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Riforma spiagge, accordo ancora lontano: difficoltà o messinscena?

I partiti non riescono a trovare la quadra sull'emendamento al ddl concorrenza e il premier Draghi sta perdendo la pazienza. Ma c'è il rischio che si voglia irresponsabilmente rinviare tutto alla prossima legislatura.

È ancora in fase di pieno stallo l’emendamento al disegno di legge sulla concorrenza per disciplinare la riforma delle concessioni balneari. In questi giorni la stampa generalista si sta scatenando a pubblicare voci di corridoio e fantasiose ricostruzioni sui contenuti del provvedimento, ma la verità è una sola: le forze politiche di maggioranza non hanno ancora raggiunto l’accordo e non esiste nessun testo definitivo da portare al voto. Anzi, l’unico effetto che producono certi articoli basati sul nulla è proprio quello di alimentare ulteriori polemiche, divisioni e tensioni – spesso proprio con l’intento di far saltare il banco.

Dopo che il Consiglio di Stato ha annullato la proroga delle concessioni balneari al 2033 e imposto di riassegnarle tramite gare pubbliche entro il 2023, il consiglio dei ministri lo scorso febbraio ha approvato all’unanimità un emendamento al ddl concorrenza che intendeva introdurre le immediate evidenze pubbliche con un indennizzo per i concessionari uscenti calcolato solo sugli investimenti non ancora ammortizzati. In seguito il testo è passato al vaglio della X commissione del Senato, dove si trova ancora fermo al palo: i partiti non riescono infatti a trovare la quadra sulle necessarie modifiche da apportare all’emendamento prima del voto.

Due sono i temi su cui si concentrano le tensioni interne alla maggioranza: i tempi per effettuare le gare e i meccanismi di calcolo dell’indennizzo. Per quanto riguarda le tempistiche, è stata l’Anci a sottolineare l’impossibilità, per le amministrazioni comunali, di espletare migliaia di evidenze pubbliche entro i tempi imposti dal Consiglio di Stato: per questo Lega, Forza Italia e Partito Democratico si stanno confrontando su un ulteriore periodo transitorio tra i due e i cinque anni, che però vede il niet del Movimento 5 Stelle. Sugli indennizzi, invece, sono le associazioni degli imprenditori balneari a rivendicare che i manufatti installati sulle concessioni demaniali sono proprietà private e pertanto, in caso di esproprio, il titolare subentrante dovrebbe corrispondere a quello uscente il valore commerciale di tali beni. Tuttavia, definire dei criteri di calcolo precisi e universali è un compito arduo, e i relatori del provvedimento non sarebbero ancora riusciti a individuare una definizione che metta tutti d’accordo – anche se la partita più importante su questo aspetto si giocherà senz’altro nel successivo decreto attuativo.

Il problema, per il momento, è che il premier Draghi sta perdendo la pazienza: il mancato accordo sulla riforma delle concessioni balneari sta infatti facendo tardare l’intero decreto sulla concorrenza, che va approvato entro giugno perché gli altri temi di cui si occupa sono vincolanti per ottenere dall’Europa i fondi Pnrr. Il rischio, insomma, è che se i partiti non riusciranno a chiudere la questione balneare in tempi brevi, il primo ministro possa imporsi e decidere per conto suo – senza più alcuna possibilità di negoziare alcunché. A meno che, con la legislatura agli sgoccioli, tutti questi rimpalli non siano solo una messinscena per rinviare per l’ennesima volta la decisione a chi verrà dopo: d’altronde negli ultimi dodici anni la politica, di ogni colore possibile, ha dimostrato di saper solo prorogare anziché lavorare a una riforma seria e organica. Tuttavia continuare a rimandare anche in questo momento storico, con l’imminente scadenza imposta dal Consiglio di Stato che provocherebbe un intervento troppo frettoloso per una materia così complessa, sarebbe un comportamento dannoso e irresponsabile nei confronti dell’intero paese.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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  1. Mi auguro che si decida veramente la prossima legislatura, così i 5 stelle verranno spazzati via e non loro le leggi spazzatura

    • Buon giorno ma dopo noi vecchi concessionari e io parlo per quelli come la nostra concessione ke e stata data onestamente,veniamo a mangiare a casa vostra io direi di dare altri 2 anni più quello ke e rimasto sarebbero 3 così daremo il tempo di fare i parametri per fare i bandi e a noi concessionari di prepararci.pero nn capisco Portogallo e Spagna hanno dato 65 anni e a noi ke c è ne avevano dati 13 si sta facendo un casino,ma la legge e uguale per tutti?

      • Caro Giuseppe,
        Non so che concessione tu abbia,ma se sei su una spiaggia da 13 anni,il tuo bel gruzzolone lo hai fatto…Non credi che debbano avere diritto anche gli altri di mangiare…o non pretenderai una concessionedi 50 anni?

        Libera concorrenza…

  2. Ho letto che i 5 stelle che hanno votato la proroga al 2033 si mettono di traverso a soluzioni alternative al loro punto di vista ruba e dai .
    Bene, visto che rappresentano la maggioranza del parlamento e del paese, come dimostreranno i risultati elettorali prossimi, so facciano la legge come vogliono loro e se la votino.
    Ora o mai più vuol dire avanti tutta.
    Avanti tutta a fare una porcata che mai più si riuscirebbe a fare tra gente di buon senso.

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