Attualità

Riforma spiagge, malumori nella maggioranza: Draghi a rischio

La fiducia imposta dal premier ha accesso feroci polemiche

La fiducia che il premier Mario Draghi vuole imporre sul ddl concorrenza ha fatto aumentare i malumori tra le forze politiche di maggioranza, che stanno valutando in queste ore il da farsi. Stanco del mancato accordo sulle concessioni balneari che ha fatto tardare l’intero provvedimento, il primo ministro nei giorni scorsi ha optato per l’aut aut: o i partiti troveranno una linea comune sul tema entro il 31 maggio, oppure a essere votata – con tanto di fiducia – sarà la proposta approvata lo scorso febbraio da Palazzo Chigi, che prevede le gare entro il 2023 e gli indennizzi calcolati solo sugli investimenti non ammortizzati. Tuttavia il diktat di Draghi non è stato affatto gradito dai parlamentari, impegnati in un susseguirsi di botta e risposta allo scopo di far montare la polemica contro il premier e di non prendersi la responsabilità sui contenuti del provvedimento. Col rischio di far cadere il governo proprio su questo tema, e quindi di far slittare per l’ennesima volta un intervento più che mai urgente e necessario. Anche se il ministro del turismo Massimo Garavaglia, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto che in tal caso «faremmo ridere il mondo».

Nei giorni scorsi il presidente del consiglio ha scritto ai presidenti di Camera e Senato per chiedere l’approvazione del ddl concorrenza entro maggio, a costo di porre la questione di fiducia. La lettera di Draghi ha ribadito che eventuali ulteriori ritardi metterebbero a rischio i fondi Pnrr (vincolati ad alcuni temi contenuti nel decreto, tra cui però non figurano le concessioni balneari), ma nonostante ciò le forze di maggioranza sarebbero intenzionate a trovare un accordo sulla riforma delle spiagge come condizione necessaria per far approdare il testo in parlamento. Una prima riunione dei capigruppo è in programma per domani, allo scopo di chiudere non oltre la fine di questa settimana.

A mantenere la linea del “no alle aste” è rimasto ovviamente l’unico partito all’opposizione, ovvero Fratelli d’Italia, che con il deputato Riccardo Zucconi ha promesso di opporsi alle gare «fino alla fine». Tutte le altre forze politiche, invece, sembrano essere allineate sull’inevitabilità delle gare previste dal diritto europeo, pur prevedendo degli indennizzi per i concessionari uscenti, delle proroghe tecniche di un anno per i Comuni impossibilitati a espletare le gare entro il 2023 e un punteggio premiante per chi ha già esperienza nel settore. Ma sono proprio questi i temi su cui si sta giocando la battaglia, basata su minime sfumature che però possono cambiare il destino di migliaia di imprese. E che sono oggetto di feroci polemiche che non fanno presagire nulla di buono.

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  1. Garavaglia dovrebbe capire che una repubblica parlamentare, in cui viene posto il 51esimo voto di fiducia nel giro di poco più di un anno, fa già ridere il mondo!

  2. Cos’altro dobbiamo capire di questa “storia” sui balneari, rivisitando tutte le mosse di Draghi, le sue dichiarazioni, i suoi silenzi, le sue attese (“attendiamo la sentenza”, è stata l’unica sua dichiarazione prima del 9 novembre 2021, ben sapendo quale doveva essere; ha voluto inserire , FORZANDO, la questione balneari nel PNRR, pur non essendoci la necessità; non contento, ha fatto in modo che il primo emendamento del consiglio dei ministri, ne uscisse “curiosamente” modificato, annullando l’indennizzo del VALORE AZIENDALE). A questo punto, la FORZATURA AL VOTO DI FIDUCIA dopo la personale lettera alla Casellati.
    Mi vengono in mente, le dichiarazioni del Giudice Scarpinato su “la Repubblica”: “SILENZI E OMERTÀ SU FALCONE, LO STATO NON VUOLE LA VERITÀ, che vi invito a leggere. Mi chiedo, chi è il vero autore delle morti di Falcone e Borsellino?!

