Sindacati e associazioni

Mobilitazione balneari, migliaia di manifesti in tutte le spiagge italiane

Ieri gli stabilimenti hanno sensibilizzato i turisti sul problema della direttiva Bolkestein

Nella giornata di ieri in tutti gli stabilimenti balneari italiani si è svolta la prima delle giornate di mobilitazione della categoria indetta da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, le sigle sindacali maggiormente rappresentative dei balneari italiani. In ogni stabilimento balneare è stato affisso un manifesto in cui, nel celebrare la festa della Repubblica, si ricorda che da ben 14 anni si è in attesa di una legge che applichi correttamente la direttiva Bolkestein. Secondo le due associazioni, «sono stati oltre diecimila i balneari che hanno affisso il manifesto nei loro stabilimenti balneari, dalla Sicilia alla Liguria, dalla Toscana alla Puglia, dal Lazio alla Sardegna, dall’Abruzzo alla Campania, dalla Calabria all’Emilia-Romagna».

Dappertutto i bagnanti sono stati accolti con il manifesto di protesta delle organizzazioni sindacali di categoria, che recitava così: “I balneari italiani hanno avuto l’unico torto di aver creduto nelle leggi dello Stato italiano che garantiva la continuità di lavoro. Non possono essere penalizzati per questo“.

Commentano Antonio Capacchione e Maurizio Rustignoli, presidenti di Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti: «La direttiva Bolkestein, così come chiarito dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, presuppone l’accertamento della scarsità della risorsa e cioè l’impossibilità del rilascio di nuove concessioni. Il tavolo tecnico consultivo sulla mappatura delle concessioni demaniali marittime ha certificato che nel nostro paese vi è la possibilità del rilascio di nuove concessioni e che quindi nuovi operatori possano svolgere questa attività. Non c’è pertanto necessità di “terremotare” un modello di balneazione attrezzata di successo e che il mondo ci invidia».

«Questa è solo la prima di una serie di iniziative di mobilitazione che le sigle sindacali hanno in programma per spingere il Governo a fare il suo dovere: emanare una legge di tutela di 30.000 aziende prevalentemente a gestione familiare. Si tratta di un settore costituito non da capitani d’industria dai forzieri ricolmi come purtroppo viene da tempo maliziosamente descritta ma di onesti lavoratori che rischiano di perdere il lavoro e il frutto del loro lavoro», concludono i presidenti di Sib e Fiba.

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