Attualità

Rapporto Spiagge 2021: +12,5% di concessioni balneari in un anno

I dati di Legambiente sulla situazione dei litorali italiani liberi e affidati a privati

«In Italia anche in questa seconda estate di pandemia trovare una spiaggia libera è sempre più difficile: oltre il 50% delle aree costiere sabbiose è sottratto alla libera e gratuita fruizione. A pesare su ciò, in prima battuta, è l’aumento esponenziale in tutte le regioni delle concessioni balneari, che nel 2021 arrivano a quota 12.166 (contro le 10.812 degli ultimi dati del demanio relativi al 2018) registrando un incremento del +12,5%». Lo afferma Legambiente presentando il suo nuovo “Rapporto Spiagge 2021. La situazione e i cambiamenti in corso nelle aree costiere italiane”, attraverso il quale scatta una fotografia aggiornata e dettagliata dei lidi italiani con dati e numeri alla mano, facendo il punto anche su nodi irrisolti, questioni ambientali da affrontare ed esperienze green che arrivano da stabilimenti e amministrazioni che hanno deciso di puntare sulla sostenibilità ambientale. Il report completo può essere scaricato sul sito di Legambiente.

Tra le regioni record per le porzioni di spiaggia in concessione, in base ai dati di Legambiente ci sono Liguria, Emilia-Romagna e Campania con quasi il 70% dei lidi occupati da stabilimenti balneari. «Altri decisi incrementi – sottolinea Legambiente – si registrano in Abruzzo, con un salto degli stabilimenti da 647 nel 2018 a 891 nel 2021, e nelle regioni del sud a partire dalla Sicilia, dove le concessioni per stabilimenti balneari sono passate da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del +41,5%; seguita dalla Campania (che registra un aumento del +22,8%) e dalla Basilicata (+17,6%). Tra i comuni costieri, il record spetta a Gatteo (Forlì-Cesena) che ha tutte le spiagge in concessione, ma si toccano numeri incredibili anche a Pietrasanta (Lucca) con il 98,8% dei lidi in concessione, Camaiore (Lucca) col 98,4%, Montignoso (Massa Carrara) col 97%, Laigueglia (Savona) col 92,5%, Rimini (90%), Cattolica (87%), Pescara (84%) e Diano Marina (Imperia) con il 92,2%, dove disponibili sono rimasti solo pochi metri in aree spesso degradate».

«Ma a pesare sulle spiagge italiane – prosegue l’associazione ambientalista – è anche il problema dell’erosione costiera, che riguarda circa il 46% delle coste sabbiose e che si sta accentuando a causa della crisi climatica. La spesa per combatterla, con interventi finanziati dallo Stato e, in parte, da Regioni e Comuni, è di circa 100 milioni di euro l’anno ed è maggiore rispetto a quanto lo Stato incassa effettivamente dai canoni sulle concessioni balneari (83 milioni gli introiti effettivi su 115 milioni nel 2019, unici dati disponibili). Uno dei problemi è che si continua a intervenire con opere rigide come pennelli e barriere frangiflutti, che interessano almeno 1300 km di costa, e su cui bisognerebbe aprire una riflessione sulla reale efficacia. E poi c’è la questione legata alle coste non balneabili: complessivamente lungo la penisola il 7,7% dei tratti di coste sabbiose è di fatto interdetto alla balneazione per ragioni di inquinamento. Sicilia e Campania contano in totale circa 55 km su 87 km interdetti a livello nazionale».

