Attualità

Il governo non ha presentato il bando-tipo per le gare delle concessioni balneari

Lo schema nazionale era previsto entro l’11 aprile, ma non è ancora arrivato

Trascorsa la scadenza fissata per l’11 aprile, il governo non ha ancora presentato il bando-tipo nazionale per l’assegnazione delle concessioni balneari. Si tratta di un documento considerato cruciale per uniformare le future gare su tutto il territorio italiano. La mancanza di indicazioni ufficiali alimenta preoccupazione tra amministrazioni locali e operatori del settore, che si trovano a pianificare le procedure senza un quadro normativo completo.

Il termine era stato stabilito dal decreto-legge del 12 marzo 2026, che imponeva al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di predisporre uno schema di bando-tipo entro 30 giorni dall’entrata in vigore della norma, da condividere con la Conferenza unificata, con l’obiettivo di garantire criteri omogenei e maggiore trasparenza nelle procedure di affidamento delle concessioni. Tuttavia non si hanno ancora informazioni ufficiali dal governo.

Il documento atteso non è un semplice modello amministrativo, bensì la base tecnica su cui Regioni e Comuni dovranno costruire i propri bandi per l’assegnazione delle concessioni. La sua funzione principale è quella di definire criteri, struttura e contenuti minimi delle procedure, garantendo condizioni uniformi di partecipazione e riducendo il rischio di contenziosi. In assenza di questo riferimento, molte amministrazioni locali si trovano in una situazione di stallo operativo, con la necessità di programmare le gare ma senza indicazioni condivise su requisiti, punteggi e modalità di valutazione. Tuttavia, diversi sindaci in Italia hanno deciso di non attendere il governo e hanno già pubblicato o concluso i bandi.

Secondo Legacoop, “girano anticipazioni che preoccupano e rischiano di aggravare ulteriormente una situazione già caratterizzata da forte incertezza normativa e operativa”. Per l’associazione cooperativa “il bando-tipo potrà rappresentare un’opportunità per accompagnare la transizione imposta dalla Bolkestein solo se sarà frutto di confronto con le associazioni di rappresentanza, gli enti locali e in grado di tutelare il lavoro, le microimprese familiari, il riconoscimento del valore aziendale e della professionalità, la continuità e qualità dei servizi collettivi e cooperativi, come il salvamento organizzato e la tutela della costa, valorizzando e salvaguardando le ricchezze e le peculiarità territoriali. Solo così potrà rappresentare un vero supporto per gli enti locali e per il sistema turistico-balneare. Diversamente, fatichiamo a immaginare come possa essere di aiuto ai Comuni, vista l’estrema varietà delle situazioni sulle spiagge italiane. Temiamo piuttosto che i Comuni continuino ad essere lasciati soli dal Governo, ancora una volta, ad affrontare procedure complesse, esponendo il sistema turistico a rischi giuridici e blocchi rilevanti”. Inoltre, aggiunge Legacoop, “a rendere ancora più critico il quadro è l’assenza di norme, nonostante i ripetuti annunci e promesse del passato, sui criteri di indennizzo per i concessionari uscenti, altro tassello fondamentale per garantire una transizione equa e sostenibile. Senza criteri certi, si rischia di bloccare di fatto il sistema turistico balneare italiano”.

Il ritardo nella pubblicazione del bando-tipo si inserisce in un quadro più ampio di incertezza che accompagna da anni la riforma delle concessioni demaniali marittime. Nella legge Salva-infrazioni del 2024 il governo Meloni ha previsto che le concessioni attuali restino valide fino al 30 settembre 2027, mentre gli enti concedenti dovranno avviare le procedure competitive entro il 30 giugno dello stesso anno. Ma avrebbe dovuto approvare il decreto attuativo sul bando-tipo che non è mai arrivato. Senza regole operative chiare, il rischio è quello di rallentamenti nelle gare e di nuovi contenziosi, con effetti diretti sull’intero sistema turistico costiero.

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