Ambiente

Il mare italiano è tra i migliori d’Europa: lo dice l’UE

Ottime statistiche diffuse dall'Agenzia Europea per l'Ambiente: nel 90% dei siti balneari italiani, l'acqua è di qualità eccellente.

«La qualità dell’acqua è eccellente nella stragrande maggioranza dei siti balneari europei». È l’annuncio dell’Agenzia europea per l’ambiente, l’organo dell’UE che nei giorni scorsi ha divulgato i risultati del suo rapporto annuale sulla qualità delle acque di balneazione in Europa, presentando quelle che risultano a tutti gli effetti delle buone notizie non solo per i vacanzieri, ma anche per i titolari degli stabilimenti balneari.

Quest’anno, infatti, quasi tutti i 21.801 siti monitorati in Unione europea (più Svizzera e Albania) hanno soddisfatto i requisiti minimi di qualità previsti dalle norme dell’Unione. E l’ottima statistica riguarda soprattutto l’Italia, i cui siti balneari rappresentano esattamente un quarto di tutte le acque di balneazione in Europa.

I dati italiani

Su 5.531 siti monitorati nel nostro paese, con un totale di oltre 37mila prelievi (circa sette per ogni sito), il 97% aveva una qualità dell’acqua almeno sufficiente. La qualità è risultata eccellente nel 90% dei casi, e solo l’1,5% dei siti analizzati aveva un’acqua di qualità scarsa.

Il dato è molto soddisfacente, soprattutto se lo si confronta con quello degli altri paesi europei: in fatto di spiagge, infatti, l’Italia è tra i paesi più virtuosi d’Europa, con una percentuale di siti balneari con qualità dell’acqua eccellente (90%) che è superiore alla media UE, pari all’85%. Fanno peggio, tra gli altri, Francia (78%), Olanda (73%), Regno Unito e Svizzera (61%), Albania (55%).

Meglio di noi anche in questo campo si piazza solo la Germania (91%), anche se i turisti balneari non la preferiscono di certo. Più comprensibilmente ci battono pure Grecia (96%), Cipro (97%) e Malta (99%).

Qualità in miglioramento

La qualità delle acque di balneazione in Europa è notevolmente migliorata negli ultimi 40 anni, fa sapere l’Agenzia, da quando cioè è stata introdotta la direttiva europea sulle acque di balneazione (successivamente modificata nel 2006). Questa prevede un monitoraggio e una gestione efficaci che hanno portato a una drastica riduzione delle acque reflue urbane e industriali non trattate o parzialmente trattate che finiscono nell’acqua. Di conseguenza, sempre più siti balneari non solo soddisfano gli standard minimi di qualità, ma riescono a raggiungere gli standard più elevati.

Restano però siti nei quali la qualità dell’acqua risulta scarsa. I tre paesi che ne hanno il maggior numero in assoluto sono la Francia (80 siti pari al 2,4%), l’Italia (79 siti pari all’1,4%) e la Spagna (38 siti o 1,7%). Se guardiamo alle percentuali, le più elevate si trovano in Estonia (7,4%, pari però ad appena 4 siti), Irlanda (4,9% con 7 siti con acqua di qualità scarsa) e Regno Unito (3,3%, pari a 21 siti).

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