Il “Rapporto Spiagge 2021” è stato presentato lo scorso giovedì a Lecce nel corso nella prima conferenza nazionale dei paesaggi costieri dal titolo “Coste in movimento”, organizzata da Legambiente e dall’Osservatorio paesaggi costieri italiani con il contributo del Comune di Lecce, della Regione Puglia e del Parco naturale regionale Bosco e Paludi di Rauccio. «La scelta di Lecce – spiega Legambiente – ha un valore anche di messaggio rispetto alle sfide che riguardano il futuro delle aree costiere: ci troviamo infatti in un Comune che ha preso decisioni ambiziose e innovative a tutela della spiaggia e in una Regione che ha fissato un obiettivo di spiagge libere che è il più alto in Italia». Proprio dalla città pugliese l’associazione ambientalista ha lanciato le sue proposte, chiedendo di approvare quanto prima una legge per garantire il diritto alla libera e gratuita fruizione delle spiagge e per premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione. «In particolare – sottolinea Legambiente – i primi tre obiettivi della legge dovranno essere quelli di stabilire un limite massimo del 50% per le spiagge in concessione in ogni Comune, con regole per garantire passaggi e spazi per i cittadini; nonché di premiare la qualità dell’offerta dei lidi in concessione e adeguare i canoni delle spiagge in concessione». L’altra proposta che lancia Legambiente è quella di «approvare al più presto un piano nazionale di adattamento al clima, con specifica attenzione per le aree costiere come hanno fatto gli altri grandi paesi europei. Solo in questo modo sarà possibile affrontare i crescenti impatti di eventi estremi sulla costa, l’erosione e la questione dell’innalzamento del livello del mare, che porterà a sommergere molti tratti del territorio italiano secondo gli scenari disegnati da Enea e Cmcc».

Dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente: «La situazione delle spiagge in concessione in Italia non ha paragoni con nessun paese europeo. Un patrimonio ambientale e pubblico così straordinario deve essere gestite nella massima trasparenza, tutelando il diritto a fruire delle spiagge. Oggi non è così: non esiste una norma nazionale che stabilisca una percentuale massima di spiagge che si possono dare in concessione, per cui assistiamo a una corsa alle nuove concessioni e a situazioni dove non esistono più spiagge libere. Chiediamo alla politica e ai balneari di smetterla di parlare della direttiva Bolkestein, lasciando la questione delle gare alla magistratura, e di affrontare assieme finalmente le questioni delicate che interessano le coste italiane come l’erosione, il diritto alle spiagge libere, la qualità dei servizi e la tutela della costa. Inoltre, al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile spetta il compito di rendere finalmente trasparenti e accessibili i dati che riguardano il modo con cui vengono gestite queste delicate aree, in cui troppo spesso assistiamo a vere e proprie privatizzazioni di fatto, quando invece ci sarebbe bisogno di capire come. Da un governo europeista e impegnato nella transizione ecologica come quello guidato da Mario Draghi ci aspettiamo che finalmente si affrontino questi temi e si punti a un grande progetto di riqualificazione delle aree costiere, della loro accessibilità e fruizione turistica. Per Legambiente le priorità sono chiare, e vanno affrontate con una nuova legge di riordino delle coste e con politiche che puntino a valorizzare questo straordinario patrimonio».

I dati sulle spiagge libere

«Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Veneto si confermano le cinque regioni in cui non esiste nessuna norma che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate», denuncia Legambiente. «Altre regioni sono invece intervenute fissando percentuali massime, ma poche sono quelle intervenute con provvedimenti davvero incisivi e con controlli a tutela della libera fruizione. Tra i casi virtuosi la Puglia e la Sardegna, che hanno stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti fissando una percentuale di spiagge libere pari al 60%, superiore rispetto a quelle da poter dare in concessione (40%). Segue il Lazio che fissa al 50% la quota minima di spiaggia libera o libera attrezzata; eppure lungo il litorale romano si registra allo stesso tempo il record negativo per continuità di litorale senza spiaggia libera, con un muro a Ostia che impedisce per circa 3,5 chilometri di vedere il mare e di fruirne gratuitamente. Nel marzo 2020 sono stati abbattuti i manufatti abusivi nell’area dell’ex stabilimento “L’Arca”: un passo in avanti ma comunque di piccole dimensioni rispetto al problema».

