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Investimenti e occupazione nelle imprese balneari, presentato il primo studio

L'indagine realizzata dall'avvocato Pozzi anticipa la mappatura nazionale che sarà commissionata alla società Navigo

RIMINI – La legge 145/2018 non ha solo disposto l’estensione delle concessioni balneari al 2033, ma ha anche gettato le basi per il riordino generale del demanio marittimo. Ma per poter mettere mano alla riforma del settore, occorre prima conoscere il mercato: per questo l’avvocato Cristina Pozzi ha realizzato uno studio molto dettagliato su un campione di circa duecento imprese liguri, toscane e abruzzesi: l’idea è quella di costituire in futuro un “Osservatorio sull’economia costiera” che analizzi il sistema nella sua complessità – dagli stabilimenti balneari agli ormeggi, dalla nautica alle strutture ricettive – sostituendosi allo Stato che doveva realizzare questa mappatura entro il 30 giugno 2019 (come ha stabilito la stessa legge 145/2018) ma che non lo ha mai fatto.

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Da questa prima fase dello studio, presentata ieri alla fiera Sun di Rimini nel corso di un convegno organizzato da Mondo Balneare, sono emersi dei numeri molto interessanti: su un campione medio di 50 imprese balneari analizzate, il totale degli investimenti rilevati ammonta a 7.764.777 euro annui (circa 150.000 euro per stabilimento), di cui il 50,7% per costruzione e manutenzione, il 22,2% per le attrezzature della spiaggia, il 17,1% per le attrezzature di bar e ristorante e il 9,9% per le attività accessorie e di svago. Ancora, gli stabilimenti balneari sono per la maggior parte microimprese o al più pmi, e occupano un numero medio di addetti di circa 10-12 unità/lavoro all’anno.

«Oltre alla manutenzione costante – ha spiegato l’avvocato Pozzi nel corso del convegno – dallo studio è emerso che la cucina e il bar negli ultimi anni hanno assorbito una fetta sempre più importante di investimenti. Sono invece quasi del tutto assenti le spese in marketing e pubblicità». A questa prima fase pionieristica dell’indagine, ha annunciato inoltre Pozzi, seguirà una mappatura completa del comparto balneare a livello nazionale, che sarà commissionata alla società Navigo di Viareggio. «In seguito i dati saranno messi a disposizione del governo come strumento necessario per poter realizzare un’adeguata riforma del settore», ha concluso Pozzi.

«Il dato più importante che emerge da questo studio – ha commentato il commercialista Piero Bellandi – è che occorre sfatare il mito che gli imprenditori balneari non investono. Il luogo comune che “bastano quattro pennellate per riaprire la spiaggia” è falso e questa indagine lo dimostra, anche sottolineando il notevole ricorso ai finanziamenti».

Il questionario sottoposto alle imprese intervistate chiedeva di fornire, in forma anonima, dati relativi alla tipologia di impresa, al decorso della concessione, all’occupazione, al costo del canone e alla tipologia di investimenti effettuati e di quelli non effettuati in ragione dell’incertezza normativa. I dati completi possono essere scaricati dalle presentazioni qui di seguito.

Per approfondire

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in turismo, demanio marittimo, economia costiera e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge.
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  1. Tutti i pro aste si credono che una spiaggia si apre con 2 spicci!!! Non ne hanno idea che ci vogliono centinaia di migliaia di euro solo per l’attrezzatura…… Per una concessione di 5/6 /7anni? Insostenibile!!!!!

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