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“Proroghe concessioni non sono valide”: sequestrato stabilimento balneare

Le forze dell'ordine hanno messo i sigilli al Lido Nettuno di Corigliano Calabro: secondo il gip, le estensioni disposte dal governo italiano sono incompatibili col diritto europeo.

Un altro stabilimento balneare è stato sequestrato in nome dell’applicazione della direttiva Bolkestein. Dopo l’eclatante caso dei Bagni Liggia di Genova, questa volta è toccato a un concessionario di Corigliano Calabro: si tratta dello storico Lido Nettuno, a cui il tribunale di Castrovillari contesta l’invalidità delle proroghe, ritenute in contrasto con il diritto europeo. A complicare ulteriormente la situazione c’è poi l’accusa di presunti abusi e mancati pagamenti dei canoni concessori, ma i titolari dichiarano di essere in regola e hanno già presentato le carte per fare chiarezza. Più complicata è invece la disapplicazione delle proroghe, che rappresenta l’oggetto principale dell’ordinanza di sequestro e che esula dalle inadempienze del singolo concessionario, vere o infondate che siano.

Le forze dell’ordine hanno posto i sigilli allo stabilimento nella notte del 21 luglio, su mandato del gip Carmen Ciarcia che ha ordinato il sequestro preventivo dell’intera struttura: i 7500 metri quadrati di spiaggia in concessione sono stati interdetti al pubblico, nonostante le decine di ombrelloni prenotati dai turisti nel periodo di alta stagione. Secondo quanto si legge nell’ordinanza del tribunale, infatti, la concessione sarebbe scaduta nel 2013 e le successive estensioni disposte dallo Stato (prima al 2015, poi al 2020, infine al 2033) sarebbero invalide poiché «secondo i recenti orientamenti comunitari già segnalati dalla Corte di giustizia europea (sentenza 14 luglio 2016, a cui corre l’obbligo, per il legislatore nazionale, di conformarsi) e recepiti, recentemente, anche dal Consiglio di Stato (da ultimo sezione V, n. 1368 del 27 febbraio 2019) non è prevista e non può avere cittadinanza nel nostro ordinamento la proroga legale delle concessioni demaniali in assenza di gara con la conseguenza che l’operatività delle proroghe deve essere esclusa».

«Non trovano dunque possibile applicazione – precisa l’ordinanza del tribunale – né la proroga ex art. 1 comma 18 D.L. n. 194/2009, né quella dell’art. 34-duodecies D.L. n. 179/2012, né l’ultima di cui all’art. 1 comma 683 L. n. 145/2018 (Finanziaria 2019) posti, per contro, a fondamento delle ragioni di ricorso per riesame» da parte dei titolari del Lido Nettuno.

Il tribunale contesta al concessionario anche altre gravi inadempienze, tra cui la costruzione di una struttura in muratura non autorizzata e il mancato pagamento dei canoni per cinque anni, ma i titolari del Lido Nettuno negano tutto nella loro memoria difensiva. «Abbiamo tutte le carte e i pagamenti in regola e la documentazione è in mano ai nostri legali», afferma Serena Carella, una dei soci dello stabilimento. Ma se queste presunte irregolarità potranno essere facilmente verificate in fase di appello, più difficile è il discorso relativo all’incompatibilità delle proroghe: «Tutti i concessionari di lidi balneari stiano operando mediante proroghe rilasciate dal Comune di Corigliano tra il 2015 e il 2020», prosegue Carella, rivolgendo un appello all’amministrazione comunale: «Nel caso in cui la pubblica amministrazione dovesse revocare la concessione al Nettuno, dovrà farlo per tutti gli stabilimenti balneari lungo la costa».

La posizione del gip, in effetti, è preoccupante per tutti gli operatori del settore: come abbiamo già sottolineato nell’illustrare l’analogo caso dei Bagni Liggia di Genova, se altri giudici dovessero seguire lo stesso ragionamento, potrebbero per assurdo far sequestrare quasi tutti gli stabilimenti balneari d’Italia. Una minaccia che può essere eliminata solo quando il governo italiano si deciderà a varare una riforma organica delle concessioni demaniali marittime, che fissi regole certe e compatibili. Ma la politica continua colpevolmente a non volersi occupare della questione in modo strutturale.

I documenti

Scarica l’ordinanza del tribunale del riesame che dispone il sequestro del Lido Nettuno »

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Alex Giuzio

Alex Giuzio

Giornalista specializzato in turismo balneare, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. È caporedattore di Mondo Balneare.
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    Ma questi dementi che ci governano quando intervengono? È possibile che il 21 Luglio si possa sequestrare uno stabilimento?
    Siete la vergogna dell’Italia.

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    Claudio Galli says:

    A Corigliano Calabro il SID – Sistema Informativo del Demanio – elenca 49 stabilimenti balneari. La Procura di Castrovillari, in base alle motivazioni della sentenza, dovrebbe sequestrarli tutti.
    A rigor di logica, se non lo fà, è passibile di omissione di atti d’ufficio.
    Suggerisco ai titolari del Lido di Nettuno di fare un esposto/denuncia in Procura, come ho fatto io a Genova un mese fa: bisogna che il problema diventi abbastanza grande da far sì che il governo si decida a fare una legge seria in difesa dei balneari.

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      Serena Carelli says:

      Abbiamo già inoltrato l’esposto alla Procura di Castrovillari poiché tutte le Concessioni sono in proroga fino al 2020. Il risultato è comunque che gli altri Stabilimenti Balneari continuano a lavorare e a noi sono stati messi i sigilli.

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    Claudio Galli says:

    Una cosa che il governo potrebbe fare subito è la depenalizzazione dell’art. 1161, in modo da togliere la palla dalle mani delle Procure

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