Buone notizie green

Anche quest’anno nel report si segnalano gli stabilimenti che puntano su un’offerta green e di qualità: ci sono quelli plastic free, quelli che investono sul solare, quelli che salvaguardano le dune, quelli che valorizzano prodotti a km zero e che prevedono spazi ad hoc per chi si muove in bici o con mezzi di mobilità elettrica. Tra le new entry di quest’anno il Bagno Giulia 85 di Riccione (Rimini), primo stabilimento entrato a far parte del progetto provinciale sul turismo sostenibile “Agenda 21″, e la Spiaggia Tamerici di Cesenatico (Forslì-Cesena), un arenile rinaturalizzato libero dove, a differenza delle altre spiagge libere, qui l’ombrellone non lo devi portare perché l’ombra è disponibile, naturale e gratuita grazie agli ombrelloni di tamerice. La spiaggia è accessibile anche a persone con ridotta capacità motoria e anche i servizi essenziali come le cabine spogliatoio e le docce sono stati realizzati con pali di castagno privi di corteccia. Inoltre l’acqua tiepida è garantita da un sistema di tubi interrati, per sfruttare il surriscaldamento del suolo.

Infine, spazio anche alle best practises per contrastare l’erosione costiera. Tra gli esempi virtuosi, a Bergeggi (Savona) la spiaggia delle Sirene è rinata dopo l’intervento di ripascimento del 1992, mentre a Vallecrosia (Imperia), grazie a finanziamenti ottenuti nel 2004 sono stati utilizzati 300 mila metri cubi di materiale preso dall’alveo del torrente Verbone con l’ottimo risultato di rendere inutili i pennelli e creare una spiaggia di 60-70 metri già nel 2006. In Sardegna il comune di Posada (Nuoro) ha, nel corso degli ultimi anni facendo anche tesoro delle conseguenze traumatiche delle alluvioni, intrapreso una scelta di pianificazione e gestione delle trasformazioni del territorio, in particolare a Monte Orvile, che si è dimostrata all’avanguardia per la messa in sicurezza del territorio dalla speculazione edilizia e da fenomeni di dissesto idrogeologico. Altra buona pratica di gestione arriva da Gallipoli (Lecce), dove sono state utilizzate palizzate in castagno come struttura di difesa dall’erosione marina e accumulo del trasposto eolico per il ripascimento spontaneo del piede dunare, e graticciate sui versanti per la stabilizzazione del sedimento, previsto anche un imponente ripristino vegetazionale sul nuovo profilo e all’interno dei campi dunari.

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Legambiente

Legambiente è un'associazione ambientalista italiana, fondata nel 1980.
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      • Nikolaus+Suck says:

        No lo dicono, ancira una volta, i numeri. Che Legambiente si limita a riportare. Ma, come dicevo, vale anche a prescindere dai numeri. È un caso di scuola di scarsità naturale.

  1. Dice davvero??eppure è qui a rispondere quindi la faccio sorridere e anche scrivere. Però resta evidente il suo atteggiamento a favore di chi la pensa come lei. Può essere anche il migliore avvocato d’Italia ma la sua speranza e quella di diario & c. Dipende esclusivamente dalla stoltezza dei nostri politici perché se avessimo fatto come la Spagna il problema sarebbe stato non dei nostri figli ma dei nostri pronipoti….la saluto

    • Nikolaus Suck says:

