L’assistente bagnanti deve possedere la somma di tre abilità. La prima è essere un nuotatore esperto capace di nuotare anche in condizioni di particolare difficoltà; la seconda è essere in grado, nuotando, di usare tecniche idonee necessarie al trasporto del pericolante a secco; la terza riguarda il saper rianimare e tenere in vita il pericolante, mediante le tecniche del protocollo BLSD (Basic Life Support Defibrillation) in attesa dell’arrivo del personale sanitario.
A questo proposito, in particolare, si deve tenere conto che:
- Il soccorso acquatico richiede abilità tecniche, anche natatorie, e capacità fisiche di forza e resistenza adeguate a tutte le condizioni ambientali che possono capitare. Si deve anche considerare che l’efficienza del soccorso e delle manovre di rianimazione cardio-polmonare è compromessa dalla fatica muscolare e l’allenamento natatorio, oltre all’addestramento tecnico, aumenta tale efficienza.
- Il recente decreto 29 maggio 2024, n.85, in vigore dal 12 luglio 2024, concernente il “Regolamento recante norme per l’individuazione dei soggetti autorizzati alla tenuta dei corsi di formazione al salvamento in acque marittime, acque interne e piscine e al rilascio delle abilitazioni all’esercizio dell’attività di assistente bagnanti” prevede una serie di prove pratiche, attestanti l’abilità natatoria per: I) l’ammissione al corso, II) il rilascio del brevetto e III) il suo rinnovo, che devono essere superate dal candidato.
- Lo stesso decreto richiede che l’assistente bagnanti debba sottoporsi a una visita medico-sportiva annuale per il rilascio dell’idoneità alla pratica sportiva non agonistica, come previsto all’articolo 3 del decreto del ministero della Salute del 24 aprile 2013, che può essere rilasciato dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta relativamente ai propri assistiti, dai medici specialisti in medicina dello sport e dai medici soci della Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI).
L’azione dell’assistente bagnanti richiede, quindi, una preparazione adeguata affinché il soccorso sia efficace durante il salvataggio e le manovre di rianimazione cardio-polmonare che potrebbero essere compromesse, sia dalla mancanza di capacità tecnico-natatorie specifiche del nuoto per salvamento, sia da un eccessivo affaticamento del soccorritore che, se poco allenato, potrebbe mettere a repentaglio l’esito del salvataggio e anche la propria incolumità. L’assistente bagnanti dovrebbe quindi considerarsi ed essere considerato come uno sportivo, un atleta amatore. E come tale deve curare la propria preparazione fisica, in acqua e a secco, e la tecnica natatoria.
Per chiarire meglio questi aspetti, il presente articolo espone di seguito alcuni cenni sulla fisiologia del nuoto, sul modello di prestazione fisica dell’assistente bagnanti durante salvataggi simulati, sull’impatto l’affaticamento fisico ha sulla efficacia delle manovre di rianimazione cardiopolmonare e infine alcune conseguenti indicazioni per l’allenamento natatorio minimo necessario per mantenersi fisicamente efficienti e mantenere abilità natatorie per superare le prove previste dal decreto legge 2024/85.
Cenni di fisiologia del nuoto
Da cosa dipende la velocità del nuotatore. Nel corso di una gara, o anche di un salvataggio in acqua, l’obiettivo del nuotatore è di coprire la distanza necessaria nel minore tempo possibile. La velocità che il nuotatore può fare dipende, come nelle altre forme di locomozione umana, dal seguente rapporto:
velocità
=
potenza erogata dai meccanismi energetici
——————————
costo energetico della nuotata
Infatti, dato che la potenza erogata viene espressa in energia al secondo e il costo energetico in energia per metro percorso, il loro rapporto esprime una velocità in metri al secondo. Secondo questa semplice formula, per aumentare la velocità di nuoto si deve aumentare la potenza erogata e/o diminuire il costo energetico della nuotata.

È importante considerare subito che, nel nuoto, è molto più efficace cercare di aumentare la velocità riducendo il costo energetico (affinando la tecnica) anziché sforzarsi di cercare miglioramenti dei sistemi energetici. Di seguito alcune note sui due fattori sopra riportati, dai quali dipende la velocità del nuotatore.
