Sindacati e associazioni

L’appello del Comitato petizioni balneari: “Eliminare articolo 49 Codice navigazione”

La tesi di Deluca: "Norma in contrasto con Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei"

«Non stupisce l’ennesima notizia di una proroga per legiferare sulle concessioni balneari, una materia che è nella grave incertezza giuridica dal 2010». È il commento di Marco Deluca, responsabile del Comitato petizioni balneari italiani. «Eppure la soluzione che potrebbe dare definitivamente la certezza giuridica, come in Spagna e Portogallo, è racchiusa nella stessa direttiva Bolkestein. Infatti, applicando correttamente la direttiva si potrebbero avere risultati ottimali per i cittadini e per i loro diritti fondamentali, contenuti nella Carta di Nizza o “Carta dei diritti fondamentali del cittadino dell’Unione europea”, che i sindacati nazionali della categoria sembrano dimenticare costantemente».

«La stessa Bolkestein, al considerando 15, dichiara che i diritti fondamentali sono applicabili direttamente con la direttiva», prosegue Deluca. «La Commissione europea si preoccupa costantemente dell’effettiva attuazione di tali diritti e della loro efficacia e applicazione in ambito nazionale in tutti gli Stati membri. Tali diritti vengono definiti “status minimo di garanzia” e “derogabili solo in meglio”. Vengono quindi posti in secondo piano i tecnicismi sulla scarsità presunta o meno della risorsa spiaggia, la differenza tra beni e servizi, le mappature, eccetera».

«È importante applicare effettivamente la Carta dei diritti fondamentali ai cittadini italiani ed eliminare gli articoli del Codice della navigazione che sono in contrasto con il diritto europeo», sottolinea il responsabile del Comitato petizioni balneari. «Ci riferiamo all’articolo 49 del Codice della navigazione, che prevede la cessazione del diritto alla proprietà privata di un mezzo economico, ovvero la perdita dei diritti di proprietà privata di un’azienda legalmente acquisita (art. 17 della Carta dei diritti) da parte dei balneari, senza una vera motivazione a sostegno e senza compensazione economica per tale privazione».

«La stessa Commissione europea è intervenuta recentemente con il ricorso in Corte di giustizia Ue, nei confronti dello Stato Ungheria, per il riconoscimento del diritto di proprietà superficiaria di cittadini, in quanto tali diritti sono meritevoli di tutela della carta di Nizza. Il Consiglio di Stato nella sentenza 229/2022 dà un indirizzo chiaro sulla prossima riforma di legge del comparto concessioni, riconoscendo il doppio binario, ovvero la distinzione tra concessioni sorte anteriormente e dopo la direttiva Bolkestein. Infine, la stessa Corte di giustizia europea con la sentenza “Promoimpresa” indirizza la riforma per lo Stato italiano, e al punto 71 riconosce la possibilità di prorogare le concessioni esistenti in ragione della necessaria certezza giuridica». Conclude Deluca: «Non ci sono più alibi per la politica e per lo Stato Italiano. Non si può lasciare una categoria in balia dell’incertezza giuridica dal 2010 a oggi. Una risposta va data. Fa sorridere che come comitato di cittadini che hanno presentato 700 petizioni in Ue, rappresentando 11 regioni, abbiamo avuto più attenzioni dalla Commissione Ue piuttosto che in Italia».

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  1. Condivido in pieno l’ipotesi di Deluca, sulla quale non mi dilungo.
    Infatti il problema di fondo, cioè quello della titolarità delle opere superficiarie, è verrebbe superato solo per le pertinenze, mentre per le opere di facile rimozione e di difficile rimozione non si applicherebbe in quanto esiste la possibilità (obbligo) di rimozione.
    Ovviamente questo non ha nulla a che vedere con il diritto di insistenza, con prelazioni a favore dei concessionari attuali o con proroghe di sorta.
    Si tornerebbe alla soluzione che ho già prospettato, cioè quella di acquisire i beni al patrimonio dello Stato a titolo oneroso e affidarli in concessione, con regolare gara aperta a tutti, con canone a prezzo di mercato, come farebbe qualsiasi imprenditore che acquista un bene.

  2. Si ma poi spetterebbe allo stato la straordinaria amministrazione…questo significherebbe che tra 10 15 anni il patrimonio balneare sarebbe pari a zero …e si troverebbe a dover ricominciare da capo…soluzione stupida…salutami l Emilia romagna

  3. Nikolaus Suck says:

    Personalmente non sono affatto d’accordo. A parte le oggettive sciocchezze su Spagna e Portogallo e sul “doppio binario”, non credo che l’art. 49 sia in contrasto con nulla, altrimenti lo sarebbe pure la nostra Costituzione e questo non esiste (i diritti fondamentali UE derivano dalle costituzioni nazionali, non viceversa. Ed è proprio per questo che il diritto UE può avere ed ha una primazia).
    A livello europeo, il diritto di superficie di cui parlano quelle sentenze è appunto quello già esistente e garantito nell’ordinamento nazionale, dove esiste ed è prevista appunto la proprietà superficiaria dei manufatti sul demanio (ovviamente se autorizzati).
    A livello costituzionale, la proprietà non è assoluta, ma limitata sia dall’interesse e dalla funzione sociale che dalle leggi che la disciplinano, e l’art. 49, che tra l’altro riguarda gli immobili materiali e non l’azienda, ne fa parte.
    A livello legislativo e di ordinamento, l’art. 49 non è altro che espressione ed applicazione del principio generale dell’accessione, previsto dall’art. 934 c.c. che resta e resterebbe in ogni caso fermo.
    E anche a livello di rapporti, l’art. 49 è norma disponibile dalle parti, che nella convenzione/concessione possono derogarlo e disciplinare diversamente il caso singolo, e se non lo hanno fatto poi con chi se la vogliono, e devono, prendere?
    Credo quindi che è un’altra battaglia che non porterà da nessuna parte.

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