Norme e sentenze

Lidi balneari, sono validi i titoli edilizi scaduti durante lo stato di emergenza

Lo ha stabilito il Tar di Lecce, pronunciandosi per la prima volta in assoluto sul tema

Con sentenza n. 1215/2021 la prima sezione del Tar Lecce (presidente ed estensore Antonio Pasca) ha interpretato per la prima volta l’art. 103, comma 2 del decreto legge n. 18/2020 e successive modifiche e integrazioni, ritenendo detta normativa applicabile anche ai titoli edilizi a carattere stagionale, anche se scaduti.

La vicenda riguarda lo stabilimento balneare StelMar sito nella marina del Comune di Lecce, il cui manufatto è stato assentito, nel corso degli anni, con singoli titoli edilizi a carattere stagionale e con scadenza fissata al 31 ottobre di ogni anno. Invero, in data 13 maggio 2020 è stato emesso l’ultimo permesso di costruire con il quale l’amministrazione comunale rilasciava il titolo edilizio riferito al manufatto funzionale all’attività dello stabilimento balneare in questione, con validità sino al 31 ottobre 2020. L’amministrazione comunale aveva però omesso di rilasciare il titolo edilizio anche per la stagione balneare 2021 e, in data 30 marzo 2021, ha notificato al concessionario un’ordinanza di demolizione, con conseguente ingiunzione alla rimozione di tutti i manufatti presenti sull’area demaniale nel termine di novanta giorni dalla data di notifica della stessa. Nella medesima ordinanza veniva specificato che «l’accertamento dell’inottemperanza alla presente ordinanza comporta la decadenza della concessione demaniale marittima come disposto dall’art. 47 del Codice della navigazione».

Avverso il predetto provvedimento il titolare dello stabilimento balneare StelMar ha proposto ricorso al Tar Lecce con il patrocinio del sottoscritto avvocato Danilo Lorenzo. Nel corpo dell’atto giudiziario ho evidenziato che l’art. 103, comma 2 del decreto legge n. 18/2020 e successive modificazioni e integrazioni stabilisce quanto segue: «Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati […] in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza». Inoltre è stato specificato che la citata norma merita attenzione sotto un duplice profilo, ovvero con riferimento alla sua portata applicativa e con riferimento alla sua ratio:

  • Quanto alla portata applicativa, è evidente che il legislatore ha voluto estendere la validità di tutte le situazioni giuridiche soggettive comunque legittimate e in scadenza tra la data del 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 (attualmente fissata al 31 dicembre 2021).
  • Quanto alla ratio legis, è altrettanto evidente che la stessa vada individuata nella situazione di carattere sicuramente eccezionale e straordinaria collegata alla pandemia in essere, che ha reso necessario “preservare” le situazioni giuridiche soggettive “a scadenza”, nelle more della straordinarietà della situazione sociale, economica e pandemica in essere.

In applicazione della citata norma, ho sostenuto che anche il permesso di costruire nella titolarità del concessionario, pur avente scadenza al 31 ottobre 2020, doveva ritenersi prorogato nei suoi effetti e nella sua validità per un termine di novanta giorni successivo alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza da Covid-19. Pertanto, il titolo edilizio che legittimava la permanenza del manufatto balneare doveva ritenersi valido ed esistente anche per il periodo successivo al 31 ottobre 2020, attesa la proroga ex lege disposta dal legislatore nella norma sopra indicata.

Con la citata sentenza n. 1215/2021 il Tar Lecce, in accoglimento delle tesi difensive, ha annullato i provvedimenti impugnati, sostenendo che «premesso il buon diritto del ricorrente di mantenere i manufatti fino alla data del 31 dicembre 2020, deve evidenziarsi che tale disposizione (art. 103, comma 2, D.L. 18/2020), legata allo stato emergenziale da pandemia, di contenuto ampio e onnicomprensivo, comporta che i titoli edilizi debbano ritenersi allo stato ancora efficaci e fino al termine di giorni 90 successivi alla dichiarata cessazione dello stato di emergenza epidemiologica; la perdurante validità ed efficacia dei titoli edilizi, legittimando il mantenimento delle strutture di cui trattasi – e sempre limitatamente a quei manufatti a suo tempo legittimamente assentiti – rende evidente i profili di illegittimità che viziano irrimediabilmente gli impugnati provvedimenti».

La pronuncia in commento è particolarmente interessante sia perché sancisce la portata omnicomprensiva dei principi stabiliti dall’art. 103 comma 2 citato, sia perché ritiene che la moratoria prevista dal legislatore trova applicazione anche con riferimento a quei titoli edilizi che, sebbene abbiano esaurito i loro effetti in ragione della limitata valenza temporale, continuano a essere efficaci anche oltre il termine di scadenza laddove tale termine venga in essere nel periodo successivo al 31 gennaio 2020 e durante la situazione emergenziale legata alla pandemia da Covid-19.

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Danilo Lorenzo

Avvocato specializzato in diritto amministrativo
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  1. Nikolaus Suck says:

    E’ solo un pensiero personale ma non vedo la situazione né così limpida, né così scontata.
    In effetti approfondendo, pur non conoscendo tutti gli atti di causa, la ricostruzione nell’articolo e la parte motiva della sentenza non collimano.
    Nell’articolo si fa riferimento all’ultimo permesso del 13 maggio 2020 con scadenza a ottobre 2020, come riferimento per l’applicazione della proroga emergenziale del d.l. 18/2020. Ma che tale norma contingente emanata a marzo/aprile 2020 per i provvedimenti amministrativi esistenti in quel momento e già in scadenza, si applichi e debba applicarsi anche a provvedimenti adottati successivamente e con scadenze nuove, proprie ed autonome, oltre tutto specificamente ed autonomamente motivate dalle circostanze del caso, è discutibile e sarebbe tutto da vedere.
    Soprattutto, però, leggendo la sentenza mi sembra che essa non dica nulla del genere, e, anzi, in parte motiva non faccia proprio nessun riferimento al permesso del 13 maggio 2020.
    Al contrario sembra fondarsi tutta e solo sul combinato disposto di due norme, l’art. 1 c. 246 della l. n. 145/2018 secondo cui certi manufatti possono insistere fino al 31.12.2020, e l’art. 103 c. 2 del d.l. emergenziale n. 18/2020 che proroga le scadenze dei provvedimenti amministrativi in essere in quel momento; e pare sostenere, in modo secondo me un po’ “tirato via”, che poiché i manufatti hanno diritto a stare fino al 31.12.2020 in virtù della prima norma, a quel punto possono stare anche fino a 90 giorni dopo l’emergenza in virtù della seconda. Ma anche questo, ovvero che i manufatti abbiano titolo sia al termine legislativo di cui alla 145/2018, che a quel punto pure a quello ulteriore previsto dal 18/2020 specificamente per i provvedimenti amministrativi in essere, come se quest’ultimo prorogasse anche il termine legale di cui alla prima norma, pure è discutibile e tutto da vedere.
    Chissà che ne direbbe il Consiglio di Stato, in caso di appello da parte del Comune.

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