Ambiente

L’Italia perderà 1000 km di costa entro 80 anni a causa dell’innalzamento del mare

Lo afferma uno studio della Commissione europea sull'erosione costiera

L’Italia potrebbe perdere ben 1.030 km di spiagge entro i prossimi 80 anni, a causa dell’innalzamento dei mari dovuto al riscaldamento globale. Lo afferma uno studio condotto dal Joint Research Centre della Commissione europea, con dati analizzati e rielaborati dall’Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e diffuso oggi da Stopglobalwarming.eu, l’iniziativa promossa da Marco Cappato e dall’Associazione Luca Coscioni per tassare le emissioni di Co2 e contrastare il riscaldamento globale, che tra le altre cose sta letteralmente divorando le spiagge europee e italiane.

In sostanza, secondo lo studio entro il 2100 una spiaggia su tre in Italia non esisterà più, anche se altri paesi avranno una situazione peggiore rispetto alla nostra: per l’Australia si stima infatti una perdita di ben 14.849 km di spiagge, per il Canada 14.425 km, per il Cile 6659 km. Seguono Messico (5488 km), Cina (5440 km), Stati Uniti (5530 km), Russia (4762 km) e Argentina (3739 km).

Tornando in Italia, sulle nostre coste l’erosione potrebbe distruggere completamente le spiagge di 109 municipalità su 584 (11%). Nel restante 74% delle municipalità l’assottigliamento della fascia di sabbia andrà da pochi centimetri fino a un livello critico. Nella zona di Rimini, per esempio, le spiagge arretrerebbero mediamente di 40 metri, ma in alcuni punti potrebbero sparire del tutto. A livello regionale, le municipalità sul litorale adriatico dove le spiagge andranno quasi sicuramente perse sono 3 su 7 (43%) in Friuli-Venezia Giulia, 5 su 12 (42%) in Veneto, 7 su 13 (54%) in Emilia Romagna, 4 su 25 (16%) nelle Marche, 5 su 16 (31%) in Abruzzo, 2 su 4 (50%) in Molise, 6 su 67 (9%) in Puglia, 3 su 8 (38%) in Basilicata, 12 su 114 (11%) in Calabria, 4 su 42 (10%) in Campania, 6 su 23 (26%) nel Lazio, 5 su 33 (15%) in Toscana e 3 su 47 (6%) in Liguria. In Sicilia e Sardegna, le municipalità con spiagge destinate a svanire nel nulla sono rispettivamente 20 su 111 (18%) e 24 su 62 (19%).

«Nonostante gli appelli di Greta Thunberg, l’azione dei Fridays for future e i solenni impegni internazionali – sottolinea Marco Cappato – la politica europea latita nell’offrire risposte concrete in grado di contrastare l’emergenza. La Commissione europea ha espresso la volontà di agire, ma le resistenze degli Stati nazionali rischiano di vanificare ogni buona intenzione. Proprio per questo, apporre la firma su www.stopglobalwarming.eu significa sostenere l’unica iniziativa formale sul tema già incardinata istituzionalmente, in quanto si tratta di una Ice (iniziativa dei cittadini europei) che verrà obbligatoriamente discussa se raggiungerà il milione di forme necessarie, come richiesto dalle leggi Ue».

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