Norme e sentenze

Riduzione canoni balneari, Consiglio di Stato blocca ostruzionismo dei Comuni

Palazzo Spada sposa la linea difensiva dei concessionari di Castel Volturno per eventi di eccezionale gravità

Con sentenza n. 4067/2022 pubblicata il 23 maggio 2022, il Consiglio di Stato ha respinto l’appello promosso dal Comune di Castel Volturno avverso una sentenza del Tar della Campania che aveva confermato, per una società concessionaria, la sussistenza di eventi eccezionali di particolare gravità tali da ammetterla ai benefici della riduzione del 50% del canone previsti dalla legge 494/1993, così come modificata dalla legge 27 dicembre 2006 n. 296.

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I giudici del supremo consesso amministrativo hanno ripercorso l’evoluzione normativa delle competenze in materia di concessioni demaniali marittime per confermare la giurisdizione del giudice amministrativo, affermando come «la concessione di beni è un provvedimento ampliativo con cui un bene suscettibile di essere utilizzato dalla collettività viene messo a disposizione di un privato che impegna la sua organizzazione di impresa per consentirne una fruizione ottimale, in cambio di un corrispettivo che ne costituisce la remunerazione. Si tratta dunque di un provvedimento che esprime il tipico momento comparativo fra interesse pubblico ed interesse privato, declinato in modo che la soddisfazione del secondo divenga lo strumento per realizzare il primo. Il provvedimento di riduzione del canone, in particolare, per come è disegnato dalla normativa che lo contempla, rappresenta plasticamente il coordinamento dei due momenti, e dunque è senza dubbio partecipe del momento pubblico-autoritativo che rappresenta il nocciolo giuridico di tutti i profili concessori. Competente ad emetterlo è, a legislazione vigente, il Comune al quale spettano le funzioni concessorie con riferimento ai beni demaniali marittimi».

I giudici hanno poi proseguito in relazione al merito della controversia evidenziando come il provvedimento impugnato, che aveva rigettato la richiesta di riduzione dei canoni demaniali marittimi dovuti dall’appellata concessionaria, che aveva formulato la relativa richiesta ai sensi dell’articolo 3 della legge 494/1993 per le forti mareggiate che a cavallo fra gli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 avevano interessato il litorale domizio su cui detta concessione insisteva, fosse illegittimo. A supporto del diniego il Comune di Castel Volturno, oltre ad allegare complessità dell’argomento e oggettive difficoltà operative, aveva addotto la mancanza dell’intervento nel procedimento della Regione Campania e dell’Agenzia del demanio.

«Il detto provvedimento – ha affermato il Consiglio di Stato – a parere del collegio che condivide quanto ritenuto sul punto dalla sentenza appellata è illegittimo, così come la prospettazione dell’appellante, riproposta anche in questa sede, perché violando l’ordine delle competenze in materia di rilascio di concessioni di beni del demanio marittimo con finalità turistiche ricreative, è incorso nei vizi di difetto di istruttoria e di motivazione. Infatti, con il comma 1 dell’art.105 del d.lgs. 112/98 sono state trasferite alle Regioni e agli enti locali “tutte le funzioni non espressamente indicate negli articoli del presente capo e non attribuite alle autorità portuali dalla legge 28 gennaio 1994, n. 84, e successive modificazioni e integrazioni.“ Con il comma 2, tra le funzioni di cui al comma 1 sono, in particolare, conferite alle regioni quelle relative: “…omissis…l) al rilascio di concessioni di beni del demanio della navigazione interna, del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per finalità diverse da quelle di approvvigionamento di fonti di energia […]. IIl successivo articolo 42 del d.lgs. n.96 del 1999 ha a sua volta trasferito parte di queste funzioni ai Comuni. In definitiva, in base alla legislazione vigente, spetta alle Regioni rilasciare le concessioni di beni del demanio marittimo, mentre la pianificazione particolareggiata di utilizzo degli arenili o delle coste, il rilascio, la gestione e il rinnovo delle concessioni sono correntemente esercitate dai Comuni, fermo il potere regionale di indirizzo e di programmazione sull’uso del litorale. Una volta che la concessionaria si era rivolta al Comune di Castel Volturno per avviare la pratica di riduzione del canone, ex art.3 L.494 citata, su quest’ultimo, in quanto autorità procedente, incombeva l’onere di avviare il relativo procedimento, avvalendosi delle possibilità di semplificazione offerte dalla legge n.241 del 1990 per l’acquisizione dei pareri, eventualmente anche di una conferenza di servizi ai sensi degli artt.14 e ss. di detta legge. Per contro, a fronte della richiesta, l’ente come visto si è limitato ad addurre difficoltà operative e complessità organizzative, richiamando un parere espresso dall’Agenzia del demanio in occasione di una conferenza di servizi celebratasi prima della presentazione della relativa domanda da parte della Lenzi, dunque relativo ad altro procedimento. Questi sono i motivi che configurano i vizi di difetto di istruttoria e motivazione, già riscontrati dal giudice di prime cure».

Questa vittoria conduce a definitività la giurisprudenza sul tema dell’applicazione della 494/1993, mettendo la parola fine all’ostruzionismo creato in questi anni dagli enti sulla riduzione dovuta ai concessionari.

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Luigi Roma

Avvocato e fondatore dello Studio Legale Roma, specializzato in diritto amministrativo e diritto demaniale marittimo. Giornalista pubblicista, è autore di diverse pubblicazioni nel campo del diritto e dell’economia.
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  1. E sarebbe opportuno il riconoscimento della riduzione del canone per le pertinenze rimaste ferme oltre 10 mesi nel 2020 per la pandemia. Nel mio caso una richiesta di 80.000 € per la sola pertinenza bloccata e per la quale il Comune si è dichiarato incapace a provvedere.

  2. Io conosco casi in cui la licenza per lo stabilimento. Balneare è passato di mano con un compenso di un miliardo di lire ho detto un miliardo di lire.questo a Marina di Massa.Immaginatevi al Forte dei marmi o a Viareggio.Con tutto il rispetto per chi ci lavora.la politica parla mi miglioramento in verità si tratta di mafia che ha permesso di costruire case a più piani in riva al mare.

    • Sig. Alberto anch’io ho comprato lo stabilimenti in tempi abbastanza recenti.
      Cifra al di sopra del milione di euro. Cifra congrua dato il riconoscimento dell’avviamento al vecchio gestore ( che a detta vostra sarebbe più giusto dargli un calcio e metterlo in mezzo alla via senza pensione ) e successivamente speso altri centinaia di mila euro senza percepire stipendio per almeno 4-6anni per poterci investire.
      Le case di guardianaggio che lei chiama abitazioni, non possono essere affittate perché non sono civili abitazioni e, chiaramente, non ci si può mettere la residenza perché non sono case.
      Al piano di sopra personalmente ho un bagno e una stanza con un divano letto. D’inverno le ‘case’ diventano un magazzino per l’attrezzatura dove non ti ci riesci neanche a muovere.

      Cordiali saluti.

      • Sarà quello che dici te…. Ma sopra la struttura del bagno ci hanno fatto le mansarde ed ci abitano prendendoci le residenze…..

        • Allora Se i comuni, il governo, la capitaneria o le amministrazioni in generale non sono stati o non sono in grado di far rispettare le regole, oppure ogni regione le interpreta a proprio modo, ve la state prendendo con le persone e gli enti sbagliati…..

  3. Gianfranco Cardosi says:

    Gianfranco,
    è possibile veder pubblicato, in calce all’articolo, il testo dell’interessante Sentenza del CdS citata nell’articolo stesso.Ringrazio molto per l’attenzione!

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