I tre meccanismi energetici. L’energia contenuta negli alimenti, per essere sfruttata, deve passare per ricaricare l’ATP, una molecola che immagazzina e libera l’energia che serve (fra le altre cose) per fare il movimento. L’ATP presente nei muscoli si esaurirebbe in meno di 2 secondi e quindi deve essere continuamente rigenerato. Questo processo è dovuto a tre sistemi energetici: aerobico, anaerobico lattacido e anaerobico alattacido. Vediamo, molto sinteticamente, alcune caratteristiche fondamentali di essi:
- Il meccanismo aerobico produce energia ossidando i macronutrienti (grassi, carboidrati e, in piccola parte, proteine) grazie alla presenza dell’ossigeno. Da questo processo, che avviene all’interno di organelli intracellulari chiamati mitocondri, i macronutrienti liberano energia (che ricarica ATP) e si formano anidride carbonica e acqua. Il meccanismo aerobico libera energia in modo continuo (a patto di avere macronutrienti a disposizione) per tutta la vita, ma lo fa più lentamente rispetto agli altri meccanismi (è il meno potente). La sua potenza si valuta attraverso la misura del massimo consumo di ossigeno (VO2 max) durante una prova incrementale sino all’esaurimento durante la quale si rileva il consumo di ossigeno e la produzione di anidride carbonica (CO2).
- Il meccanismo anaerobico lattacido libera energia attraverso la glicolisi, l’unica via metabolica per produrre ATP nelle cellule che hanno pochi mitocondri (quindi in modo indipendente dalla presenza di ossigeno) come avviene nelle fibre muscolari più potenti. Porta a produzione e accumulo di acido lattico che, nei muscoli, determina fatica. Il meccanismo può funzionare quindi solo temporaneamente durante l’attività fisica, ma fornisce energia molto più rapidamente di quello aerobico (è più potente). Si può stimare il contributo del sistema lattacido alla produzione di energia misurando l’acido lattico accumulato nel sangue durante e al termine dell’esercizio.
- Il meccanismo anaerobico alattacido è legato alla scissione di un’altra molecola contenuta nelle cellule, in particolare in quelle muscolari, chiamata fosfocreatina. La fosfocreatina è un accumulatore di energia in grado di ricaricare molto velocemente l’ATP (è il sistema più potente) in modo indipendente dall’ossigeno, ma si esaurisce in alcuni secondi durante lo sforzo. Essa si ripristina nel recupero grazie all’energia fornita dal meccanismo aerobico. Ha un ruolo fondamentale nei tessuti nei quali il fabbisogno energetico può aumentare improvvisamente come nei muscoli (e anche nel cervello).
Tralasciando l’allenamento di atleti evoluti e le conseguenti differenze a seconda delle distanze di gara praticate dal nuotatore, in generale, il meccanismo aerobico è quello più importante da allenare per ottenere efficienza e resistenza natatorie e capacità di recupero dopo lo sforzo fisico.
Il costo energetico del nuoto. Il nuoto è la forma di locomozione umana più lenta. Questo dipende dal fatto che la resistenza che si oppone all’avanzamento è circa 800 volte maggiore in acqua che in aria (la densità dell’acqua è altrettante volte più grande di quella dell’aria). Inoltre, il rendimento energetico globale del nuoto è molto inferiore a quello della marcia, della corsa o del ciclismo: esso arriva al massimo al 10%, contro il 25% o più delle altre forme di locomozione umana. Questi due fattori fanno sì che la quantità di energia per coprire la stessa distanza nuotando è 3-4 maggiore di quella necessaria correndo o 7-8 volte di quella che serve pedalando.
Il costo energetico del nuoto si esprime di solito in kJ per metro percorso (kJ/m). Esso è abbastanza costante sino a velocità di circa 1 m/s per poi aumentare in modo esponenziale con l’aumento della velocità. La variabilità individuale nel costo energetico del nuoto è molto grande (molto più delle altre forme di locomozione come camminare e correre): i nuotatori dotati di migliore tecnica hanno un costo energetico sino a tre volte minore rispetto a nuotatori scarsi. Fra l’altro, questo aspetto rende inaffidabile il calcolo individuale del costo energetico del nuoto secondo tabelle generiche di riferimento.
Qual è lo stile di nuoto più economico? Il crawl è lo stile di nuoto più economico sia nei nuotatori tecnicamente modesti sia in quelli più abili. Nei nuotatori più scarsi, il dorso è poco meno costoso del crawl (circa il 15%), mentre il delfino è lo stile più dispendioso. Nei nuotatori dotati di buona tecnica il costo energetico del delfino si riduce molto e lo stile a rana diventa il meno economico per via delle resistenze generate dal recupero subacqueo degli arti superiori e inferiori.
