Attualità

‘Il governo Renzi fa fallire 220 imprese balneari’

Si tratta delle concessioni pertinenziali, il cui emendamento per rimandare il pagamento degli spropositati canoni è stato nuovamente bocciato.

di Alex Giuzio

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Le imprese balneari pertinenziali non potevano più aspettare. Ma anche l’ultimo emendamento per tentare di salvarle è stato bocciato. Decretando definitivamente la loro scomparsa.

Questa volta era stato presentato al decreto Milleproroghe un emendamento bipartisan (primi firmatari Sergio Pizzolante del Nuovo centrodestra e Tiziano Arlotti del Partito democratico) per prorogare il pagamento degli ingenti canoni pertinenziali, in attesa del riordino generale delle concessioni balneari che dovrebbe arrivare entro marzo. Ma la scorsa notte le Commissioni I e V della Camera (rispettivamente Affari costituzionali e Bilancio) hanno deciso di bocciare per l’ennesima volta il tentativo, sempre a causa della mancata copertura economica come già era accaduto per i precedenti analoghi emendamenti alla Legge di Stabilità.

L’approvazione dell’emendamento sui pertinenziali era più che mai urgente: queste imprese balneari hanno subìto un insensato aumento dei canoni del +1500%, a causa della Legge Finanziaria 2006 che ha applicato erroneamente gli spropositati valori Omi ai beni demaniali incamerati. Tali imprese, circa 220 in tutta Italia, non hanno potuto pagare le cifre richieste (da 80 mila a 300 mila euro all’anno), arrivando a contrarre debiti di oltre un milione di euro verso l’Agenzia delle entrate. Rimandare il pagamento era necessario per evitare che le concessioni decadessero, visto che l’errore è dello Stato italiano, ma le due commissioni hanno ritenuto più giusto procedere con l’incasso dei pagamenti, senza considerare che le imprese pertinenziali non potranno pagare delle cifre così elevate, che dunque mai arriveranno nelle casse statali. Mentre ora queste aziende rischiano di scomparire.

Eppure, bastava poco: una semplice proroga di qualche mese, in attesa che il governo vari la promessa riforma generale delle concessioni balneari, nella quale è già certo che i canoni verranno riordinati proprio nella consapevolezza di questo squilibrio (vedi notizia precedente).

Come emerge dal verbale (disponibile qui), Maino Marchi (Pd) ha proposto di accantonare l’emendamento perché «non è stato possibile trovare una soluzione alla questione dell’aumento dei canoni demaniali marittimi», subito spalleggiato dal sottosegretario Paola De Micheli che si è dichiarata contraria. Le Commissioni hanno dunque deciso di bocciare l’emendamento, seppure lo abbiano sottoscritto favorevolmente i deputati Arlotti, Sani, Giacobbe, Basso, Capone, Crivellari e Tidei.

Furioso Sergio Pizzolante, che dichiara: «Per ottusità burocratica e insipienza politica il governo fa fallire 220 aziende balneari (ristoranti, bar, negozi), i cosiddetti pertinenziali incamerati (strutture dello Stato date in concessione). Erano imprese che, in virtù della legge finanziaria 2006 del governo Prodi, hanno avuto un eccezionale e ingiusto aumento del canone da 10-15 mila euro fino a oltre 100 mila euro all’anno. Con gli arretrati alcuni devono pagare anche oltre un milione di euro. Il governo aveva già riconosciuto l’eccesso di canone, consentendo agli operatori con la legge di stabilità 2013 di pagare il 30% dei tanti contenziosi in atto, e lo riconosce ancora con la bozza di riforma generale delle concessioni e dei canoni che sarà emanata nelle prossime settimane e che prevede una riduzione del 50%. Inoltre, il tribunale di Venezia, recentemente, ha dato ragione agli operatori riconoscendo un eccesso di canone e condannando lo Stato a rimborsare chi aveva già pagato. Nonostante tutto ciò, questa notte in Commissione Bilancio, in conseguenza del parere negativo del governo, è stato bocciato un emendamento del sottoscritto e di alcuni deputati del Pd che chiedeva semplicemente uno slittamento dei pagamenti in attesa della riforma delle concessioni e dei canoni che prevede già una soluzione strutturale. È l’ennesima prova dell’ottusità del Mef che, per bramare gettito, fa fallire le aziende. Gettito che, in realtà, mai otterrà perché le imprese non sono in condizione di pagare. Per queste ragioni non voterò il provvedimento perché non voglio essere complice».

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