    • A me invece vengono in mente le dichiarazioni di Cossiga sull ipotesi di draghi presidente del consiglio.( you tube riprese da striscia la notizia). Più che mai cristallinamente. premonitrici. sentire per credere

  3. Penso anche che Garavaglia dovrebbe chiedersi perché mai sia stato nominato ministro del turismo….
    In generale, e non mi riferisco solo al discorso concessioni balneari, l’utilità del personaggio e del suo ministero, e la stessa dei quattro peli che ho sotto le rotule dell e ginocchia.

  4. “Draghi a rischio” mi sembra un concetto un pò forte. Il governo non cade sui balneari, questo è certo. Il governo può cadere solo se c’è un calcolo politico/elettorale che sancisce la convenienza di una crisi di governo. Poi, la questione balneare può essere l’elemento su cui si accende lo scontro ma non può essere l’essenza dello scontro stesso.
    Per quanto alcuni commentatori su questo sito ci chiamino “lobby” in effetti numericamente siamo quattro gatti (elettoralmente parlando, perché nelle urne i partiti “veri” le schede le contano a milioni) e siamo anche una categoria polverizzata. Non c’è un “big player” capace di investire qualche centinaio di migliaia di € per mettere un banner sul blog di un comico.
    Non gestiamo appalti e rivolgiamo i nostri (micro)servizi al cliente finale: il consumatore.
    E’ vero che i consumatori sono tantissimi, ma l’effetto è polverizzato: fa più rumore una fabbrica di lavatrici che chiude e delocalizza lasciando a casa 300 operai di 3.000 balneari che vengono messi per strada da soggetti che gli soffiano l’azienda ad evidenza pubblica perché sono più… “organizzati”. E chi vuol capire ha capito.
    I nostri detrattori sono stati bravissimi a dipingerci come degli usurpatori del bene pubblico. Complimenti. Essendo un cicinin anziano mi ricordo di quando l’Europa spinse per l’abolizione degli ordini professionali. Non ricordo però tanta acredine verso avvocati e commercialisti, e magicamente gli ordini sono rimasti. Esemplare il caso dei farmacisti: in molti altri paesi europei le farmacie aprono nella misura in cui vogliono, come le panetterie ed i negozi di telefonini. Da noi sappiamo come vanno le cose. Ma nessuno che dica “vorrei che anche mio figlio potesse diventare benestante vendendo preservativi ed aspirine”.
    Prepariamoci ad essere spettatori dell’ultimo (?) atto di questa farsa.
    Buona giornata ai colleghi

  5. Scusate la mia ignoranza, mi pare che il nostro ponzio pilato o se preferiamo franz stangle di turno abbia inserito i balneari nella direttiva bolkestein forse perché siamo numericamente piccoli e non abbiamo peso sociale tantomeno aderenze politiche,se non andiamo presto alle urne (sappiamo bene chi votare)prevedo scenari foschi!

