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“Più trasparenza sulle concessioni balneari”: il nuovo appello di Calenda

Il ministro allo sviluppo economico torna sulla questione spiagge e propone di istituire un registro pubblico sui canoni.

Calenda vuole più «trasparenza» sulle concessioni balneari e propone l’istituzione di un apposito «registro pubblico» sui canoni. Il ministro allo sviluppo economico ha rilasciato una nuova dichiarazione in merito alla situazione degli stabilimenti di spiaggia, dopo averla definita «vergognosa» solo due settimane fa (vedi notizia). E anche questa uscita ha acceso ulteriori polemiche, nonostante già la scorsa volta Calenda abbia ricevuto le critiche di tutti i sindacati di categoria.

«Chiederò come governo un registro della trasparenza sulle concessioni balneari. Vogliamo che il consumatore che va a pagare magari 100 euro per l’ombrellone sappia qual è il valore della concessione e della sua durata», ha detto Calenda in occasione della presentazione del nuovo codice della concorrenza all’Antitrust, spiegando che in Italia non esiste un dato su quanto le singole concessioni paghino allo Stato.

«Lo Stato incassa per le concessioni balneari 104 milioni di euro da circa 25 mila titoli. Facendo una semplice divisione, il risultato è meno di quanto paga un ambulante per un banchetto di 5×3 metri. Cosa c’è di equo in questo?», ha aggiunto il ministro, le cui parole sono state diffuse oggi dall’agenzia Ansa. «È un principio di equità che le concessioni pubbliche vengano messe a gara. Da più parti viene frequentemente attaccata la pressione Ue per le gare, come se fosse solo una pressione europea e non un valore etico. – ha concluso Calenda – Qualcuno mi deve spiegare cosa c’è di equo nel non mettere a gara e non permettere a un ragazzo di mettere su uno stabilimento».

In risposta a Calenda è arrivata una nota del deputato Sergio Pizzolante (Ap-Ncd): «Dico all’ottimo ministro Calenda che il veicolo per la revisione dei canoni per le concessioni demaniali è la legge delega preparata dal ministro agli affari regionali Enrico Costa con il concerto anche del Mise e approvata dal consiglio dei ministri. La legge è già arrivata in parlamento, in commissione Finanze. Quindi il ddl concorrenza non può occuparsi di una materia così complicata e articolata che ha richiesto la condivisione di sette ministeri», ha detto Pizzolante. «In riferimento ai canoni, il ministro ha ragione quando afferma che ci sono sperequazioni non giustificabili e dice cose giuste quando evidenzia casi di speculazione sulle concessioni. Ma sono casi singoli e così vanno trattati. Ma anche sui canoni la legge delega dice cose precise per il riordino. Quello è lo strumento», conclude Pizzolante, la cui dichiarazione completa è disponibile cliccando qui.

Da parte delle associazioni balneari, immediata la reazione di Fabrizio Licordari, presidente Assobalneari-Confindustria: «Se qualcuno aveva ancora dei dubbi – tuona Licordari – oggi Calenda li ha spazzati via. Il ministro ci vuole mandare dritti alle evidenze pubbliche, dimostrando anche di non avere la più pallida idea di che cosa significa pagare il canone legato a una concessione, se lo paragona alla redditività che questa produce. Ritengo gravissimo che un ministro affronti un argomento così importante con questo pressapochismo da bar. Davanti a tanta avversione nei confronti della nostra categoria, mi domando che cosa vadano a fare Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti e Oasi-Confartigianato all’incontro fissato con Calenda per il prossimo 14 marzo. Il ministro ci parla di registro sulla trasparenza quando lui, nel convocare le organizzazioni che gli hanno richiesto l’incontro, esclude Assobalneari perché è contro al ddl. Qui la trasparenza e la concorrenza sono un bel pretesto per fare invece una sostituzione di impresa, questa è la verita. Assobalneari invita piuttosto tutti i balneari italiani alla manifestazione del 15 marzo a Roma per esprimere la propria contrarietà contro il ddl di questo governo e contro l’atteggiamento del ministro Calenda. Altre parole sono inutili: tutti in piazza insieme per difendere le nostre imprese!».

Anche Riccardo Borgo, presidente Sib-Confcommercio, è subito intervenuto sulle parole di Calenda: «Pensavamo che l’incontro con il ministro Carlo Calenda fissato per il 14 marzo fosse finalizzato a conoscere meglio un mondo di imprese a lui completamente sconosciuto. Le dichiarazioni odierne confermano questa nostra impressione, che diventa certezza quando, avventurandosi in una ardita quanto banale divisione (l’entrata totale diviso il numero delle concessioni), sentenzia che ogni concessione paga un’inezia. Spero che il signor ministro sia a conoscenza che il canone è quanto lo Stato ci chiede e che deriva da una legge, oltre a essere al corrente che sempre il canone costituisce solo una voce tra i costi sostenuti dai balneari (Iva al 22%, doppia di ogni altra impresa turistica italiana, e imposte regionali che, in qualche caso, arrivano al raddoppio degli importi, solo per fare qualche esempio). Quello che certamente non sa è che qualche centinaio di imprese oggi sta fallendo in quanto gravate da canoni con valori Omi che, per la loro stessa assurda esosità, non riescono a pagare. È dal 2007 che chiediamo, inutilmente, una perequazione e un riequilibrio».

«Sulla trasparenza siamo pronti – aggiunge Borgo – ma così come viene presentata, dalla la dichiarazione del ministro ci sembra più un atto intimidatorio che un elemento di chiarezza. Perché se così fosse, parlando del Codice della concorrenza, ne avrebbe dovuto fare una iniziativa di carattere generale che riguarda tutti i tipi di concessione. Anche quelle in capo a potentati economici e/o mediatici o, per esempio, autostradali e petrolifere che risultano essere di competenza del suo ministero. Ci sembra che Calenda ‘l’abbia giurata’ agli imprenditori balneari, immaginandoli potenti e ricchissimi nababbi, anziché, come realmente siamo nella stragrande maggioranza dei casi, piccole imprese dove l’elemento lavoro (100.000 addetti diretti), è fondamentale».

Conclude Borgo: «Un’ultima cosa credo che il ministro Calenda ci debba spiegare meglio: che cosa ci sia di equo non solo “nel non permettere a un ragazzo di mettere su uno stabilimento balneare” ma anche nel far perdere a un altro ragazzo lo stabilimento balneare nel quale lavora da anni con la sua famiglia, rispettando le regole. Solo per ulteriore precisazione: nelle nostre proposte c’è, appunto, anche la possibilità di rilasciare nuove concessioni, laddove è possibile, proprio per dare una seria opportunità di lavoro ai giovani e alle donne. Ci sembra, infine, che siano evidenti e macroscopiche le differenze all’interno del governo nell’affrontare la riforma delle concessioni demaniali ad uso turistico. È chiaro a tutti leggendo il disegno di legge sulla riforma, con l’ottica che il ministro Enrico Costa ci ha spiegato, e quella di Calenda, che conosciamo solo da qualche giorno, che si riscontra una sostanziale differenza. Crediamo sia necessario che il governo chiarisca punto per punto, in quanto ne va del futuro di 30.000 imprese e 100.000 famiglie. Con i tempi che corrono, e in questo caso il ministro Calenda lo sa meglio di tutti visto il proprio ruolo che ricopre, non mi sembra roba di poco conto».

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