Attualità

Riforma spiagge, malumori nella maggioranza: Draghi a rischio

La fiducia imposta dal premier ha accesso feroci polemiche

La fiducia che il premier Mario Draghi vuole imporre sul ddl concorrenza ha fatto aumentare i malumori tra le forze politiche di maggioranza, che stanno valutando in queste ore il da farsi. Stanco del mancato accordo sulle concessioni balneari che ha fatto tardare l’intero provvedimento, il primo ministro nei giorni scorsi ha optato per l’aut aut: o i partiti troveranno una linea comune sul tema entro il 31 maggio, oppure a essere votata – con tanto di fiducia – sarà la proposta approvata lo scorso febbraio da Palazzo Chigi, che prevede le gare entro il 2023 e gli indennizzi calcolati solo sugli investimenti non ammortizzati. Tuttavia il diktat di Draghi non è stato affatto gradito dai parlamentari, impegnati in un susseguirsi di botta e risposta allo scopo di far montare la polemica contro il premier e di non prendersi la responsabilità sui contenuti del provvedimento. Col rischio di far cadere il governo proprio su questo tema, e quindi di far slittare per l’ennesima volta un intervento più che mai urgente e necessario. Anche se il ministro del turismo Massimo Garavaglia, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto che in tal caso «faremmo ridere il mondo».

Nei giorni scorsi il presidente del consiglio ha scritto ai presidenti di Camera e Senato per chiedere l’approvazione del ddl concorrenza entro maggio, a costo di porre la questione di fiducia. La lettera di Draghi ha ribadito che eventuali ulteriori ritardi metterebbero a rischio i fondi Pnrr (vincolati ad alcuni temi contenuti nel decreto, tra cui però non figurano le concessioni balneari), ma nonostante ciò le forze di maggioranza sarebbero intenzionate a trovare un accordo sulla riforma delle spiagge come condizione necessaria per far approdare il testo in parlamento. Una prima riunione dei capigruppo è in programma per domani, allo scopo di chiudere non oltre la fine di questa settimana.

A mantenere la linea del “no alle aste” è rimasto ovviamente l’unico partito all’opposizione, ovvero Fratelli d’Italia, che con il deputato Riccardo Zucconi ha promesso di opporsi alle gare «fino alla fine». Tutte le altre forze politiche, invece, sembrano essere allineate sull’inevitabilità delle gare previste dal diritto europeo, pur prevedendo degli indennizzi per i concessionari uscenti, delle proroghe tecniche di un anno per i Comuni impossibilitati a espletare le gare entro il 2023 e un punteggio premiante per chi ha già esperienza nel settore. Ma sono proprio questi i temi su cui si sta giocando la battaglia, basata su minime sfumature che però possono cambiare il destino di migliaia di imprese. E che sono oggetto di feroci polemiche che non fanno presagire nulla di buono.

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