  6. Lorenzo Pinto says:

    @Nick
    Da ex concessionario di Stato (in altro ambito) ed attualmente libero professionista in ambito turistico, mi affaccio ogni tanto ad osservare il dibattito sulle aste, più che altro per seguire i post dei rappresentanti “sindacali” di questa categoria, che insieme ai politici di ogni schieramento, sono forse tra quelli che finora hanno più illuso e danneggiato i balneari.
    Non da ultimi quelli di Fratelli d’Italia, che fingono biecamente di portare avanti una battaglia che ben sanno essere persa in partenza, nella vile speranza di rastrellare qualche voto in più.
    Finora, tra ovvi commenti di rabbia e insulti, fino non giustificabili ricorsi alla lotta armata e minacce di morte (che mi chiedo come il moderatore possa prendersi la responsabilità di pubblicare) il messaggio di Nick mi sembra il più dignitoso.
    È indubbiamente vero che in Italia ben altre e più potenti lobby sono rimaste immuni da provvedimenti di concorrenza e libero mercato, ma anche il loro futuro destino, complice anche l’evoluzione tecnologica, è segnato e anche per le corporazioni più arroccate.
    Basti pensare ai circuiti commerciali e di servizi via web, che sempre più spesso ad esempio offrono in maniera anonima prestazioni fiscali o di avvocatura a prezzi stracciati, sottraendo mercato alla realtà tradizionale dello “Studio Professionale” .
    E non è neppure del tutto esatto che lobby pur coccolate come quelle dei farmacisti non abbiano dovuto negli anni arrendersi a qualche cambiamento: quanti di noi comprano presìdi sanitari nelle “parafarmacie” che prima non esistevano? Per non parlare degli acquisti perfettamente legali di medicinali da circuiti web, che progressivamente vanificheranno (pandemie permettendo…) i vantaggi finora acquisiti dal posizionamento territoriale delle farmacie tradizionali.
    Solo su un punto, ma FONDAMENTALE trovo il discorso di Nick eccessivamente autoassolutorio: se i balneari si trovano oggi in una situazione così drammatica, è proprio perché al contrario di altre categorie, hanno sempre rifiutato QUALSIASI ipotesi di cambiamento del loro status, acquisito spesso durante gestioni di più generazioni di un business, che rimaneva pur sempre lo sfruttamento di una concessione su area pubblica.
    È questa chiusura totale del dialogo, in un processo economico ormai globalizzato e concorrenziale (che piaccia o meno) che più di ogni altra cosa li ha alla fine danneggiati.
    Così, anziché cercare di concordare con il legislatore negli scorsi decenni, delle formule che li avrebbero seppur minimamente tutelati, hanno preferito il sistema della proroga del diritto acquisito, nella vana speranza che fosse infinita.
    Mai come in questi giorni assistiamo ad avvenimenti che ci dimostrano come purtroppo di infinito o duraturo non ci sia proprio NIENTE.
    Neppure le risorse energetiche sicure, quelle alimentari o i confini di uno Stato.
    Dire che faceva comodo proprio ai balneari, mantenere questa situazione di comodo, è scontato: nessuno si aggrappa per decenni alla concessione di un servizio, se gli introiti non sono molto più allettanti rispetto alle spese per sostenerla.
    È del tutto evidente che la vacca da mungere era ben grassa, e che l’impegno del concessionario, concentrato principalmente in pochi mesi all’anno, seppur sfiancante, consentiva lunghissimi periodi di riposo.
    E i piagnistei di chi accampa diritti di prelazione in base ad esperienze di una vita, o che lamenta di aver acquistato lo stabilimento negli ultimi anni pagando un occhio della testa, ormai non commuovono nessuno. Certo non l’Europa o quella iena di Draghi. E neppure i bagnanti, che sono quelli che hanno sempre pagato per farsi un bagno, e magari nella loro esistenza hanno più volte visto la loro professione diventare anacronistica, obsoleta e inutile e si sono dovuti trovare lavori alternativi contando solo sulle proprie forze.
    E non serve neppure spaventare i cittadini con presunti “aumenti delle tariffe” qualora arrivassero imprese estere o cordate d’investitori.
    Al cliente interessa fino a un certo punto chi deve pagare, e può anche accadere il contrario: così come nella grande distribuzione i prezzi sono più convenienti rispetto al piccolo negozio, le tariffe di un posto al sole, in caso di concessioni ad imprese più strutturate, potrebbero anche scendere.
    In ogni caso, il prezzo lo fa come sempre il mercato, e nessun cittadino, specie in tempi di recessione, accetterà di svenarsi: se i prezzi con le nuove concessioni dovessero aumentare, il vacanziero è liberissimo di prendere il primo volo low-cost e portare i suoi soldi su sponde straniere, dove già oggi sa di spendere molto meno, finendo per indurre i nuovi gestori a più miti pretese.

    In conclusione: chi è causa del suo mal, pianga sé stesso, senza cercare inutilmente capri espiatori.
    Meglio faranno ora i balneari a PRETENDERE dalla politica una dignitosa legge sulle aste, e in fretta, senza più negare la realtà, e senza inutili minacce, e soprattutto richiedendo che si evitino situazioni che favoriscano troppo i grandi monopòli. Nella speranza di poter partecipare alle riassegnazioni con qualche punto di vantaggio o almeno di non rimetterci troppi soldi.
    Secondo me, è già troppo tardi per mettere una pezza, ma comunque: buona fortuna.

