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Legge salva-spiagge, c’è la fiducia. Ecco il piano di riforma del governo

I deputati del Partito democratico comunicano l'impossibilit� di ulteriori 30 anni di proroga dopo avere incassato l'ok alla norma-ponte che tutela le concessioni balneari fino alla nuova legge.

La Camera dei deputati ha approvato ieri la questione di fiducia posta dal governo sul decreto Enti locali con 343 sì, 165 no e un astenuto. Con la fiducia è passato anche il cosiddetto emendamento “salva-spiagge” che rende valide le concessioni balneari fino all’approvazione della legge di riforma: si tratta di una norma-ponte individuata dal governo dopo che la Corte di giustizia dell’Unione europea lo scorso 14 luglio ha bocciato la proroga al 2020 delle concessioni (vedi notizia).

Intanto, mercoledì scorso il gruppo Pd alla Camera ha iniziato a svelare i suoi piani per la riforma delle concessioni balneari, dando ormai per certa l’impossibilità di concedere i 30 anni di periodo transitorio chiesti dalle associazioni di categoria. «La Corte Ue non solo ha bocciato la proroga al 2020, ma ha anche reso impossibile concedere un’ulteriore proroga trentennale tout court», ha detto Silvia Fregolent, vicepresidente gruppo Pd alla Camera.

Ieri il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi è volato a Bruxelles proprio per cominciare a trattare con l’Unione europea sull’entità del periodo transitorio: a informare di questo è stato il deputato Tiziano Arlotti, che in conferenza stampa ha illustrato nel dettaglio i contenuti individuati dal Pd nell’imminente riforma: «Si tratterà di una legge-delega che restituirà prospettive di investimenti e sviluppo per tutto il settore balneare, passando tramite le evidenze pubbliche dopo un periodo transitorio che dipenderà innanzitutto dal tempo che occorrerà lasciare ai 600 Comuni costieri per dotarsi di strumenti adeguati alla nuova gestione degli arenili».

«È chiaro che chi perderà la concessione dovrà essere risarcito degli investimenti fatti e del valore dell’attività», ha aggiunto Arlotti. «Ed è ovvio che terremo conto della professionalità e dell’esperienza acquisita nel settore per riassegnare le concessioni: non è che chiunque si può improvvisare imprenditore in un settore così particolare. Oltre a questo, prevederemo una clausola di salvaguardia sociale e una revisione dei canoni concessori per abolire l’errato sistema basato sull’Osservatorio mobiliare italiano».

Qui di seguito è disponibile il video integrale della conferenza (durata: 20 minuti).

L’emendamento

Questo il testo dell’emendamento approvato ieri, redatto dal deputato Antonio Misiani (Pd) in quanto relatore del decreto Enti locali:

Dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:
3-bis. Nelle more della revisione e del riordino della materia in conformità ai principi di derivazione comunitaria per garantire certezza alle situazioni giuridiche in atto, ed assicurare l’interesse pubblico all’ordinata gestione del demanio senza soluzione di continuità, conservano validità i rapporti già instaurati e pendenti in base all’art. 1, comma 18, del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25.
3-ter. All’art. 1, comma 484, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, al primo periodo, sono soppresse le parole “alla data del 30 settembre 2016, entro la quale si provvede” e le parole “il rilascio,”. Conseguentemente, sostituire la rubrica con la seguente: “Misure urgenti per il patrimonio, le attività culturali e turistiche”.

L’emendamento salva anche i circa trecento stabilimenti balneari pertinenziali le cui concessioni sarebbero altrimenti decadute a causa dell’impossibilità di pagare gli elevati canoni Omi.

Così il ministro agli affari regionali Enrico Costa ha commentato l’approvazione della legge salva-spiagge: «L’emendamento al decreto Enti locali in tema di concessioni balneari è il primo passo del processo che porterà finalmente alla revisione organica della disciplina, che terrà conto della professionalità, dell’esperienza e dei sacrifici di uomini e donne che da anni si dedicano ad attività di impresa nell’ambito del turismo balneare. L’emendamento rappresenta anche una conferma dell’impegno di parlamento e governo e, soprattutto, è la dimostrazione che non ci siamo fatti cogliere impreparati e che avevamo già chiaro il percorso da intraprendere. La sentenza della Corte Ue ha ampi margini per poter garantire che le risorse umane, le conoscenze, le specificità e l’impegno di chi da anni è sul campo vengano valorizzati».

La riforma

Ora il governo, approvata questa norma-ponte, presenterà a ottobre la legge-delega di riforma delle concessioni balneari, che tra la discussione e l’approvazione dei decreti attuativi richiederà almeno altri 18 mesi, entrando quindi in vigore non prima del 2018. I contenuti della riforma prevederanno un periodo transitorio la cui durata è ancora da definire con l’Europa, e poi le evidenze pubbliche che, hanno assicurato i deputati Pd, partiranno dal riconoscimento del valore di impresa delle aziende attuali e dalla professionalità acquisita.

Così il deputato Tiziano Arlotti ha riassunto i contenuti della legge: «La sentenza della Corte di giustizia Ue cita l’articolo 12 della direttiva Bolkestein, che consente agli Stati membri di tutelare il legittimo affidamento dei titolari e soprattutto prevede la possibilità di tenere conto di motivi imperanti di interesse generale, quale la necessità dei precedenti titolari di ammortizzare gli investimenti effettuati. Si tratta di un elemento fondamentale, poiché queste imprese hanno creato attività strategiche per il paese e investito per creare un tessuto produttivo e sociale complesso, rendendo il nostro sistema turistico altamente competitivo. Non a caso la Corte stabilisce anche che spetta al giudice nazionale stabilire se il bene è limitato, e quindi deve esserci apertura alla concorrenza, oppure è abbondante e quindi in certe situazioni può anche non avvenire tale apertura».

«Approvato questo emendamento-ponte che mette in salvaguardia il settore nell’immediato – prosegue Arlotti – approveremo la legge-delega di riordino complessivo per restituire una prospettiva di investimenti e sviluppo a tutto il settore. Si partirà da un periodo transitorio la cui durata dovrà passare attraverso alcune scelte fondamentali: innanzitutto per dare il tempo ai 600 Comuni costieri di dotarsi di strumenti adeguati (non tutti hanno i cosiddetti “piani spiaggia”); e poi per stabilire i criteri di calcolo del valore di impresa, tenendo conto di investimenti, ammortamenti e avviamento. È chiaro che chi perderà la concessione dovrà essere risarcito degli investimenti fatti e del valore dell’attività. Altra cosa riguarda la professionalità e l’esperienza acquisita nel settore da considerare nel momento in cui si andrà a evidenza pubblica dopo il periodo transitorio. Non è che uno possa inventarsi imprenditore in un settore. Oltre a questo deve essere prevista una clausola di salvaguardia sociale, come fatto in altri settori e come previsto anche dall’Unione europea. Infine, non mancherà la revisione dei canoni concessori: l’ultima risale al 2006, per passare dal sistema a fasce a quello dell’Osservatorio mobiliare italiano che doveva portarci a un incasso di 380 milioni di euro, eppure ne incassiamo appena 100. Non solo l’obiettivo non è stato quindi centrato, ma sono addirittura nate delle sperequazioni così palesi che per circa 250 imprese cosiddette pertinenziali si è creata una situazione drammatica, con canoni aumentati anche del 3000%».

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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