Differenze di genere. Nelle donne il costo energetico del crawl è minore (di circa il 30%) rispetto a quello degli uomini alla stessa velocità). Questo aspetto dipende da fattori antropometrici legati alla differente distribuzione del grasso corporeo nei due sessi. Infatti, nella posizione orizzontale in acqua, il torace galleggia mentre gli arti inferiori tendono ad affondare. Nelle donne, questa tendenza è minore per una quantità maggiore di grasso corporeo nella metà inferiore del corpo e questo riduce il dispendio di energia per mantenere il corpo in acqua in posizione orizzontale, più vantaggiosa per l’avanzamento.

Il modello di prestazione fisica dell’assistente bagnanti durante simulazioni di salvataggio in acqua
Nel corso degli ultimi 15 anni la letteratura scientifica ha ampiamente dimostrato che la prestazione fisica dell’assistente bagnanti, nel corso di salvataggi simulati, è assibilabile a quella di una prestazione sportiva intensa della durata di alcuni minuti. Essa pertanto richiede una preparazione adeguata affinché l’azione di soccorso sia efficace sia durante il salvataggio, sia durante le manovre di rianimazione cardiopolmonare che potrebbero essere compromesse da un eccessivo affaticamento del soccorritore, se poco allenato (alcune delle citazioni principali: Ergonomics, 2010, n. 9, pag. 1140–1150; Am J Emerg Med. 2011, n. 29, pag. 1044–1050; Am J Emerg Med. 2013, n. 31, pag. 473–477; J Exer Physiol. 2014, n. 3, pag. 22-31; Int J Occup Saf Ergon. 2016, n. 22, pag. 159-163; Int. J. Environ. Res. Public Health 2021, n. 18, 3454, pag. 1-12).
Una prestazione che richiede una buona potenza del meccanismo aerobico. Nelle pubblicazioni scientifiche i salvataggi simulati hanno durata compresa tra i 3 minuti e i 5 minuti e comprendono, di solito, tre parti:
- corsa di 50-100 metri,
- nuoto di 50-150 metri (con o senza pinne) per raggiungere il pericolante
- trasporto del pericolante per 50-15 metri, il tutto nel minor tempo possibile.
La letteratura è concorde che la prestazione dell’assistente bagnanti durante il salvataggio simulato sia vicina alla massima potenza aerobica in rapporto alla durata (3-5 minuti), all’acido lattico accumulato (circa 10-13 mmol/l) e alla frequenza cardiaca attorno al 90% di quella massima (sino a 180 battiti/minuto). Secondo alcuni autori, un VO2 max di 40-45 ml/kg/min è da considerare il minimo necessario per un soccorso efficace. Questo valore è sovrapponibile a quello di atleti di livello amatoriale discretamente allenati.
La percezione della propria efficienza fisica spesso non corrisponde alle condizioni reali. Una ricerca ha mostrato che, su 50 assistenti bagnanti di entrambi i generi, 32 di essi (il 64%) avevano un massimo consumo di ossigeno inferiore alla soglia minima. Ma dei 32 assistenti bagnanti sotto il livello minimo, ben 30 di loro ritenevano invece, erroneamente, di avere capacità aerobiche adeguate. Questa percezione errata può determinare fatica precoce durante il salvataggio e ridurre l’efficacia delle manovre di rianimazione.
L’affaticamento fisico riduce la qualità delle manovre di rianimazione cardiopolmonare. In un altro studio, per valutare l’influenza della fatica sulla efficacia delle manovre di rianimazione cardiopolmonare (CPR), 60 assistenti bagnanti (di cui 30 donne) hanno eseguito due prove: cinque minuti di CPR a riposo e cinque minuti di CPR affaticati da un salvataggio simulato consistente in 50 metri di corsa, 75 metri di nuoto per raggiungere il pericolante e 75 metri di nuoto di trasporto del pericolante, più velocemente possibile. Il confronto ha mostrato che in condizioni di affaticamento aumenta la frequenza sia delle compressioni toraciche sia delle insufflazioni polmonari, ma si riduce in modo importante il numero di compressioni e insufflazioni efficaci.