    • Grazie Lorenzo, ti ho visto già pubblicare qui su Mondobalneare e quindi credo tu abbia già letto altri miei commenti. Di conseguenza sai che sono il meno autoassolutorio fra i balneari qui partecipanti.
      I balneari hanno sbagliato. Hanno sbagliato ad aderire a sigle sindacali neonate ed improbabili, che sostenevano interpretazioni di norme nazionali e sovranazionali assolutamente fantasiose. Delle vere e proprie Vanna Marchi del sindacato. Loro proponevano “no alle aste”, “proroghe 99ennali”, “sdemanializzazione con attribuzione (vendita? Donazione???) automatica al concessionario”, ed i colleghi giù a fare tessere lasciando le sigle che proponevano soluzioni meno golose ma che ora scopriamo sarebbero state la nostra salvezza.
      Essersi fidati di gente che evidentemente vendeva sogni è certamente stato colpevole, ma un po’ di indulgenza la riserverei ai colleghi. In un mondo in cui nella finanza ogni due anni si scopre una truffa con lo schema Ponzi, in cui nella medicina c’è sempre qualcuno che cura i tumori col bicarbonato o compie interventi di chirurgia plastica col diploma di estetista preso alle scuole serali, ecc. abbiamo ben presente che è nell’animo umano, di fronte al pericolo, affidarsi a chi da una speranza.
      Io ho fatto il percorso inverso al tuo. Ero un professionista ed ho scelto una vita diversa entrando nel settore balneare. Fortunatamente non è la mia attività esclusiva e per molteplici ragioni non credo di essere toccato dalle aste. Quando facevo il consulente ho perso molti clienti che sono andati da colleghi che gli prospettavano soluzioni miracolose ai loro problemi. Li ho poi ripresi quando c’è stato bisogno di accompagnarli ai colloqui col giudice fallimentare, ma ormai la frittata era fatta.
      Anche oggi, per i balneari, la frittata sembra fatta. Mi rimane un grande amaro in bocca per una disfatta in una questione che poteva essere facilmente affrontata.
      In fondo, non mi sembra una bestemmia statuire che il valore dell’azienda (privata) sia da riconoscere al concessionario uscente da parte del concessionario subentrante. Non viola certo la parità fra i contendenti: io 15 anni fa ho deciso di fare il balneare ed ho costruito la mia azienda che vale (per ipotesi) 100. Qualcun’altro (sempre per ipotesi) ha messo su uno studio legale che altrettanto vale casualmente 100. Oggi costui si è stancato di fare l’avvocato e vuole fare il balneare. Bene, venderà a 100 il suo studio e parteciperà alle gare. Anche io parteciperò, sapendo che chi vorrà il mio attuale stabilimento mi dovrà riconoscere 100 per il valore creato. Probabilmente io e l’avvocato ci troveremo a contenderci lo stesso stabilimento, e tutti e due avremo disponibilità per 100 che è quello che ciascuno di noi ha creato negli ultimi 15 anni di onesto lavoro. Mi sembrerebbe distorsivo che l’avvocato possa vere 100 mentre io no. O sbaglio?
      Guardandola dal punto di vista dello Stato, poi, se presumessimo che il valore medio di ognuno dei circa 10.000 stabilimenti sia 700.000€ e che di questi 400.000 rappresentino valore dell’avviamento e valore aggiornato in sede peritale dei beni ammortizzabili avremmo che il totale degli indennizzi sarebbe 7 miliardi con plusvalenze tassabili per 4 miliardi e, quindi, fra 1,5 e 2 miliardi di maggiori entrate fiscali. Perché Garofoli dice che l’indennizzo creerebbe una voragine nei conti dell’erario? L’erario ci guadagna, e molto. Spero che ci sia qualche aspetto che mi sfugge, perché altrimenti dovrei pensare che uno dei bracci destri di Draghi sia molto al di sotto dello standard adeguato per quel ruolo.
      In merito alle presumibili evoluzioni delle tariffe, credo che sbagli caro Lorenzo. In Francia, dove le gare ci sono, chi riesce a prendere una spiaggia cerca di spremere il cliente sino all’osso. Le loro tariffe sono un multiplo delle nostre (io sto a 5 km dal confine e buona parte dei miei clienti arriva dalla Francia e si è stufata di farsi spennare. Il motivo è semplice: io ho clienti che vengono per lunghi periodi ogni anno, li coccolo e cerco di non spennarli nella consapevolezza che così torneranno. Se il mio orizzonte temporale si accorcia (sapendo che a breve un’altra tornata di aste mi potrebbe estromettere dal business) non guardo più alla mia clientela come ad un bosco che cresce ma come ad un’orto da sfruttare cogliendo quanti più frutti possibile sinché posso.
      Comunque il mio è solo un punto di vista personale, maturato in un contesto specifico, e so che altrove (Ostia, Versilia, ecc.) ci possono essere relatà diverse cui i miei pensieri non si applicano.

