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Ostia, SOS Stagionali: 500 Lavoratori senza Paracadute

Allarme di Confcommercio Roma e interrogazione in Parlamento

La stagione balneare di Ostia è a rischio. Un insieme di cause storiche e congiunturali contribuisce a far vivere questo inizio estate sotto il segno della profonda insicurezza: tra erosione costiera, incertezza normativa legata alla direttiva Bolkestein, ritardi burocratici nelle aperture, sequestri e revoche dei lidi, si profila lo spettro della povertà per centinaia di famiglie.

Il litorale di Ostia lancia una richiesta di aiuto che va ben oltre la semplice gestione degli ombrelloni. Al centro della tempesta ci sono circa 500 lavoratori stagionali (fino a 1.000 secondo le ultime stime sindacali) che, a causa di una stagione frammentata e complessa, rischiano di non maturare i requisiti minimi previsti dalla legge per accedere alla Naspi, l’indennità di disoccupazione che permette agli operatori di andare avanti oltre il periodo lavorativo estivo.

Confcommercio Roma Litorale Sud, insieme al Coordinamento Balneari, ha lanciato l’allarme paventando una crisi sociale senza precedenti per chi opera nel comparto, invocando un intervento immediato e straordinario delle istituzioni.

Il meccanismo della Naspi e il rischio per i lavoratori stagionali

Il meccanismo di calcolo della Naspi si basa sulle settimane di contribuzione versate negli ultimi quattro anni. Tuttavia, per molti addetti del settore balneare di Ostia, il biennio precedente è stato già segnato da contratti brevissimi dovuti all’instabilità meteo e a un calo generale dei consumi. Quest’anno la situazione rischia di essere ancora più drammatica: la mancanza di continuità e i ritardi amministrativi significano che, senza il raggiungimento della soglia minima di 13 settimane di giornate lavorate, l’indennità cala drasticamente o svanisce del tutto, lasciando i lavoratori stagionali senza ammortizzatori sociali proprio durante i lunghi mesi invernali.

La colpa di questa crisi sul litorale non è da imputare al caso, ma è il risultato di diversi fattori critici strutturali:

  • Erosione e danni strutturali: La riduzione fisica delle spiagge e l’avanzamento del mare hanno fortemente limitato la capacità ricettiva di diversi stabilimenti, conducendo a tagli inevitabili su tutto il personale di terra e di mare (bagnini di salvataggio, ormeggiatori, personale di spiaggia).
  • L’incognita Bolkestein e i contenziosi legali: L’incertezza assoluta sul futuro delle concessioni demaniali frena gli investimenti dei gestori. A ciò si aggiungono i recenti provvedimenti di sequestro e le ordinanze di rimozione delle strutture ritenute abusive da Roma Capitale, che stanno paralizzando l’attività di circa venti lidi storici, impossibilitati a fare in tempo per l’avvio regolare delle attività. I gestori, di conseguenza, preferiscono contratti precari e ridotti all’osso piuttosto che scommettere su organici stabili.

Le richieste dei sindacati e il rischio di fuga dal settore

In questa situazione di emergenza, che è arrivata persino all’attenzione del Parlamento tramite un’interrogazione al Ministero del Lavoro, i sindacati e i rappresentanti di categoria chiedono un piano straordinario alla Regione Lazio per evitare il tracollo economico del territorio.

Tra le richieste principali figurano l’introduzione di deroghe territoriali temporanee, con l’applicazione di criteri di accesso alla Naspi più flessibili per i lavoratori stagionali che operano in aree colpite da criticità ambientali ed emergenze demaniali, un contributo straordinario di sostegno al reddito e, infine, piani per impiegare il personale stagionale in attività di manutenzione ambientale e pulizia del litorale durante i mesi invernali.

Il rischio concreto che si profila sullo sfondo di circa 31 stabilimenti coinvolti a Ostia è lo svuotamento professionale di tutto il comparto. La perdita di tutele stabili sta spingendo, e spingerà inevitabilmente nei prossimi mesi, moltissimi professionisti qualificati come cuochi, barman e bagnini brevettati ad abbandonare definitivamente il turismo balneare per cercare impieghi più stabili e sicuri altrove. Un danno che rischia di compromettere per sempre la qualità e la sicurezza dell’offerta turistica di tutto il litorale romano.

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