Indicazioni generali per l’allenamento natatorio per gli assistenti bagnanti
Le seguenti indicazioni pratiche riguardano persone che iniziano o proseguono un percorso di preparazione natatoria di base, ma che non hanno mai praticato allenamenti di nuoto agonistico. L’allenamento di nuoto per gli assistenti bagnanti dovrebbe avere l’obiettivo di migliorare l’efficienza della nuotata, e più in generale del movimento in acqua, e di ritardare l’insorgenza di fatica muscolare durante il soccorso del pericolante in acqua, in modo da essere efficienti durante la rianimazione cardiopolmonare, attraverso una funzionalità appropriata del sistema aerobico. È importante controllare l’intensità dell’esercizio aerobico e dell’efficienza della nuotata cercando di ridurre il costo energetico in modo da diventare più veloci a parità di energia spesa.
Controllare l’intensità dell’esercizio. Anche se non si dispone di strumenti di controllo, si può valutare l’intensità del proprio esercizio. Se al termine della nuotata, la frequenza e la profondità del respiro è poco aumentata e si può parlare ancora abbastanza bene, anche se con un po’ di fatica, l’intensità è moderata. Quando invece la frequenza e la profondità del respiro aumentano e parlare al termine dello sforzo diventa più difficile allora l’esercizio aerobico diventa intenso. Parallelamente si dovrebbe curare la tecnica natatoria cercando di ridurre il costo energetico.
Un indicatore semplice del costo energetico. L’indice più semplice del costo energetico della nuotata è la distanza percorsa ogni bracciata. Quindi, l’obiettivo tecnico di un nuotatore (di qualsiasi livello) dovrebbe essere quello di nuotare qualsiasi distanza di allenamento a diverse intensità cercando di percorrere la maggiore distanza possibile per ciascuna bracciata. Quando il nuotatore riduce la distanza percorsa per bracciata sta perdendo efficienza tecnica: in questo caso, per cercare di mantenere la stessa velocità, deve aumentare la frequenza di bracciata aumentando il costo energetico della nuotata. Il modo più semplice per controllare l’efficienza è di contare il numero delle bracciate per vasca: per prima cosa si deve cercare il minor numero di bracciate che consenta di mantenere una velocità prestabilita, poi si cercherà di mantenere il numero di bracciate costanti con l’aumentare della distanza da percorrere.
Programmare l’allenamento. Arrivare progressivamente ad almeno tre-quattro sedute di allenamento la settimana di circa un’ora, un’ora e mezzo, per un totale di almeno 7-8 km settimanali. Di queste:
- 80-90% del totale (almeno 6-7 km): allenamento aerobico a intensità da leggera a moderata con serie di ripetizioni di almeno 200 metri ciascuna in ogni seduta, prevalentemente a crawl alternando a piacere con gli altri stili che si è in grado di nuotare. Il tempo di recupero dovrebbe essere tale da consentire di svolgere la ripetizione successiva Circa un quarto del lavoro in questo ambito dovrebbe essere fatto solo gambe (senza e con pinne piccole) e altrettanto lavoro solo braccia con un galleggiante che aiuti a far galleggiare gli arti inferiori, il resto completo.
- Circa 10% del totale: allenamento aerobico intenso con serie di 50 e 100 metri di nuoto completo, prevalentemente a crawl, distribuito in due delle sedute settimanali;
- 100-200 m di ripetizioni veloci (scatti) di 15-25 m alternate a recupero attivo (nuoto sciolto) in almeno una seduta settimanale.
Organizzare correttamente la seduta di allenamento. Una seduta di allenamento corretta deve comprendere:
- Riscaldamento: 3-400 metri in stili a piacere variando stile ogni 25 o 50 con brevi soste
- Gambe: 4-500 metri come sopra
- Braccia: 4-500 metri come sopra
- Serie principale:
- sino a 1000 metri (per es. 2×500 o 5×200) aerobico da leggero a moderato, oppure
- 4-500 metri frazionati (per es. 2x(2-3×50+100)) aerobico intenso + 4-500 m leggero, oppure
- 1-200 metri velocità (ripetizioni di 15-25 m con 25 sciolti) + 6-800 m aerobico leggero
- Defaticamento: 2-300 metri in scioltezza a piacere
Obiettivi tecnici. Durante la serie principale si dovrebbe cercare di diminuire progressivamente le bracciate per vasca mantenendo invariato il tempo di percorrenza, e successivamente mantenere il numero di bracciate per vasca abbassando il tempo di percorrenza.

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