      • Lorenzo Pinto says:

        Caro Nick.
        Lei ha perfettamente ragione quando parla di riconoscere da parte del subentrante il valore dell’azienda, che non sia esclusivamente limitato ai beni ammortizzabili.
        Bisogna però stabilire quale sia il valore dell’azienda.
        E siccome prima di essere balneare lei è stato un professionista (presumo) nel campo dell’economia, non può non sapere che il valore di un’azienda che lavori nei limiti della legalità, si stabilisce in base agli introiti dichiarati.
        Le faccio un esempio: una licenza di tabaccaio si rileva mediamente con un onere che il compratore più o meno empiricamente calcola moltiplicando dalle due alle tre volte gli “aggi”, ovvero i ricavi netti della vendita di tabacchi e giochi in concessione.
        Che ovviamente hanno margine ZERO di evasione fiscale.
        Questo calcolo ovviamente ha limiti di margine che riguardano altri fattori ben precisi (l’importo dell’affitto del locale, la presenza o meno di altri settori merceologici o di servizi ecc…).

        Ora, siccome come dicono a Napoli “acca nisciuno è fesso”, e tantomeno chi investe soldi in una nuova attività, non credo che chi vende potrà accampare diritti risarcitori che esulino da quanto fiscalmente dichiarato negli anni di gestione.
        Come dire, ne vedremo delle belle! Perché io sono certo che un galantuomo come lei faccia “fiscalmente” le cose per bene, ma non essendo propriamente un cretino, so benissimo che a “marciarci” sono stati in parecchi.

        E credo che uno dei più feroci timori di chi sarà costretto a cedere la propria concessione sia proprio questo: come faccio a un chiedere un rimborso di 100 per la mia concessione, se per 50 anni ho sempre dichiarato 30?
        In questa situazione di eventuali risarcimenti, è chiaro che saranno premiati i più onesti, mentre i più mariuoli, o chi ha recentemente comprato per 100 su un’imponibile di 30, hanno la bava alla bocca.

        Da ultimo: non so chi avrà ragione sulle future tariffe al cliente, se Lei o io: di sicuro però ognuno lavora col mercato che ha, e l’Italia non è un paese che ha alti stipendi.
        E non si può neppure pensare di sostituire tutti i bagnanti italiani con stranieri più danarosi. Specialmente in tempi così incerti dominati da guerre e pandemie.
        E tenendo anche conto che se (sicuramente) in Costa Azzurra le tariffe sono più alte che a Ventimiglia, è altrettanto vero che in Grecia, Tunisia, Turchia, Albania, Croazia, Portogallo e anche gran parte della Spagna, a parità di belle spiagge, i costi complessivi di un soggiorno, spostamento compreso, sono sensibilmente meno elevati.
        Guardi, essendo del settore le dico che persino andando 2 settimane alle Maldive quando qui è inverno, non si spende molto di più che per 2 settimane ad agosto qui in Italia, e non solo in Sardegna, ma pure a Fregene…
        Con cordialità.

