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Legge salva-spiagge, il clamoroso errore: concessioni a rischio gara

La norma che ha reso valide le concessioni balneari dopo la bocciatura della Corte UE non salva i titoli che scadono dopo il 31 dicembre 2015.

La legge salva-spiagge non salva le spiagge. O almeno, non tutte. Colpa di una imperdonabile svista in fase di scrittura della norma, che ora rischia di far perdere lo stabilimento balneare a diversi imprenditori, se il governo non correggerà subito il testo come hanno già chiesto i sindacati balneari.

Il riferimento è al decreto Enti locali, dove è stato approvato un emendamento definito come “legge salva-spiagge” (art. 24, legge n. 160 del 7 agosto 2016): una misura necessaria per rendere valide le concessioni balneari, dopo che la Corte di giustizia europea lo scorso 14 luglio ha bocciato la proroga al 2020. Il rischio, dopo la sentenza, era che alcuni amministratori o giudici troppo zelanti revocassero i titoli concessori, o che alcuni imprenditori aggressivi facessero domanda per ottenere le concessioni altrui, basandosi sull’invalidità della proroga al 2020 che le rendeva scadute nel 2015.

Ma è proprio la precedente scadenza delle concessioni a rendere discriminatorio l’emendamento, che salva appunto quelle terminate il 31 dicembre 2015, ma non si riferisce a quelle che scadono nel 2016 e nel 2017. La legge salva-spiagge recita infatti così:

3-bis. Nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione comunitaria per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto, ed assicurare l’interesse pubblico all’ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25.

Ma andando a esaminare l’articolo 1, comma 18 del decreto citato, si scopre che questo si riferisce alle «concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015». Escludendo dunque i titoli che, per motivi storici o amministrativi, hanno una scadenza successiva.

«Nè il governo né le associazioni balneari si sono accorte di questo errore in fase di approvazione dell’emendamento salva-spiagge – ammette Riccardo Borgo, presidente Sib-Confcommercio – ma nell’ultimo mese, i rappresentanti sindacali di alcune regioni ci hanno evidenziato che in alcune località esistono concessioni con scadenza nel 2016 o nel 2017. E che quindi restano escluse dal decreto, per come è stato scritto».

Il rischio è molto elevato: la legge salva-spiagge è infatti una norma-ponte scritta allo scopo di salvaguardare le attuali concessioni fino al varo della riforma, che però non sarà approvata prima di 18 mesi, secondo le tempistiche annunciate dal governo. «Se non si interviene subito a modificare il testo della norma – spiega Borgo – le concessioni che scadranno dopo il 31 dicembre 2015, ma prima dell’attuazione della riforma, potrebbero essere perdute». Qualsiasi individuo potrebbe infatti fare domanda per ottenere il titolo, costringendo l’amministrazione comunale a istituire una procedura di gara senza alcuna tutela per il precedente concessionario.

Nel corso dell’incontro di venerdì scorso con il ministro agli affari regionali Enrico Costa, Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti hanno sottolineato l’urgenza di modificare la legge proprio per evitare questo pericolo. Ora non resta che attendere la risposta del governo, che potrebbe modificare il testo in extremis con un ulteriore emendamento nella Legge di Stabilità 2017.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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