Attualità

La nuova lotta per i diritti dei balneari: ”Abrogare l’articolo 49”

Una diffida redatta da un gruppo di imprenditori riminesi punta ad abbattere la norma del Codice della navigazione che prevede l'esproprio degli stabilimenti senza alcun indennizzo.

Senza ancora una legge che garantisca la necessaria certezza normativa per investire, i balneari tentano il tutto per tutto e intraprendono una nuova battaglia legale per abbattere un grande nemico delle loro imprese: l’articolo 49 del Codice della navigazione. A lanciare l’attacco è un gruppo di imprenditori balneari riminesi riunitisi sotto la sigla di “Comitato petizioni”, già autori nel 2016 di un’iniziativa di successo rivolta al Parlamento europeo, che ha portato all’elaborazione di un fondamentale studio sulle soluzioni alla direttiva Bolkestein (che però purtroppo non è stato ancora applicato).

Questa volta il “Comitato petizioni” ha lanciato una diffida a tutti gli enti competenti, dall’Agenzia del demanio alla Regione Emilia-Romagna, dai Ministeri del turismo e delle infrastrutture fino ai singoli Comuni, affinché non venga applicata una norma molto pericolosa per gli attuali stabilimenti balneari. L’articolo 49, infatti, prevede infatti che “quando venga a cessare la concessione, le opere non amovibili, costruite sulla zona demaniale, restano acquisite allo Stato, senza alcun compenso o rimborso“. In poche parole, con questa legge in vigore gli imprenditori balneari non saranno più i legittimi proprietari delle loro aziende una volta che i loro titoli saranno arrivati a scadenza, poiché tutti i loro beni materiali passeranno allo Stato senza nemmeno avere un ristoro. Uno scenario che, finché esisteva il sistema di “rinnovo automatico” delle concessioni al medesimo titolare, preoccupava poco la categoria; ma che oggi invece, essendo tale norma abrogata dal 2010 senza che sia ancora seguita una riforma a stabilire nuovi criteri per la certezza dell’impresa balneare, è una fonte di grave preoccupazione: attualmente, infatti, la maggior parte delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo è in scadenza il 31 dicembre 2020, tra poco più di due anni, e se il governo non interverrà rapidamente, il rischio per gli attuali imprenditori balneari è quello di perdere i loro stabilimenti senza nemmeno un indennizzo.

«L’abrogazione di norme giuridiche che garantivano la continuità di impresa è avvenuta in modo poco equilibrato e proporzionale rispetto agli obiettivi preposti dall’Ue, lasciando vigenti norme datate e superate come l’art. 49 del Codice della navigazione», recita la diffida del Comitato petizioni, che definisce i balneari come «vittime di un’interpretazione errata della direttiva 123/2006/CE (la cosiddetta Bolkestein, NdR) da parte dello Stato italiano. In fase di applicazione di una direttiva europea lo Stato italiano, invece di rafforzare un quadro giuridico e trasferire i diritti fondamentali all’impresa e alla proprietà privata, ha cancellato la certezza giuridica esistente, necessaria per le micro imprese balneari».

Per questo, la diffida «chiede alle autorità preposte che venga attivato, come loro obbligo e senza ulteriori ritardi, il procedimento di abrogazione della normativa nazionale dell’ art. 49 del Cod. nav. di tutti gli immobili siti sull’arenile, in contrasto con i principi eurounitari in materia di “concessioni demaniali marittime a scopo turistico ricreativo”, in quanto si ritiene che la norma di legge in questione sia discriminante verso gli attuali concessionari. Essa impone un limite di tempo al godimento della proprietà privata di un mezzo economico, legalmente acquisito, senza motivazioni valide, in contrasto con le sentenze della Corte di giustizia europea e con la Carta dei diritti fondamentali della UE. Questo a danno delle imprese balneari esistenti, minando i principi fondamentali e democratici che istituiscono l’Unione europea».

Per scaricare il testo integrale della diffida (pdf, 12 pagine), clicca qui.

© Riproduzione Riservata

Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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