Attualità

La Democrazia cristiana insorge e attacca la direttiva Bolkestein

Riceviamo e pubblichiamo qui di seguito una nota della segreteria nazionale del partito, in cui si rivendica il diritto di superficie per gli attuali imprenditori balneari.

La segreteria politica nazionale della Democrazia cristiana, con le parole del segretario nazionale Angelo Sandri di concerto con il segretario nazionale del dipartimento Attività produttive, turismo e commercio Sabri Pinton e con il segretario nazionale del dipartimento Sviluppo e organizzazione della Maria Grazia Lenti, scende in campo contro la famigerata direttiva della europea 2006/123/CE nota come “Bolkestein“.

«Secondo questa direttiva – tuona la Dc in una nota – le concessioni sul demanio marittimo non potranno più essere rinnovate automaticamente e andranno alle evidenze pubbliche entro il 2020. La domanda sorge spontanea: chi ci ha messo in questa situazione? Perché non ci hanno fatto escludere prima dalla Bolkenstein?».

Così il responsabile del dipartimento turismo Sabri Pinton prosegue, rivolgendosi direttamente agli imprenditori balneari: «Non porteranno via le nostre attività e lotteremo strenuamente per avere un diritto di superficie con diritto di riscatto per i legittimi proprietari (solo per la superficie dove abbiamo costruito a nostre spese). 30.000 micro imprese familiari che danno lavoro a 300.000 mila lavoratori (compreso l’indotto) non dovranno essere inserite nelle evidenze pubbliche previste per il 2020. Con il diritto di superficie otterremo invece una certezza (e non una data di scadenza) per proseguire le nostre attività, si avrà meno burocrazia , si otterranno mutui per incrementare e modernizzare le strutture e per facilitare l’acquisto/vendita di ogni struttura, e infine non ci sarà più la possibilità di essere espropriati. Punteremo a creare dei posti di lavoro e non a sostituire gli attuali gestori; al contempo abbiamo più del 50% di spiagge libere dove potranno essere inseriti nuovi stabilimenti balneari ecocompatibili creando lavoro».

Queste, secondo la Dc, le strategie attraverso cui gli attuali imprenditori balneari possono ottenere il diritto a essere esclusi dalla direttiva Bolkestein:

  1. dimostrando che non c’è scarsità di risorsa demaniale (il 50% di spiagge è libero);
  2. cambiando la natura giuridica da concessioni turistico-ricreative a concessioni assistenziali (in quanto gli operatori hanno fatto corsi di primo soccorso per tutelare la sicurezza delle persone, abbiamo il servizio di salvataggio presente nel periodo di balneazione, pratichiamo balneoterapia ed elioterapia nel periodo di non balneazione, eccetera);
  3. dimostrando che non siamo una concessione di servizi ma una concessione di beni, in quanto abbiamo costruito strutture con tutti i relativi permessi;
  4. richiedendo lo stesso trattamento ottenuto in altri paesi membri della comunità europea come i 75 anni di proroga ottenuti dal Portogallo e i 30 anni ottenuti dalla Spagna;
  5. modificando la linea demaniale spostandola a livello della spiaggia, ovvero continuare a pagare la connessione demaniale della spiaggia “in pertinenza esclusiva alla struttura” e avere un diritto di superficie per le strutture create a nostre spese con la possibilità di riscatto.

«Se alle evidenze pubbliche arrivassero le multinazionali – si chiede in conclusione Pinton – come potremmo mai competere noi piccoli imprenditori? Vi sembra giusto cancellare con un colpo di spugna il lavoro a 30.000 imprese familiari?».

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