Attualità Toscana

La mozione della Regione Toscana che ha fatto allarmare i balneari

Sette consiglieri volevano far impugnare davanti alla Corte costituzionale alcuni commi della legge sull'estensione di 15 anni delle concessioni. Ma in seguito alle proteste, il testo della mozione è stato corretto.

È accaduto tutto nel giro di un weekend: venerdì sette consiglieri della Regione Toscana in quota Pd firmano una mozione che vuole impegnare la giunta a impugnare alcuni commi della legge sull’estensione di 15 anni delle concessioni balneari; sabato tutta la categoria si mobilita per far ritirare il testo e lunedì la mozione viene effettivamente modificata, con Assobalneari-Confindustria che organizza un’affollata assemblea a Forte dei Marmi e rivendica il merito di avere «sventato il pericolo».

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La vicenda ha corso molto veloce, oltrepassando i confini toscani e facendo allarmare la categoria in tutta la penisola. Ma ora la questione è chiusa e ormai innocua. Di seguito ci limitiamo però a ricostruire quel che è successo per dovere di cronaca, prendendo atto sia dell’immediata reazione delle associazioni balneari e delle forze politiche nel bloccare la mozione, sia del passo indietro di chi ha firmato il provvedimento e poi ha capito di avere sbagliato tempi e modi, modificandone radicalmente il contenuto.

Il primo testo della mozione

Intitolato “Mozione in merito ai profili di illegittimità costituzionale della legge 30 dicembre 2018, n. 145 in materia di concorsi pubblici e concessioni demaniali marittime”, il testo oggetto delle polemiche viene protocollato giovedì 7 febbraio con la firma di sette consiglieri della Regione Toscana in quota Partito democratico.

Nella parte relativa alle concessioni demaniali marittime, la mozione paventa una presunta incostituzionalità in merito ad alcuni commi dell’articolo 1 della legge di bilancio 2019 – che tra le altre cose ha esteso le attuali concessioni fino al 31 dicembre 2033 – e ne sottolinea il possibile conflitto di competenze tra Stato e Regione. Per questo, il documento conclude dando «mandato alla giunta regionale affinché promuova in via diretta la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale […] per invasione della sfera di competenza legislativa regionale».

Va sottolineato che la mozione non vuole far impugnare il comma specifico relativo all’estensione di 15 anni, bensì i commi precedenti sui suoi presupposti, che secondo i consiglieri regionali sarebbero in conflitto con la competenza regionale. Ma al di là dei tecnicismi giusti o sbagliati, la mozione passa alla cronaca come un “attacco” contro l’estensione di 15 anni e assume un significato politico attraverso il tam tam dei social network e dei gruppi Whatsapp, con la complicità del clima pre-elettorale di questi giorni.

Le reazioni dei balneari e della politica

Immediate, già nella serata di venerdì, sono le reazioni preoccupate degli imprenditori balneari: ben conoscendo la fragilità costituzionale della norma che estende le concessioni di 15 anni, la categoria è preoccupata di un’eventuale impugnativa che potrebbe farne saltare la validità. Subito si apre il dialogo, condito da qualche protesta contro i sette consiglieri della Regione Toscana, colpevoli – secondo gli oppositori – di avere aperto la strada del ricorso alla Consulta che potrebbe far ripiombare i titolari di stabilimenti balneari nel baratro dell’incertezza normativa proprio dopo avere raggiunto l’importante risultato dei 15 anni.

Contattati dai rappresentanti regionali e nazionali delle varie associazioni balneari, i sette consiglieri si rendono conto dell’inciampo e già nella giornata di sabato promettono che la mozione sarà ritirata. Ma questo non potrà essere fatto prima di lunedì, quando riprenderanno i lavori del consiglio regionale. La stessa versione ci viene confermata quando contattiamo l’assessore al turismo della Regione Toscana Stefano Ciuoffo, facendo optare la redazione di Mondo Balneare di attendere a divulgare la notizia per evitare di aggiungere ulteriore allarmismo in questa fase delicata.