      Carlo il problema Suo e vostro non è solo e tanto che vedete solo le cose che volete vedere, ma che le cose proprio non le sapete, e le riferite solo per sentito dire.
      Per cui sappia – ed è davvero l’ultima cosa che Le dico, e giusto perché può andare a beneficio non Suo ma di chiunque sia davvero interessato ad un approfondimento oggettivo – che nemmeno il sistema spagnolo vi fa gioco, e, anzi, se venisse applicato in Italia sareste bellamente fregati!
      Visto che ne parlate tanto, mi sono finalmente preso la briga – e tolto lo sfizio – di studiarlo meglio (cosa che avreste fatto bene a fare voi avendone interesse). Ed ho scoperto una cosa interessantissima e stupefacente: che la durata di 75 anni che tanto sbandierate non riguarda affatto le spiagge e gli stabilimenti balneari, bensì solo ed esclusivamente le aree dietro e a ridosso del demanio!
      Infatti, a seguito della nuova Ley de Costas del 2013 che è intervenuta su quella precedente del 1969 (e sulla Ley de Aguas e la Ley de Portos ancora più risalenti), in Spagna le “spiagge”, come le intendiamo noi, ovvero tutta l’area balneare dei lidi, sono LIBERE e come tali MAI concedibili.
      Ci si può svolgere sopra attività imprenditoriali come la vendita di lettini e ombrelloni e l’installazione di chioschi, tra l’altro entro ristrettissimi limiti (max. il 50% dell’area), ma non in base ad una concessione demaniale, bensì chiedendo una AUTORIZZAZIONE commerciale, e questa autorizzazione, udite udite, non può durare oltre 4 (QUATTRO) anni!
      Le “concessioni” di 75 anni invece, come detto, servono per per l’utilizzazione dello spazio più interno e confinante con la “spiaggia” medesima, per l’uso (sia privato che turistico-ricreativo) dei beni immobili che erano sorti in zone al tempo “privatizzate” e riacquisite al demanio marittimo, e si tratta, come avevamo già detto, di una compensazione per il fatto che tali immobili sono divenuti pubblici da un giorno all’altro e “senza preavviso” (sempre diversamente di quanto avviene o avverrebbe da noi, in cui da un lato per fortuna non ci sono mai state le normative “espansionistiche” spagnole degli anni 50/60/70 che hanno sventrato le coste molto più che da noi, e dall’altro lato i principi dell’accessione proprietaria e dell’acquisizione al pubblico delle opere realizzate sul demanio esistono da sempre, sia nel Codice Civile che in quello della Navigazione, e quindi se ne poteva e deve tenere conto).
      Quella durata NON si applica invece affatto alle autorizzazioni relativamente all’erogazione di servizi sulle “spiagge” vere e proprie (quelle che qui invece sono il vero oggetto della concessione demaniale), attraverso l’uso di infrastrutture mobili, che non sono mai state “prorogate” e sono assoggettate – come detto – ad una durata massima di quattro anni.
      E’ questo quello che volete? Accomodatevi, io ne sarei felice!
      E anche la Spagna l’abbiamo sistemata. Avanti il prossimo.

      • Si studi il Portogallo e la Croazia. Fermo restando che anche quello che dice lei va riscontrato, visto che non è Dio sceso in terra…

        • Nikolaus Suck says:

          Certo che no, ma allora invece di perdere tempo a criticare e insultare gratuitamente la gente (ipocrita, idiozia & CO), per riscontrarlo davvero studi, come ho fatto io.
          E, intanto, per usare parole Sue, si vergogni.
          PS: ho studiato (IO, e Lei?) anche Portogallo e Croazia. Ma Lei non merita un centesimo in più del mio e nostro tempo.

          • Sulle offese non mi riferivo di certo a lei…che ci sia ipocrisia in ciò che viene detto qui è evidente. Ma sulle informazioni che ha sulla Spagna ho seri dubbi. Per le altre invece sapevo già e come detto a chi era già titolare non è stato sottratto nulla. Quella concessione non è stata messa a gara con le nuove regole….

    • Fortunatamente il problema è vostro e presto sarà anche risolto…il silenzio del buon on Gasparri è come il rumore del mare per me 😉

  2. Il rapporto spiagge 2021 non solo mette ben evidenza la scarsità delle risorse,ma fa capire come il sistema turistico-balneare italiano non sia una tipicità così eccellente da far invidia al mondo intero per cui dovrebbe rimanere inviolato.Non mi sembra che ne dobbiamo essere orgogliosi.