    • questo ha venduto la sua tabaccheria e adesso fa il fenomeno! Ma vai a cagare va’! Altro moralista e per di più ipocrita di cui proprio sentivamo il bisogno..
      L’altro giorno sono entrato dopo anni in una tabaccheria a ritirare un pacco e non andandoci mai (non fumo e non gioco alle macchinette) mi è venuto uno schifo.. i tuoi clienti di una vita di ‘lavoro’ caro Lorenzo o sono sotto terra o sono ricoverati in psichiatria, e vieni qui a dire cose a noi balneari..

      • Lorenzo Pinto says:

        A cagare intanto vacci tu e i tuoi cari. Io non insulto e non accetto insulti da chicchessia.
        La categoria che tu disprezzi normalmente lavora anche 12-14 ore al giorno almeno 6 giorni su 7, spesso anche i festivi e per 12 mesi l’anno, a parte 2 o 3 settimane di ferie.
        Altro che 4 o 5 mesi l’anno per stare in spiaggia al sole…
        Il mazzo che si fa un tabaccaio, difficilmente è paragonabile a quello che si fanno altri concessionari.
        E non certo occupando demanio pubblico per quattro spicci, ma PAGANDOSI a caro prezzo l’affitto delle mura.
        E senza ALCUNA possibilità di EVASIONE FISCALE sui prodotti e generi di monopolio, o sui servizi, come quello postale che Lei ha utilizzato per ritirare il suo pacco.

        Aggiungo che in vita mia ho visto PARECCHI grossi stabilimenti che hanno anche il patentino stagionale per la vendita dei tabacchi.
        Che poi fumare faccia malissimo, non ci piove e Lei fa bene a non farlo. Ho smesso anche io.

        • Certo, un lavorone vendere gratta e vinci e pacchettini di sigarette.. ti hanno fatto cavaliere del lavoro?
          E dopo aver lucrato tutta la vita su tabagismo e ludopatia, dopo aver venduto la tua tabaccheria, ripeto venduto, vieni a dirci che non se ne può più di sentire il piagnisteo dei balneari. Ipocrita.
          Oppure, siccome ci viene detto e ridetto che è insito nel concetto stesso di concessione il suo carattere temporaneo, una volta giunta a scadenza hai forse anche tu restituito la tua concessione all’ente pubblico che l’ha riassegnata tramite bando pubblico come auspichi accada a noi?
          Tu puoi vendere la tua azienda, noi dobbiamo restituire il titolo scaduto allo stato?
          Finisco ricordandoti che io, balneare, lavoro 300/320 gg l’anno una media di 10/12 ore al giorno e come me tanti balneari.

  7. Dal basso della mia ignoranza vorrei comprendere voce ka Bolkestein applicata ai balneari significhi maggior concorrenza a vantaggio dei fruitori… una maggior concorrenza si avrebbe solo aumentando il numero dei concessionari dato che mi pare che in economia insegnino che a una maggiore offerta corrisponde un calo dei prezzi. Perché sostituendo vecchi concessionari che hanno investito e magari ammortizzato nel tempo, con nuovi concessionari che dovranno fare importanti investimenti i costi per la clientela dovrebbero calare?
    Perché una trentina di anni fa le capitanerie non hanno più imposto un tetto al costo dell’ombrellone nel nome della libertà di mercato? Quante balle dobbiamo sorbirci per coprire la svendita all’Europa delle spiagge italiane?

    • Lorenzo Pinto says:

      Ma, guardi, in tutta onestà, io non credo che in questo caso la Bolkenstein intervenga tanto per calmierare le tariffe, quanto per sanare una situazione di rendite acquisite e di mancato ricambio di gestione di un bene pubblico come l’arenile, che non può essere gestito per sempre dallo stesso soggetto, né tantomeno rivenduto al miglior offerente come se fosse cosa sua, e com’è avvenuto finora.
      Sono convinto che le nuove tariffe rimarranno più o meno in linea col passato, intanto perché i prezzi al cliente come sempre li fa il mercato e già ora non sono mediamente affatto bassi, e poi perché conoscendo il settore turistico e l’introito (reale…) di molti balneari, il nuovo gestore, seppur microimpresa, avrà ancora sufficiente margine nella grande maggioranza delle concessioni, per lavorare con profitto.
      Magari con minor profitto, e pagando un po’ di più la concessione, e con maggior timore di perderla se lavora male.
      Poi, sta al legislatore evitare distorsioni in favore di grandi speculazioni, speriamo che lavori meglio di come ha fatto ora.
      Di sicuro, nessuno ha interesse ad avere tariffe alte e spiagge vuote, tantomeno chi investe.

