Il governo sarebbe vicino a un intervento sulle concessioni balneari. La presidente del consiglio Giorgia Meloni ne ha parlato a margine del consiglio dei ministri di lunedì scorso col ministro Matteo Salvini, intenta a individuare una soluzione che soddisfi la categoria senza irritare l’Ue. Ma sui contenuti del provvedimento, ci sono ancora divisioni interne alla maggioranza.
Le concessioni balneari sono in scadenza il prossimo 31 dicembre e dovranno essere riassegnate tramite gare pubbliche, in base alla legge concorrenza del governo Draghi. Il governo Meloni potrebbe anche non fare nulla e lasciare che gli enti locali aprano i bandi ognuno per sé, ma la premier vuole evitare lo scontro con i balneari. Tuttavia la leader di Fratelli d’Italia si è ormai inimicata la categoria, non avendo mai mantenuto la promessa di salvaguardarla dalle gare. Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, i due principali sindacati che rappresentano gli imprenditori del settore, stanno preparando una chiusura simbolica degli ombrelloni per il 9 o 10 agosto: «Un’iniziativa doverosa di fronte a una irresponsabile e sconcertante fuga dalle proprie responsabilità della politica e segnatamente del governo», hanno dichiarato i presidenti delle due associazioni, Antonio Capacchione e Maurizio Rustignoli.
I balneari erano già scesi in piazza a Roma l’11 aprile scorso e ora sono intenzionati a replicare la serrata degli ombrelloni in tutta la penisola, come già avvenuto il 3 agosto 2012 quando il governo Monti voleva introdurre le gare delle concessioni. La premier non sa come salvare la faccia e vuole evitare una manifestazione contro di lei in piena estate, quando tutti gli italiani sono al mare; perciò ha cercato l’appoggio di Salvini. L’idea sarebbe quella di inserire una norma nel decreto infrazioni o nel decreto concorrenza. Sembra ormai palese che la presidente del consiglio si mangerà la promessa di evitare le gare delle concessioni, ma l’intento è almeno quello di obbligare i concessionari subentranti a pagare degli indennizzi agli uscenti, come chiede la maggioranza delle associazioni di categoria. Sul tavolo di Palazzo Chigi ci sarebbero almeno tre diverse proposte di legge, che rispecchiano le diverse opinioni interne al centrodestra. In una di queste, pare sia contenuta una proroga di uno o due anni, per recuperare il ritardo di cui il governo stesso è colpevole.
Tuttavia l’accordo tra Meloni e Salvini non conta nulla, senza il via libera della commissione Ue. La direttiva Bolkestein proibisce qualsiasi vantaggio ai concessionari uscenti e gli indennizzi potrebbero essere percepiti come un favore improprio; perciò non è detto che la norma riceverà il via libera da Bruxelles, soprattutto con la posizione marginale di Fratelli d’Italia in Ue. Ancora più improbabile appare l’accettazione di una proroga automatica, proibita dal diritto italiano ed europeo, e che perciò sarebbe disapplicata nel giro di pochi giorni dal Consiglio di Stato che aveva imposto il termine tassativo del 31 dicembre 2023 per concludere le gare. Il governo sembra insomma ancora in alto mare, e nel frattempo gli enti locali stanno andando avanti da sé. L’ultima è stata la Regione Toscana, che nei giorni scorsi ha approvato una norma sugli indennizzi ai concessionari uscenti. Un provvedimento analogo era già stato cassato dalla Corte costituzionale nel 2017, poiché le Regioni non hanno il potere di legiferare sul demanio marittimo; ma il gesto della giunta di Eugenio Giani è soprattutto di provocazione per far emergere le inadempienze del legislatore nazionale. Ancora più emblematica è la posizione della Regione Abruzzo: anche qui, poche settimane fa è stata approvata una legge locale che introduce un “bando-tipo” per le imminenti gare. Significativo è che la giunta sia retta da una maggioranza di centrodestra, che non solo ritiene inevitabili le gare, ma che le sta addirittura disciplinando. A livello nazionale, invece, nessun esponente di governo ha ancora avuto il coraggio di dirlo.
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