Ambiente

Protezione delle dune naturali costiere, un criterio indispensabile per riaffidare le concessioni balneari

Nel Comune di Pomezia da vent’anni si è intrapreso un lavoro di salvaguardia delle dune costiere sulla spiaggia di Torvaianica. Come da tempo afferma Mondo Balneare nei suoi articoli, la resilienza della natura non ha pari con nessun sistema artificiale messo in opera dall’uomo. Le dune naturali sono elementi imprescindibili per tutelare e rilanciare i litorali italiani, soprattutto in questo momento in cui la protezione dell’ambiente è stata inserita nei criteri di aggiudicazione delle concessioni balneari.

Una parte del mondo, composta da cittadini, ricercatori, ambientalisti e leggi che tutelano le dune, non vorrebbe nulla di costruito sulla costa; mentre di contro, alcuni concessionari balneari tendono a dimenticarsi che la spiaggia è un bene comune e naturale. Questi due mondi, così distanti ma così vicini, sono obbligati a dialogare e trovare sintesi, in particolare in questo momento così controverso. Nel Comune di Pomezia si è iniziato da molti anni a cercare di accorciare le distanze tra questi due modi diversi di vedere la spiaggia.

Oggi più che mai, con il recente decreto sulle concessioni balneari varato dal governo, il messaggio è forte e chiaro: le concessioni balneari si assegnano anche a chi contribuisce a proteggere l’ambiente. Il valore ambientale per i concorrenti (in particolare i concessionari uscenti) può essere un aspetto da considerare fattivamente nelle migliorie da apportare al territorio, con interventi da eseguire in tempi rapidi ed economici. L’esempio che viene dal Comune di Pomezia è quello del progetto “Habemus dune”, finanziato dalla Regione Lazio con 1.250.000 euro. In soli due anni il progetto ha messo in atto una serie di interventi che hanno interessato varie parti di spiaggia libera, in aderenza agli stabilimenti balneari, per circa 4,5 chilometri di costa su 9 complessivi. Le opere hanno riguardato la rimozione delle specie esotiche introdotte inconsapevolmente sui lidi, la loro sostituzione con specie autoctone e la delimitazione con schermi di protezione, costituiti da incannucciate, sugli accessi a mare arricchiti con paletti e cordame integrati con passerelle di legno per la maggior parte accessibili. I benefici di “Habemus dune” si vedranno nei prossimi anni.

Il coinvolgimento dei balneari e della cittadinanza di Pomezia, iniziato molti anni fa, è diventato un beneficio sociale, culturale e ambientale, che può essere da stimolo per altri Comuni costieri. Iniziare un percorso virtuoso a opera del concessionario balneare può essere una risposta seria e concreta al rispetto del bene spiaggia, che dà e ha dato la possibilità di creare imprese a carattere familiare, diventando la prevalente fonte di reddito per molte famiglie. Questo ci riporta in mente di Sandro de Muro e Giampiero Dore, che si interessano di ricerca e tutela delle spiagge: «Gli operatori balneari e turistici, gli albergatori e chiunque sia interessato all’uso della gestione della risorsa spiaggia, si devono sentire coinvolti nella sua tutela, condividendo obiettivi e metodi […] Tutti dobbiamo sentirci parte attiva e interessata» (tratto da “Dove inizia il mare. Buone pratiche per lo studio, la salvaguardia e la gestione delle spiagge sarde“).

A Pomezia, grazie a un approccio che affronta il problema da diversi punti di vista, si è iniziato a comprendere quanto fosse importante recuperare la sabbia che finiva sulla strada, procedendo a un repentino recupero grazie a delle specifiche linee guida scritte dagli enti preposti. Grazie al progetto “Habemus dune” quella sabbia, che per l’azione del vento era stata spostata in aree marginali o sui muri di confine, è stata recuperata e utilizzata per riportarla sul piede dunale, che rappresenta il punto più delicato della spiaggia. Le dune sono state successivamente delimitate e rinaturalizzate con specie tipiche delle nostre coste, opportunamente preparate in vivaio con semi e talee locali.

La manutenzione della spiaggia emersa può diventare il valore aggiunto nella gestione della costa, prima che molti tratti di litorale si perdano definitivamente. Si è molto parlato di risorsa scarsa ai fini dei relativi bandi delle concessioni e possiamo dire che l’incertezza in l’Italia sulla questione delle concessioni balneari sta contribuendo a produrre danni irreparabili sugli ecosistemi costieri,. Se non si affronta rapidamente, il problema dei bandi sarà presto risolto dalla natura stessa per mancanze di aree disponibili. Quindi, la duna e gli habitat costieri sono da considerare beni straordinari non solo di altissimo valore paesaggistico, ma anche dal punto di vista economico, visto l’indotto che muove il turismo balneare. Al contempo, non possiamo però perdere il focus principale: per lasciare quanto ereditato alle prossime generazioni, sforziamoci a non distruggere un bene primario costituito anche dalle dune, che sostengono l’economia del mare e che attenuano gli effetti del cambiamento climatico.

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Cristiano Casafina

Architetto, autore di un progetto di riqualificazione delle dune di Torvaianica (Pomezia).