Attualità

Il tramonto dei pedalò sulle spiagge italiane

Il noleggio di queste iconiche imbarcazioni è diventato troppo complicato per gli stabilimenti balneari, che le stanno abbandonando. Uno storico balneare della Versilia ne ripercorre la storia.

Il turismo balneare si evolve, e con esso anche le mode. Ma talvolta ciò comporta la perdita di alcune icone della spiaggia. È il caso del pedalò, la tipica imbarcazione considerata fino a poco tempo fa un divertimento intramontabile per i turisti, e che invece sta definitivamente scomparendo in favore di altri passatempi come i giochi gonfiabili galleggianti e i sup. Ma soprattutto a causa di alcuni fastidiosi intoppi burocratici.

Ne sa qualcosa Emiliano Favilla, decano dei balneari versiliesi, che ha affidato a un post su Facebook la sua malinconica riflessione: «Le norme sono diventate troppo gravose di responsabilità – si è sfogato Favilla – e ormai è preferibile togliere di mezzo i pedalò, anche se sappiamo che farà tanto dispiacere per i nostri affezionati turisti che avranno sempre più difficoltà per trovarli da noleggiare».

Eppure, quella a cui assistiamo non è altro che una storia che si ripete: infatti in passato il pedalò è stato "colpevole" della scomparsa del patino. «La storia della riviera versiliese è nata e vissuta di pari passo con il classico patino», ricorda ancora Favilla. «Un mezzo efficace per il salvataggio anche con mare mosso (impossibile con una comune barca) tanto amato dai nostri villeggianti e dagli stessi balneari per i vari usi che se ne poteva fare. Si usava per vedere la costa dal largo, per tuffarsi in acqua più profonda e pulita. Si usava per stendere le reti tradizionali da pesca, tramagli e sciabiche; all’epoca non proibite. La storia del patino è stata lunga e gloriosa: prima in legno di abete, larice o compensato marino, costruito da ottimi artigiani, poi in vetroresina per la minore manutenzione».

«I patini, quelli costruiti con gli appositi "prendisole" – prosegue Favilla – sono stati legati a un secolo di avventure amorose e molte coppie italiane e straniere ne conservano tuttora dolci ricordi. Una volta, a differenza di oggi, tutti sapevano remare. Uomini, donne ragazze e ragazzi sapevano destreggiarsi con i patini e tutti gli stabilimenti balneari ne avevano a sufficienza per darli a noleggio alla clientela».

Ed ecco il primo cambiamento: «Negli anni ’80 cominciò ad affacciarsi anche sulle nostre coste il pedalò», ricorda Favilla. «Meno fascino rispetto al patino ma più pratico, perché pedalare è più semplice di remare. Fu così che il patino cominciò a restare solo come mezzo di salvataggio e negli stabilimenti balneari si potevano affittare quasi esclusivamente i pedalò».

«Oggi siamo arrivati alla frutta anche per i pedalò», conclude il balneare versiliese. «Troppe complicazioni, per i gestori degli stabilimenti balneari, per darli in locazione. L’ordinanza dell’Autorità marittima prevede grosse responsabilità passibili da multe pesantissime per tutte le attenzioni legate alla sicurezza, che non sempre è facile far rispettare ai turisti che prendono il pedalò. L’anno scorso sono fioccate ai gestori decine di multe da oltre 1.000 euro, per la carenza di registri in cui annotare tutti i dati degli equipaggi che noleggiano pedalò, pur se tali registri hanno qualche difficoltà per la legge che tutela la privacy. Inoltre queste regole mancano di buonsenso, visto che i pedalò sono imbarcazioni che restano comunque a portata di vista e non prendono il largo per altri lidi, come avviene con le imbarcazioni a motore e vela. Comunque, quando si paventano problemi di sicurezza, le contestazioni non si  possono fare e se la norma è troppo gravosa di responsabilità a questo punto è preferibile togliere di mezzo patini, pedalò e altro. Anche se sappiamo che farà tanto dispiacere per i nostri affezionati turisti che avranno sempre più difficoltà a trovarli da noleggiare».

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