Attualità Friuli Venezia Giulia

Il governo impugna legge Friuli sui 40 anni ai balneari

Il consiglio dei ministri porterà il testo regionale al vaglio della Corte costituzionale.

Il governo italiano ha impugnato la legge regionale del Friuli Venezia Giulia sulle concessioni balneari: sarà la Corte costituzionale a decidere se il provvedimento è compatibile o meno con le competenze regionali.

La legge del Friuli Venezia Giulia, approvata in consiglio regionale lo scorso aprile, assegna tra l’altro una durata di 40 anni alle concessioni balneari e il riconoscimento di un indennizzo ai precedenti gestori (per leggere i contenuti completi del testo, vedi notizia). Ma il governo italiano, su proposta del ministro agli affari regionali Enrico Costa, nel corso dell’ultimo consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge in quanto – si legge nelle motivazioni riportate dal verbale – «alcune norme riguardanti le concessioni demaniali marittime eccedono dalle competenze statutarie e invadono la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile, di rapporti con l’Unione europea e di tutela della concorrenza, di cui all’articolo 117 della Costituzione». 

Sul demanio marittimo vige uno storico conflitto tra Stato e Regioni, e tutti i provvedimenti regionali che negli ultimi anni hanno tentato di regolamentare le concessioni balneari per rispondere alla mancanza di una normativa nazionale, sono stati puntualmente impugnati davanti alla Corte costituzionale. E così, dopo Emilia-Romagna, Campania, Toscana, ora tocca anche al Friuli: nemmeno il regime a statuto speciale di questa regione è bastato a evitare l’impugnativa.

Il consiglio dei ministri non si è ancora espresso su quali articoli specifici della legge siano oggetto di impugnativa, e per questo la Regione Friuli sta attendendo da Roma comunicazioni ufficiali. Per il momento è possibile fare solo ipotesi, e una di queste è che il governo potrebbe avere contestato soprattutto il meccanismo legato agli indennizzi dei precedenti gestori dei beni demaniali, poiché apparentemente in conflitto con le leggi dell’Unione europea sulla libera concorrenza.

«Oggi come allora – ha commentato l’assessore regionale alle finanze Francesco Peroni, autore principale della legge, intervistato dal Messaggero Veneto – restiamo convinti che la disciplina a suo tempo proposta dalla giunta, e in seguito largamente condivisa dal consiglio regionale, rappresenti un’appropriata soluzione di equilibrio tra principi comunitari e costituzionali da un lato, e prerogative di autonomia speciale della nostra Regione dall’altro. Prerogative, è bene ricordarlo, non meno sprovviste di fondamento costituzionale». Tra l’altro, su alcune porzioni di demanio friulano non soltanto la competenza, ma la proprietà stessa è della Regione e non dello Stato. Al di là di questo, però, Peroni ha spiegato al Messaggero come il Friuli Venezia Giulia «si disporrà con serenità a tutelarsi davanti alla Corte costituzionale, fiducioso peraltro che gli argomenti della nostra Regione possano essere meglio compresi dal governo nazionale nel contraddittorio davanti al giudice delle legge». E sostenendo che «l’impugnazione non è giunta inattesa, tanto che noi per primi l’avevamo preconizzata nel corso dei lavori preparatori delle legge», l’assessore resta convinto della «solidità delle nostre argomentazioni».

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