  3. Nemmeno un mese fa era sicura che la legge sulla concorrenza avrebbe riguardato principalmente i balneari. Tale idiozia era chiara sin dall’inizio ma lei ha insistito eppure nemmeno una parola negli ultimi giorni… speriamo che sia sempre così…

  4. Non ho mai detto che la legge sulla concorrenza riguardava PRINCIPALMENTE i balneari.Riguarderà tutti,forse con tempi diversi,ma le basi si stanno gettando per tutti.Si dice che per il vostro settore si deciderà tutto a Ottobre per non cambiare le regole del gioco durante la stagione e per parlarne prima con Breton (immagino la risposta) e per far ragionare i partiti che non capiscono cosa c’è in gioco.Fonte:il Sole 24 ore che può essere discutibile per carità!Ma sulla concorrenza si sta correndo e spediti.Mi è difficile immaginare che una legge che spazzi via le proroghe e che voglia gare snelle,veloci e trasparenti e che punti all’equità sociale varrà per tutti tranne i balneari.E comunque la cosa interessante su cui riflettere è quello che ha detto l’Avv.Suck sul sistema spagnolo.Il resto si vedrà.Sinceramente più che nelle decisioni politiche credo nella Giustizia Civile.

  5. Nikolaus Suck says:

    Molto sinteticamente, giusto per mettere un punto e come pro-memoria per chi mai volesse discutere seriamente.
    PORTOGALLO: Lei da Agua n. 58/2005 e attuazione Lei 226-A/2007. Distinzione tra concessioni vere e proprie per usi estesi e invasivi, e licenze per i servizi snelli e amovibili sulla sola spiaggia. Concorso e gara pubblica sempre obbligatorie, e che devono seguire addirittura la normativa sui contratti pubblici di appalto (da noi secondo l’attuale Consiglio di Stato per ora basta quella meno stringente del Codice della Navigazione, vediamo cosa dirà la auspicata normativa nuova).
    Durata massima delle sole concessioni (non delle licenze che durano meno) 75 anni, senza previsione di proroga, ed entro tale massimo determinata caso per caso in base ad una valutazione amministrativa che tiene conto sia della entità degli investimenti previsti e direttamente associati all’utilizzo del bene, sia della loro valenza e compatibilità ambientale ed economica. Quindi nessuna durata lunga unica e standard di tutte le concessioni, ma valutazione caso per caso, entro un massimo certo e in base a parametri oggettivi.
    Proroga delle concessioni di durata inferiore: se, e solo se, alla scadenza (che quindi c’è) il titolare di una concessione originaria può DIMOSTRARE a) di aver fatto investimenti legittimi e proporzionati ulteriori rispetto a quelli originariamente previsti, e b) che gli è oggettivamente impossibile recuperare tali investimenti legittimi e proporzionati, solo in tal caso può chiedere o la proroga proporzionata e sempre entro il periodo massimo (e non prefissato) di 75 anni, o il rimborso degli investimenti aggiuntivi non recuperati.
    Prelazione: esercitabile alla riassegnazione, sempre previa gara, alle seguenti condizioni: il concessionario uscente deve a) entro un anno dalla scadenza manifestare la volontà di proseguire nell’uso, e b) entro dieci giorni dall’aggiudicazione della gara accettare le stesse condizioni dell’offerta vincitrice. Quindi nessun diritto a rimanere lì alle proprie vecchie condizioni, ma svolgimento della gara e accettazione delle stesse condizioni del vincitore. Per cui l’interesse migliorativo dell’amministrazione è soddisfatto.
    Ciò nonostante, trattandosi di norma discriminatoria è criticata. Infatti è analoga a quella italiana oggetto di procedura di infrazione e abrogazione nel 2009. Quindi non è detta l’ultima parola. Tanto più che l’intera disciplina, comunque imperniata sul principio della scadenza certa e del concorso pubblico obbligatorio, è in realtà anteriore alla Direttiva UE, di cui quindi tecnicamente non costituisce “attuazione” conforme.
    CROAZIA: Maritime domaine and seaports act del 2002. Distingue un uso generale (collettivo), speciale (per fini residuali non commerciali) ed economico/commerciale del demanio. Quello economico (incluse le attività turistico-ricreative) è ammissibile solo senza pregiudicare la possibilità di uso generale della porzione demaniale interessata e se non in contrasto con il sistema di tutela ambientale, con una apposita concessione. La concessione per l’uso commerciale del demanio marittimo viene assegnata su domanda del richiedente mediante una gara pubblica. Nell’ambito del sistema croato delle concessioni in generale (che prevede durate dai 5 ai max. 99 anni in base a scopo, importo e benefici economici degli investimenti) la specifica concessione per l’uso commerciale del demanio non può superare la durata massima di 20 ANNI.
    In alternativa, i soli “artigiani” per l’uso economico del demanio possono chiedere un “permesso di concessione”, sempre senza limitare l’uso generale e per una durata massima di 5 ANNI.
    Le durate maggiori fino a 50/60 anni qui non interessano perché riguardano e richiedono la costruzione di edifici e immobili di importanza nazionale, con connessi investimenti consistenti.
    Quindi anche qui, per quel che concerne specificamente le concessioni balneari, sempre gara pubblica, e durate massime dai 5 ai 20 anni, oltre siamo in ambiti totalmente diversi e può essere necessaria addirittura l’approvazione parlamentare.
    Conclusioni: a) ovunque e anche a prescindere dalla direttiva sono previste gare e scadenze certe (che non sono quelle che dite voi ma ben inferiori) e b) solo in Italia sono state previste proroghe generalizzate e indifferenziate di tutte le concessioni per un periodo uguale e consistente, in assenza sia di valutazioni specifiche che di qualsiasi gara iniziale o successiva.
    Lieto di essere smentito da approfondimenti ulteriori e documentati. Il resto è sabbia al vento.