  8. nessuna pezza ma pompe funebri per i cari politici non eletti e servi …non e una minaccia invano dato che abbiamo un presidente del consiglio ..draghi … un delinquente senza scrupoli e un presidente della repubblica mafioso….tempo al tempo te lo do io il ddl concorrenza…60 anni di lavoro in fumo per un pezzo di merda..e sono pure calmo….ladri…..

    • Lorenzo Pinto says:

      Ma non c’è un moderatore in questo spazio che censuri almeno l’apologia di reato?
      Se qualcuno dovesse realmente mettere in atto le sue minacce, ne risponderà certamente anche il gestore di questo portale.

  9. Lorenzo pinto, il tuo sopra sermone è semplicemente fazioso, privo di reale contenuto; se noi balneari abbiamo fatto una scelta di vita, che è quella del lavoro autonomo, rischiando investimenti personali, spesso anche di centinaia di migliaia di euro, se non di milioni, fiduciosi dello Stato e delle sue leggi (abrogate e variate in corso d’opera), oltre che di una secolare consuetudine più che consolidata, quando le aste, nessuno sapeva che esistessero. Ecco, il tuo sermone, diventa semplicemente ridicolo.

  10. Spett.le Lorenzo Pinto la globalizzazione e libero mercato, da Lei citate hanno ridimensionato i guadagni ma chiedere ai concessionari di suolo pubblico di divenire, da un giorno all’altro, disoccupati e senza reddito non mi appare calzante con le situazioni da Lei citate! Non mi risulta poi che abbiano espropriato farmacie o bancarelle di mercato, quando l’ Europa dice ai balneari che non spetta loro alcun compenso ( sarebbe un vantaggio al concessionario uscente….. ) ma dico io, nel caso contrario e ‘ vantaggio del subentrante! In riferimento al procrastinarsi dei rinnovi, le assicuro che rimanere nell’incertezza da circa13 anni è cosa che nessun imprenditore richieda; la causa è la complessità, la Bolkstein stessa, ed i politici.Concludendo: i detrattori di questa situazione citano leggi, codici, sentenze, commi… chi la subisce essenzialmente parla di vite, lavoro ed impegno economico.

    • Lorenzo Pinto says:

      Comprendo il vostro rammarico e la gravità della situazione di molti di voi.
      Ma la “secolare consuetudine” può anche avere un termine, quando è fondata sulla concessione per la gestione di una proprietà pubblica, che per sua definizione può sempre essere avocata e riassegnata.
      Se qualcuno di voi ha investito milioni pensando erroneamente che la spiaggia diventasse di sua proprietà per secolare consuetudine, ha fatto male i suoi calcoli e la responsabilità non può essere che sua.
      E anche dei tanti politici e rappresentanti incompetenti che glielo hanno fatto credere, magari perché anche loro stessi o i loro amici gestivano stabilimenti, e magari perché così facendo, sotto l’ombrellone ci andavano gratis.

  11. Lorenzo Pinto says:

    Ha capito male.
    Personalmente, penso che invece al gestore uscente, come anche ho spiegato al vostro collega, spetti un risarcimento da parte del subentrante, e fate benissimo se vi battete per otterlo.
    E ritengo che questo risarcimento dovrebbe basarsi su fattori certi: ovvero sia sull’hardware non ancora ammortizzato, sia sul guadagno dichiarato dai balneari nelle loro dichiarazioni dei redditi.
    Mi sembra abbastanza chiaro.
    Con cordialità.

