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Riforma spiagge, legge in Parlamento entro 10 giorni

Lo annuncia il deputato Pizzolante, che commenta anche le recenti dichiarazioni della Commissione europea contro il ddl del governo.

Potrebbe essere presentato prima di Ferragosto il disegno di legge sulla riforma delle concessioni balneari. Ad annunciarlo è il deputato Sergio Pizzolante (Ap): «Il governo, penso e spero la prossima settimana, presenterà il disegno di legge per il riordino basato prima su un periodo di transizione, poi sulle evidenze pubbliche con riconoscimento di valore commerciale, investimenti e valorizzazione della professionalità».

Ma per le imprese balneari non c’è comunque pericolo di essere “abusive”: «L’emendamento al decreto Enti locali, derivante dalla proposta firmata da me e dal collega Arlotti, ha messo al sicuro le imprese sino alla nuova legge». Pizzolante si riferisce alla cosiddetta “norma salva-spiagge” che rende valide le attuali concessioni balneari fino all’approvazione della riforma (vedi notizia); una legge che il governo ha ritenuto necessario approvare dopo che la Corte di giustizia dell’Unione europea si è espressa negativamente sul regime di proroga, come quella concessa dal governo Monti fino al 31 dicembre 2020 (vedi notizia).

Nella nota pubblicata sul suo profilo facebook, Pizzolante commenta anche le recenti dichiarazioni del commissario europeo alla crescita Lowri Evans che ha fortemente criticato il disegno di legge del governo italiano (vedi notizia): «Anche se si è trattato di un primo incontro preliminare su un piano prevalentemente tecnico, chi in questi anni ha speculato dicendoci che il problema non stava in Europa ma in Italia, leggendo il verbale avrà notato come ragionano in Europa e come invece il governo italiano non intenda essere trattato peggio di altri paesi europei. Tra le parole della Evans, è positivo il riconoscimento del concetto di transizione (il rischio che la transizione potesse essere confusa con una proroga era alto), ma non va affatto bene il resto. La dirigente europea sembra vivere sulla luna quando argomenta in maniera astratta iniqui principi europei ignorando quelli più equi e consapevoli; oltretutto la direttiva Bolkestein, nell’articolo 12 comma 3, dice che gli Stati possono far valere questioni di interesse nazionale (per noi 30 mila imprese, quasi un milione di posti di lavoro, servizi sussidiari prestati al posto dello Stato che consentono alle nostre coste di essere pulite e sicure), e anche la sentenza della Corte vi fa riferimento, aggiungendo il principio del legittimo affidamento (le imprese attuali non sono abusive, sono nate sull’affidamento determinato da una legge dello Stato). Nulla di tutto questo appare purtroppo negli argomenti del funzionario europeo, a cui occorre anche ricordare una sentenza della Corte Ue pronunciata lo scorso gennaio sulla vicenda dei giochi d’azzardo, la quale stabilisce con chiarezza che il valore d’impresa deve essere riconosciuto anche in presenza di una concessione che scade».

Anche Tiziano Arlotti (Pd) si è espresso sulle dichiarazioni della Evans: «Dando seguito agli impegni assunti, dopo la pubblicazione della sentenza della Corte di giustizia europea, il governo ha predisposto un progetto di legge delega sul riordino delle concessioni demaniali marittime e lacustri ai fini delle attività turistico-ricreative, e il 20 luglio (esattamente sei giorni dopo la sentenza, quando nei sei anni precedenti i governi succedutisi non hanno aperto uno straccio di negoziato) ha avviato il confronto con la Commissione europea preceduto da un incontro a Bratislava con il direttore generale alla crescita Lowri Evans e il sottosegretario Sandro Gozi. In via preliminare è stato concordato un calendario operativo che continuerà con ulteriori incontri da settembre per arrivare alla conclusione con il nuovo sistema di affidamento delle concessioni, all’interno del quale sarà concordato un periodo transitorio e la certezza di tempistiche sulla effettiva applicazione da parte di Regioni e Comuni. Quindi il primo punto su cui il confronto si è soffermato non poteva che partire dai due capisaldi della sentenza della Corte di giustizia europea, che ha dichiarato illegittima la proroga delle concessioni al 2020, ma ha evidenziato la necessità di riconoscere la libertà di stabilimento nonché il legittimo affidamento agli operatori attuali che hanno già effettuato investimenti. Sul tema della stima degli investimenti e dell’avviamento dell’impresa da parte del commissario Evans sarebbero state espresse “perplessità” e non ci sarebbe stata alcuna “stroncatura”, come riportato da alcuni organi di informazione, anche perché la costante giurisprudenza costituzionale sulla parità di trattamento fra imprese private e imprese operanti su concessioni è molto chiara: sarebbe uno svantaggio indebito per gli attuali e futuri concessionari. Sul tema della professionalità e dell’esperienza acquisita dagli operatori per tenerne presente nelle future procedure di gara c’è già un precedente che riguarda i concessionari di aree pubbliche in cui è previsto di premiare la professionalità acquisita e l’anzianità di sevizio che non ha avuto riscontri negativi dalla stessa Commissione europea. Ho solo voluto soffermarmi su questi due aspetti, che a mio parere rappresentano elementi imprescindibili nella nuova legge, affinché non si ingeneri una discussione surreale che ritengo poco costruttiva e ancor meno produttiva».

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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