  6. La ringrazio Avvocato per la risposta che ha dato anche a me alla richiesta di fare chiarezza su questa questione e per il tempo che ha dedicato per studiare e dare risposte fondate e utili.(Non tanto per me quanto per i diretti interessati).

    • Nikolaus Suck says:

      I quali interessati però, a fronte di precisi estremi normativi esaminati, riportati e riferiti, senza (e invece di) leggere e verificare ritengono di avere “seri dubbi”, dall’alto della loro scienza infusa. Perché loro nascono imparati e noi (noi!) siamo quelli che “vedono quello che vogliono vedere. Sconfinando nella psicologia un caso di scuola di proiezione. Ma limitiamoci, come al solito, a ridere per non piangere. Buona serata Ilaria!

      • Già il fatto stesso che la Spagna e gli altri stati abbiano deciso su quali zone demaniali applicare la bolkestein e su quali no….fa capire come sia arbitrario il modus operandi. E questo lei che è un esperto non l’ha messo in evidenza chissà perché. La bolkestein è o non è applicata in modo disomogeneo??ed allora di che parla???lei sarà anche un genio nella materia ma è evidente che fa finta di non vedere elementi quantomeno controversi … Un po’ di coerenza ed onestà intellettuale visto che ne ha a iosa…

        • È sempre più difficile vero Carlo sbandierare i motivi per i quali ritenete di essere una categoria tutta da tutelare e salvaguardare?L’infinita disponibilità delle risorse,l’eccellenza tutta italiana di gestire selvaggiamente le spiagge umanizzandole tanto da far perdere la loro essenza e adesso anche l’Avv.Suck a fare chiarezza su Spagna Croazia Portogallo……..

