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Il turismo balneare non può ripartire senza sicurezze sulle concessioni

Applicazione della legge sul prolungamento al 2033 e riforma organica del demanio marittimo sono gli elementi di base per la rinascita economica del settore

È davvero sconcertante che in questo periodo difficile per l’economia italiana si continui ad assistere alla totale assenza di alcun provvedimento legislativo o amministrativo in favore dei balneari, nonostante la centralità del mare sul fenomeno turistico in generale e la sua importanza per la ripartenza economica e morale del nostro paese.

Grazie anche alla sensibilità di diversi giornalisti (ai quali va la nostra gratitudine), in questi giorni è cresciuta la generale consapevolezza sull’importanza del lavoro e della professionalità degli imprenditori balneari italiani nell’assicurare che la balneazione avvenga in condizioni di sicurezza. Noi balneari siamo stati sommersi da una valanga di apprezzamenti sulla nostra condizione ma, sin qui, non si è avuto alcun atto concreto che ci metta in grado di operare.

Sono ancora molti i Comuni che non hanno ancora applicato la legge 145/2018 che differisce di quindici anni la scadenza delle concessioni demaniali marittime; non c’è ancora il dpcm di avvio della riforma del settore a distanza di un anno dalla scadenza del termine per la sua emanazione; e a distanza di quattro mesi, non c’è la circolare che il ministro dei trasporti Paola De Micheli si era impegnata a emettere per indurre le Autorità di sistema portuale ad applicare la legge 145/2018: anzi, come è noto, è stata varata una nota ministeriale di segno completamente opposto. Inoltre continua a non arrivare nessuna disposizione per i colleghi pertinenziali, anche solo per sospendere le decadenze dei loro titoli concessori per l’avvenuto mancato pagamento dei canoni Omi, da tutti riconosciuti esosi e ingiusti. Tutte misure che sarebbero a costo zero per le casse erariali e che si rendono indispensabili per la riapertura delle aziende balneari in questa situazione così complicata e difficile.

È davvero grave e irresponsabile che non ci sia stato ancora alcun provvedimento concreto a tutela delle 30.000 aziende balneari italiane. Tutti gli operatori del settore non vedono l’ora di ritornare non solo a lavorare, ma soprattutto a dare il proprio prezioso e determinante contributo per la rinascita non solo economica ma anche morale del paese. Ma devono essere messi nelle condizioni di farlo.

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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