente sono molto preoccupato e dubbioso. Ma senza indugio andrei a Bruxelles, come Gozi sembra far intendere, per verificare fino in fondo se sono i trattati comunitari (e non più le direttive) a sdoganare questa insulso tribunale d’inquisizione che manda poi tutti a morte certa. Verifichiamolo una volta per tutte. Ma se non è la direttiva Bolkestein la causa, come può essere il trattato dal quale le direttive discendono? Qui la risposta è ovvia: non è l’enigma della gallina e dell’uovo. Bisogna mettere il governo alle strette, all’angolo senza più giochi di parole né di parte.

Dimettendosi quattro mesi fa, ha lasciato un messaggio ai sindacati balneari invitando i loro presidenti a fare lo stesso (vedi notizia). Ha ricevuto qualche reazione?

Ho dato le dimissioni da presidente Afib e ho sciolto l’associazione durante l’ultima edizione del Sun con l’intento di porre un limite all’inefficacia dell’azione sindacale, nel senso che una vertenza deve essere contenuta dentro delle linee temporali capaci di salvare il soggetto in questione, e non di sfinirlo per poi staccargli la spina. Se una cura non funziona, o si cambia protocollo o si cambia dottore: mi sembra pacifico e non mi pare un attacco per questo a tutta la classe medica. Sono anni che siamo in corsia ad attendere, con la promessa che saremo visitati… e nel frattempo si muore. A parer mio sembra una danza di grande armonia, e se fossimo a “Ballando con le stelle” la coppia governo-sindacati avrebbe un 10. A ogni mossa dell’uno corrisponde una mossa dell’altro. Non si capisce neanche più chi conduce… Anche sulle recenti petizioni presentate a Bruxelles si è buttata un’opportunità alle galline. L’ennesima. Ora ci sono i cambi di guardia ai vertici, ma i candidati sono tutti lontani dalla piazza della politica turistica. Rappresentano regioni dove il turismo, soprattutto quello balneare, è stato distrutto per primo dalle immediate interpretazioni della direttiva: riecco la Sardegna e la collegata coppia sindacato-governo, il balletto che intendo. Chiaramente la base si sente tradita, e come non dovrebbe?

Ma la mancanza è anche tutta italiana: una partita come questa andava giocata alla Tsipras, i sindacati dovevano aderire alla squadra dei Paesi europei costieri e non fare la Svizzera della situazione, nascondendosi sotto la sabbia invece di tuonare a Bruxelles. Proprio noi, il Paese con più demanio e con il maggior numero di imprese balneari, che hanno inventato questa costola del turismo – oggi viene duplicata perfino in Cina. Perché l’idea di fare un’associazione di paesi costieri, lanciata da un sindacato poi messo alla gogna, è stata abbandonata?

Inoltre bisogna avere il coraggio (dalla base) di affrontare il tema dell’isolamento della categoria dal corpo centrale del turismo italiano che viene messa vicino ai bar, ai locali notturni e altro, tramite le grandi organizzazioni nazionali del commercio che ne guidano inesorabilmente il suo destino oscuro, piuttosto di creare un sindacato vocato e votato al solo specifico argomento del turismo, insieme agli altri principali attori (camping, hotel, agriturismo, terme…). Questa è la strada futura da intraprendere: portare fuori dall’isolamento la preminente categoria balneare italiana (che pesa eccome sul Pil turistico, e per questo si rende molto appetibile) e trainarla dentro la lotta che conta davvero: con degni partner e avversari, nel mercato turistico che fa la differenza e come attore di fondo e non figurante. Oggi l’azione sindacale si internazionalizza perché lo scenario della globalizzazione ha ricreato avversari temibili comuni e ricompattato le schiere delle pmi a livello non solo nazionale. In un mondo che perde posti di lavoro, che perde proprio il lavoro stesso e si incita al salario minimo garantito e al reddito di cittadinanza, bisogna inchiodare chi ha i processi produttivi alle proprie responsabilità. Qui invece per assurdo si colpisce un indotto che genera livelli occupazionali di grande rilievo e dà garanzie a tutti, ed è per questo che serve un’azione sindacale autentica e vigorosa senza se e senza ma, come la vertenza Landini-Fiat dove Marchionne alla fine ha dovuto iniziare a riassumere. I modelli di riferimento ci sono. Avrei voluto questo tipo di tutela, l’unico che la categoria balneare meriterebbe.

Approfondiamo il discorso sulle recenti petizioni presentate a Bruxelles, che prima ha citato come ennesima opportunità. Non le giudica efficaci?

Nella sostanza le giudico assolutamente efficaci, ma solo se gestite con il cervello e non come frecce sparate a caso. Le petizioni vanno a verificare (anche strumentalmente) l’invito dell’attuale governo, e di Gozi nello specifico, a trattare i trattati, che sono cosa viva e ritrattabile. Esattamente come sta facendo Tsipras con il suo debito. Ci si può chiedere come avverrà la ritrattazione da parte della Grecia e la risposta l’abbiamo già, perché Tsipras l’ha enunciata: il fattore tempo. Dilatare il tempo della restituzione facendo saltare il parametro di rientro imposto. Guarda guarda, proprio il fattore tempo che è sul tavolo della vertenza dei balneari italiani. Allora perché accontentarsi di 2-8 anni di proroga? Perché cedere alla coppia sarda (o sorda…) che fa finta di battersi per far riconoscere dall’Europa la proroga del 2020 emanata dallo stesso governo italiano, già ratificata informalmente pure a Bruxelles come dimostrano i documenti pervenuti al movimento balneare di base?

Alla luce delle sue considerazioni, sembra urgente che la categoria si ricompatti e il prossimo appuntamento sarà alla fiera Balnearia…

Meno male che ci sono questi incontri nazionali con date certe, prima e dopo il periodo annuale legiferante. Ho sempre sostenuto in seno all’Afib che era meglio tenerne conto e sostenerle, e non cambiare né location né date, almeno per ora, anche se Roma seduce. Ma lasciamo che a Roma ci vadano i sindacati… e chissà che finalmente ne facciano uno a Roma o di Roma. Si risparmierebbero denaro e tempo, entrambi preziosi. Credo che a Balnearia quest’anno sarà in auge il diritto comunitario: è pur sempre un nostro diritto. Ci vedremo lì. Personalmente sarò in altra veste, come avevo già preannunciato essendomi dimesso dall’Afib. La veste della tutela l’ho dismessa per dignità, ma la mia veste attuale è comunque innovativa e riguarda sempre il turismo italiano.

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