          • Nikolaus Suck says:

            Cara Ilaria credevo che l’ultimo giapponese in guerra fosse Renzo (che è sparito, giustamente è stagione e starà, si spera, “fatturando” alla grande). Invece è Carlo. Colui che ritiene di potere intimare a me di “studiare”.
            In effetti a ben vedere non c’è molta differenza.

        • Nikolaus+Suck says:

          Non l’ho messo in evidenza per due motivi semplicissimi, e già mi pento dell’ulteriore tempo che sto perdendo per Lei:
          1) ho riassunto fatti e dati normativi e solo quelli, non opinioni o speculazioni personali sul perché e per come, che non mi competono e che non ho la presunzione di fare;
          2) ciò che Lei sostiene non è vero perché né Spagna né Croazia hanno deciso nulla su come “applicare la Bolkestein”: la normativa spagnola è del 2005 e quella croata del 2002, quindi entrambe anteriori alla direttiva del 2006!
          A dimostrazione, tra l’altro, che per parlare di gare e scadenze se ne può anche prescindere.
          Non è un pò umiliante essere sempre smentito e sbugiardato punto per punto, ogni volta che parla in base a quello che “già sapeva” e senza aver verificato fonti e dati?
          Su coerenza e onestà a differenza Sua non mi permetto di sindacare. Ma con quel livello di preparazione e finché non si decide a studiare seriamente ciò di cui parla, sarei meno assertivo e presuntuoso. Almeno con chi, anche senza essere Dio sceso in terra (di questi tempi scendere non è consigliabile) ne sa sicuramente più di Lei. Ossequi.

          • Il suo unico limite è rappresentato dalla sua intelligenza. Siccome lei è convinto di interpretare meglio di altri suoi esimi colleghi e giudici ad un certo punto sbaglia. Almeno secondo me.alla fine uno solo avrà la meglio.

  7. Io Carlo non sono un giurista ma ipotizzo che la diversa applicazione sui terreni possa essere legata al profilo giuridico del terreno e, soprattutto, alla maggiore o minore redditività. Probabilmente i terreni più remunerativi vanno a bando come infatti spero accada anche da noi perché lei dimentica sempre che fa i soldi usando un bene di tutti..non mi aspetto ovviamente un suo grazie ma almeno un po’ di buonsenso visto che ne ha a iosa..saluti

    • Lei pensa…ritiene…suppone…ma non supporta nulla di ciò che dice. Almeno l’avvocato suck ci prova…anche se secondo me fallisce quando non mette in evidenza le diverse applicazioni…ma alla fine uno di noi avrà ragione e l’altro torto. Prima pensavo che fossi ipocrita. Adesso non lo penso più. Penso che tu sia semplicemente furbo. Ma non dipende né da me né da te. Semplicemente dalla politica ed è per questo che ammetto di aver paura perché non mi fido affatto. Se fosse il buon senso a decidere starei tranquillo, almeno dal mio punto di vista

  8. Anche io Carlo non mi fido della politica.Anche perché è la politica ad essere furba.Per questo dico che mi fido di più della Giustizia Amministrativa e Civile.Lei dice che la direttiva è applicata in modo diverso.Io penso che anche noi potremmo trovare un modo specifico per applicarla attraverso una riforma seria,ma che preveda innanzitutto le gare che è l’unica condizione che richiede L’Europa.Si potrebbe discutere su come indennizzare il concessionario nell’eventualità che perda la gara per esempio,la durata della concessione ecc…..ma dalle gare bisogna partire.E aggiungo che la politica è furba perché fa presto a capire se l’ago della bilancia si sta muovendo in una direzione più favorevole al loro tornaconto.E penso anche(ma potrei sbagliare)che questo sia il momento migliore per i politici per uscire dal vicolo cieco della propaganda nel quale si sono cacciati e dal quale ne possono uscire dando “colpa ad altri” .Opinione personale e giustamente criticabile da chi la pensa diversamente.

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