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Mappatura spiagge, Regioni chiedono ruolo più forte a governo

C'è polemica in seguito al tavolo fra gli assessori regionali al demanio

Le Regioni costiere chiedono al governo un ruolo più forte per contribuire a decidere il futuro delle concessioni balneari, ma c’è polemica sulla mappatura necessaria per procedere con la riforma. È emerso al tavolo interregionale sul demanio marittimo, convocato ieri a Roma dall’assessore della Liguria Marco Scajola in seguito alla riunione fra ministeri e associazioni di categoria della settimana scorsa a Roma. In qualità di coordinatore del tavolo, Scajola ha annunciato l’intento di lavorare per un allargamento della presenza delle Regioni, mentre un’altra nota dell’assessore al demanio marittimo del Friuli Venezia Giulia Sebastiano Callari lamenta che la mappatura è un lavoro già svolto da tempo e che occorre procedere celermente con la decisione sulle modalità per la riassegnazione dei titoli in scadenza il 31 dicembre 2024. Sulla stessa linea l’assessore pugliese Raffaele Piemontese, il quale ha chiesto che la mappatura non diventi un discorso per prendere in giro i concessionari.

Scajola: “Regioni chiederanno ruolo più forte”

Queste le dichiarazioni di Scajola a margine dell’incontro fra gli assessori al demanio: «Le Regioni chiederanno di poter avere, all’interno del tavolo tecnico nazionale consultivo in materia di concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali, un ruolo ancora più forte: il nostro obiettivo è allargare la presenza delle Regioni, con più figure tecniche anziché una, come previsto finora. Questo alla luce delle fondamentali competenze che i territori possono mettere in campo nel coordinare tutte le informazioni che saranno fondamentali per arrivare ad una normativa nazionale in materia».

«La presenza tecnica al tavolo nazionale, in cui si riuniscono le varie componenti ministeriali interessate e le associazioni di categoria, in rappresentanza delle Regioni è affidata alla Liguria», spiega Scajola. «L’obiettivo del tavolo interregionale, come detto, è quella di ampliarla ulteriormente. Le Regioni hanno condiviso il fatto che sia necessaria una riforma del demanio marittimo, come richiesto ormai da anni: i tempi sono sempre più stretti, e quindi le Regioni hanno ribadito la loro volontà di massima collaborazione per dare un contributo concreto ai lavori del tavolo nazionale, che ha apprezzato il lavoro svolto dalle Regioni stesse sulle mappature, un lavoro che a oggi è elemento di partenza per ogni tipo di considerazione e programmazione.

«Le Regioni – conclude Scajola – hanno dimostrato un grande senso di responsabilità: oggi eravamo tutti presenti, assessori al demanio e collaboratori tecnici, per un confronto che è stato lungo e costruttivo. Una riforma nazionale non può non passare dal contributo e dagli elementi che possono arrivare da Regioni e Comuni. Continueremo a offrire la nostra massima collaborazione, ma vogliamo ribadire e sottolineare che ogni decisione che il governo dovrà assumere nei prossimi mesi sul tema del demanio marittimo dovrà tenere conto delle storicità della nostra cultura balneare italiana, delle migliaia di imprese che operano sulle nostre coste e della necessità di tutelare il lavoro e un made in Italy che il mondo ci invidia».

Callari: “Basta palla in tribuna, è ora di decidere”

Più in vena polemica sembra invece il Friuli Venezia Giulia, con una nota diramata dall’assessore al demanio Sebastiano Callari: «Il Friuli Venezia Giulia ha già da tempo svolto i suoi “compiti per casa” sulla mappatura delle aree demaniali, mettendo a punto un sistema chiaro e trasparente. Bisogna dire basta a chi vuole buttare la palla in tribuna, perché è arrivato il momento di prendere delle decisioni chiare in un settore importante per l’economia non solo del nostro territorio ma dell’intero paese».

«Nel corso della riunione – ha spiegato Callari – sono stati illustrati i passaggi compiuti qualche giorno fa durante la seduta del tavolo interministeriale, dal quale è emerso, per l’ennesima volta, la necessità di accelerare i tempi per il completamento della mappatura delle concessioni demaniali esistenti. È questo un atto propedeutico che servirà in seconda battuta alla definizione dei criteri per la determinazione della sussistenza o meno della scarsità della risorsa disponibile e, di conseguenza, l’applicazione o meno della direttiva Bolkestein. In sostanza, nella riunione ci siamo trovati a dover discutere una cosa sulla quale ci stiamo confrontando ormai da molto tempo con i governi che, fino a oggi, si sono susseguiti alla guida del paese. È anacronistico continuare a parlare di mappature quando già tutte le Regioni hanno già fornito questi dati. Noi, con “Eagle Fvg”, abbiamo messo a punto un sistema di consultazione delle banche dati territoriali in grado di fornire in maniera chiara e trasparente ciò che, ancora una volta, il tavolo interministeriale chiede per poi poter procedere alla determinazione della sussistenza o meno della scarsità della risorsa disponibile».

Conclude l’assessore friulano: «Non va dimenticato che una pubblica amministrazione deve poter dare certezza sia agli imprenditori che operano in questo settore, sia ai funzionari che devono compiere i relativi atti. Dal canto nostro abbiamo provveduto in alcuni casi a rinnovare, e non prorogare, alcune concessioni, pubblicando le richieste degli interessati e provvedendo al rilascio della concessione laddove nessun altro ha manifestato il suo interesse per lo stesso sito. Dove invece sono state avanzate più richieste, abbiamo predisposto le procedure di gara, stoppate poi dal governo. Dunque, è giunto ora il momento di non continuare a buttare la palla in tribuna e assumere invece una posizione chiara nell’interesse di tantissime imprese che operano in un settore strategico dell’economia nazionale. Cercare di dimostrare che le aree demaniali non sono una risorsa scarsa per aggirare la norma Bolkestein e quindi continuare a prorogare all’infinito le concessioni già in essere è un principio che va contro la libera impresa, proprio quella che invece un governo di centrodestra intende tutelare».

Piemontese: “Basta con false aspettative a concessionari”

Sulla stessa linea di Callari è l’assessore al demanio della Regione Puglia Raffaele Piemontese: «Sulle concessioni balneari, solo con un approccio realistico e pragmatico riusciremo a tutelare efficacemente il patrimonio costiero italiano e le imprese sane che, con i loro servizi, lo valorizzano e lo salvaguardano. La decisione del governo nazionale di effettuare un monitoraggio dei dati delle concessioni demaniali marittime e mapparle per dimostrare che la risorsa non è scarsa e che, quindi, non sarebbe applicabile la direttiva europea Bolkestein su concorrenza e libera circolazione dei servizi rischia di ingenerare false aspettative nei concessionari balneari, da troppo tempo esposti a incertezze e ai quali vanno, invece, date risposte concrete dopo anni di rinvii e di soluzioni non definitive».

«Dobbiamo assumerci la responsabilità politica di elaborare e approvare una legge organica che salvaguardi la categoria e non rimandi a soluzioni che creano solo ulteriori incertezze sul futuro», ha concluso Piemontese, che ha avanzato la candidatura della Regione Puglia, insieme a Emilia-Romagna e Lazio, per rappresentare le Regioni italiane in seno al tavolo tecnico consultivo della presidenza del consiglio.

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