Ma ormai “la frittata è fatta”: Assobalneari-Confindustria, l’associazione più attiva a tuonare contro la mozione, espone la notizia attraverso un comunicato del suo presidente nazionale Fabrizio Licordari, ripreso domenica mattina dal quotidiano locale La Nazione, e convoca un’assemblea di tutti gli imprenditori balneari toscani per lunedì pomeriggio. E la vicenda arriva alla visibilità nazionale, con il senatore toscano Massimo Mallegni (Forza Italia) che dirama una nota per affermare che «ancora una volta la Regione Toscana e il consiglio regionale dimostrano di essere contro le imprese balneari e lo sviluppo della costa italiana. Con questa mozione – sostiene Mallegni – viene minato un percorso faticoso e profondo portato avanti dal centrodestra che ha dato alla luce la proroga di 15 anni delle concessioni demaniali. È importante mantenere questo risultato e non costellare di altri pericoli il futuro delle imprese balneari che, nonostante la legge di bilancio approvata dal parlamento, non hanno garantita ancora una prospettiva serena. Con queste azioni la Regione Toscana e il Pd intendono mettere uno stop al rilancio del settore balneare e turistico italiano che vale l’11% del Pil. Il Pd si dovrebbe vergognare».

La mozione viene modificata

Come promesso, ieri i consiglieri regionali del Pd hanno depositato un nuovo testo della mozione, eliminando tutti i riferimenti all’impugnativa dei commi relativi alle concessioni balneari. «Non era nostra intenzione mettere in discussione la proroga delle concessioni balneari», si giustifica Leonardo Marras, capogruppo del Pd in consiglio regionale e tra i sette firmatari. «Alcune parti del testo della nostra mozione hanno lasciato spazio a equivoci e fraintendimenti – prosegue Marras – e non abbiamo avuto nessun problema a modificarle, presentando un testo sostitutivo. Del resto, come sanno benissimo gli stessi operatori del settore, la nostra posizione sulla direttiva Bolkestein è sempre stata netta a sostegno delle ragioni del settore. Nella mozione vogliamo affrontare un’altra questione, quello di riaffermare i principi costituzionali in materia di competenze delle Regioni e in nessun modo intervenire nel merito dei temi sollevati».

Nel frattempo, l’assemblea di lunedì pomeriggio a Forte dei Marmi serve ad annunciare ufficialmente il cambio di rotta dei consiglieri. «Andare a mettere in discussione l’impianto normativo del riordino della materia sulle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo avrebbe significato far cadere i presupposti dell’estensione dei titoli per i 15 anni che abbiamo ottenuto», dichiara il presidente di Assobalneari-Confindustria Fabrizio Licordari. «Non scendo nel piano giuridico, ma rimango in quello sostanziale e del merito: si è trattato di un altro attacco rivolto alla nostra categoria, un pericolo sventato grazie all’immediata reazione di Assobalneari Italia».

Seppure risolta in extremis, l’azione dei consiglieri dem non è passata inosservata nemmeno alle forze di opposizione. Così si è espressa ieri in una nota Elisa Montemagni, capogruppo della Lega in Regione Toscana: «Siamo rimasti perplessi dopo avere letto la mozione proposta da ben sette consiglieri regionali del Pd che chiedeva alla Regione Toscana di fare addirittura ricorso alla Corte costituzionale contro le decisioni prese dal governo nazionale nella delicata e rilevante materia inerente le concessioni balneari. In pratica il nostro ministro Centinaio fa inserire nell’ultima legge di bilancio, dopo anni di nulla dei governi precedenti, una proroga di 15 anni delle citate concessioni, proprio per favorire questa categoria; e il Pd “molto opportunamente” confeziona uno “splendido” atto, facendo poi una clamorosa e “fantozziana” retromarcia per cercare di evitare ulteriori figuracce. A questo punto ci sorge spontanea una semplice domanda: ma il tutto nasce perché si è incompetenti, oppure perché nello stesso Partito democratico vi sono più anime, spesso discordanti fra di loro? In ogni caso gli operatori balneari, come abbiamo anche recentemente dimostrato partecipando alla riuscita riunione di Assobalneari-Confindustria, sanno di avere in noi, da sempre e senza repentini cambi di rotta, un preciso punto di riferimento per affrontare concretamente le varie problematiche del comparto».

Il commento

Ora, come detto, la questione è diventata innocua e una seconda versione della mozione è stata depositata senza più alcun riferimento alle concessioni demaniali marittime. Ma l’autogol politico non sarà dimenticato e allo stesso tempo i balneari devono trarne lezione per restare ancora in allerta: finché le amministrazioni comunali non avranno risposto alle istanze che migliaia di imprenditori stanno presentando in questi giorni, per farsi scrivere definitivamente sul proprio titolo la nuova scadenza del 31 dicembre 2033, il pericolo sarà sempre in agguato. L’unica strada per la certezza definitiva delle proprie imprese è una riforma organica del settore, che il governo si è impegnato a varare entro il mese di aprile ma su cui non si hanno ancora notizie certe. Speriamo dunque che questo falso allarme sia servito al consiglio dei ministri per capire la fragilità della norma sui 15 anni e l’assoluta necessità di lavorare il prima possibile a una legge più solida e completa.

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