  12. Teo Romagnoli says:

    Mi sono letto i commenti anche più lunghi che di solito inclusa perché stucchevoli oggi no…scusate, ma c’è qualcuno convinto che se sta cavolata andasse avanti la situazione delle spiagge italiane migliorerebbe?? Prima c’era la certezza del futuro, ed ha portato le spiagge italiane all’ eccellenza mondiale.. ora con il ricambio repentino le multinazionali prenderanno le migliori località, non perderanno mai un’ asta e il resto sarà una vergognosa lotta tra poveri.. i cretini nei bar che se la ridono gli albergatori, convinti di potersi prendere la spiaggia a 4 soldi saranno le prossime vittime.. e tra 20 annoi rimpiangeremo tutti la miglior organizzazione misto pubblico privato di sempre.. draghi al rogo!

  13. Caro Lorenzo,
    Lei parla di ricambio di concessionari, ma il ricambio è sempre esistito e lo faceva la legge del libero mercato per cui la possibilità di ricambio è sempre esistita.
    Penso che la sua tabaccheria non sia stata “confiscata dallo stato” ma venduta a chi lei ha ritenuto opportuno pur essendo anchessa una concessione dello stato.
    Gli investimenti milionari fatti nelle nostre imprese che lei cita, io sono uno di quelli,sono stati richiesti dal mercato per accontentare i nostri preziosi clienti per coccolarli e per rendere il nostro settore turistico il più bello efficiente e invidiato al mondo. Ma questo è stato possibile solo grazie a noi e ai nostri sacrifici. Se ci sono concessioni risalenti all’ottecento un motivo ci sarà.
    Per quanto riguarda come Lei dice ” ovvero sia sull’hardware non ancora ammortizzato, Fonte: MondoBalneare.com” non è possibile che lei non capisca che questo non puo essere il reale valore d’impresa e credo che quando ha venduto la sua Tabaccheria non abbia fatto questa considerazione.Il risiduo da ammortizzare non è elemento per dare il giusto valore all’impresa che abbiamo creato, in quanto il demanio ha solo concesso un suolo nudo senza niente e solo questo è oggetto della concessione quindi un bene e non un servizio. Il valore dell’impresa da noi creata è dato da tutti gli investimenti fatti e dall’avviamento che è un coefficiente del fatturato.
    Capisco che per una persona che non è del settore non sia facile capire, ma girando un po le nostre coste e magari parlando con persone del settore e con i nostri fedelissimi clienti, ne ho alcuni che sono decine di anni che vengono da noi, scoprirà che non è come alcuni ci dipingono.
    Ovvio le mele marce ci sono avunque, vedi chi striscia il badge e poi va al bar o in palestra o a fare la spesa, ma non per questo tutti i dipendenti pubblici sono cosi e cosi via….le leggi ci sono
    Ci sarebbe tanto da dire anche se tanto è stato detto.
    Auguro soltanto che chi decide si renda davvero conto, andando su tutto il territorio, della reale situazione del settore che è una eccellenza tutta Italiana e che non faccia cose per distruggerlo o per penalizzare coloro che hanno reso il turismo balneare un prestigio tutto italiano.
    Buona estate a tutti

    • Lorenzo Pinto says:

      Caro Roberto, mi rilegga meglio: io ho detto che il valore d’impresa da risarcire non deve limitarsi solo ai beni fisici non ammortizzati, ma anche al valore dell’azienda, da stabilirsi ovviamente in base al giro d’affari regolarmente dichiarato dai concessionari.
      Per quanto riguarda le licenze di vendita dei tabacchi, la cosa è un bel po’ diversa: lo stato non concede ai tabaccai beni pubblici o demaniali, ma semplicemente regolamenta la vendita di prodotti, come anche per gli alcolici, che possono essere ahimè potenzialmente dannosi.
      Tanto che le cessioni delle licenze sono anch’esse regolamentate attraverso norme imposte dall’amministrazione Autonoma delle Dogane e Monopoli di Stato, che è una specie di ministero apposito.
      E il prezzo di vendita si stabilisce sulla base di un multiplo del ricavo netto annuale dei tabacchi, giochi e monopoli venduti.
      È anche per questo che l’Europa non si sogna minimamente di chiedere all’Italia di liberalizzare la vendita dei tabacchi: perché da noi le sigarette trovi solo in tabaccheria, mentre in molti altri Paesi, con la liberalizzazione, te le ritovi pure al supermercato…

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