Opinioni

Il futuro dei balneari fra ruoli e responsabilità: facciamo chiarezza

Qualche precisazione sulle posizioni di Mondo Balneare e una risposta agli estremisti che insultano

Il decreto Infrazioni, approvato lo scorso settembre dal consiglio dei ministri, ha profondamente deluso le aspettative dei balneari. La norma infatti disciplina i criteri delle gare, nonostante fossero state spese promesse in merito alla possibilità di evitarle. Tuttavia, anche in questa situazione, il nostro invito a tutta la categoria – fornitori compresi – è di guardare all’attuale situazione con ottimismo e determinazione.
È vero, le gare sono sbagliate, soprattutto per come sono state scritte in questa legge. I criteri favoriscono gli ingressi dei grandi capitali e le concentrazioni in grandi concessioni. Ciò significherebbe la scomparsa dell’attuale modello turistico balneare, composto da migliaia di piccole e medie imprese a gestione familiare. Tuttavia, dallo scenario delle gare a quanto pare non si può scappare. A dirlo non è Mondo Balneare, bensì la legge italiana ed europea. Da anni si parla dell’inevitabilità di questo scenario, e sin dall’insediamento dell’attuale governo, su Mondo Balneare non abbiamo mai nascosto i nostri dubbi in merito a certe promesse. Oggi non ci interessa dire che “avevamo ragione”, anzi avremmo preferito dire che “avevamo torto”, tuttavia dobbiamo far presente che da tempo, nei nostri articoli, invitavamo la categoria a prepararsi al peggio. Questo non significa assolutamente essere d’accordo con le gare, ma semplicemente fare i conti con la realtà dei fatti. Abbiamo semplicemente svolto il nostro ruolo di rivista di settore, che è quello di informare e non di illudere.

Non ci siamo mai divertiti ad andare contro, ma abbiamo sempre lavorato per l’interesse della categoria. Per chi non lo sapesse, nel 2010 abbiamo organizzato i primi incontri fra balneari delle varie regioni, sollevando il problema della Bolkestein che a nostro parere veniva preso troppo sottogamba. Alcuni balneari all’epoca ci rispondevano “qualcuno ci penserà”, ma purtroppo ci stavamo accorgendo che le cose non stavano andando così. Per questo motivo, quando leggo che secondo alcuni Mondo Balneare è d’accordo con le aste e fa parte di un qualche macchinoso complotto ordito ai danni dei balneari, sono molto deluso e dispiaciuto, perché non corrisponde a verità.
Qualcuno ci ha accusato anche di essere schierati politicamente. A queste accuse rispondo molto serenamente che nella nostra redazione ognuno, come è giusto che sia, ha le proprie idee politiche. Vi posso garantire che gli orientamenti politici dei vari membri della redazione sono molto diversi fra di loro, ma restano comunque personali e li lasciamo ogni mattina fuori dalla porta dell’ufficio. Tantomeno rientrano negli articoli che pubblichiamo.

Purtroppo o per fortuna, il settore balneare è fatto di tante persone, differenti fra di loro. Differenti per estrazione sociale, per cultura e per il tipo di educazione. Tanti spesso ci ringraziano per il lavoro di informazione precisa e puntuale che svolgiamo, altri ci consultano ma per carattere non esprimono pareri, altri ancora – per fortuna una minoranza – sono quelli più aggressivi e maleducati, che talvolta preferiscono insultare sui nostri canali social Mondo Balneare e chi ci lavora, anche se la nostra unica colpa è quella di raccontare le cose come stanno. È ovvio e normale che a dare notizie positive si raccolgono consensi, applausi e like, cosa che non accade quando si danno le brutte notizie. Però è altrettanto vero che una testata giornalistica seria ha il sacrosanto dovere di raccontare sempre la verità, ed è quello che noi facciamo da quattordici anni (al contrario di chi appesta questo settore con illusioni e falsità). Ogni volta che in redazione prepariamo un articolo, non perdiamo mai di vista il fatto che il nostro pubblico è composto prevalentemente da famiglie preoccupate se non disperate, che hanno passato anni molto difficili, e sulle spalle di alcuni ci sono anche mutui e finanziamenti ancora da pagare. Questa gente rischia di perdere il frutto dei propri sacrifici oltre che l’unica fonte di reddito, e per questo motivo meritano tutto il nostro rispetto.

Chi invece ci ha insultato e spesso ha diffuso fake news ed epiteti offensivi, in alcuni fortunatamente rari casi sfociati in gravi diffamazioni personali (queste ultime concluse con denunce per calunnia e diffamazione), oltre ad addossarci colpe che non abbiamo, si è dimenticato che in questa rivista ci sono persone che lavorano altrettanto onestamente, proprio come i balneari, e che questa situazione di incertezza, che ha determinato il blocco degli investimenti, ha messo in difficoltà in primis la categoria dei fornitori e di conseguenza anche noi, che come tutte le riviste viviamo con la vendita degli spazi pubblicitari. A queste persone vorrei far notare che, come si suol dire, “siamo tutti sulla stessa barca” e non è scrivendo parolacce o insultando Mondo Balneare da dietro una tastiera che cambieranno le sorti delle proprie attività. Un ultimo pensiero va infine ai più patetici, quelli che ci insultano e invitano a danneggiarci su alcuni gruppi WhatsApp, convinti che ciò che scrivono rimarrà segreto. Questi non hanno ancora capito che o prima o dopo, in ogni gruppo c’è un membro insospettabile che direttamente o indirettamente ci fa pervenire quello che viene scritto. Vorrei tranquillizzare questi individui, ricordando loro che ogni volta che parte una denuncia, il ricavato della richiesta di danni verrà dato in beneficenza.

Fatta questa doverosa premessa, ricordiamoci che comunque la parola “fine” non è ancora stata scritta. Chiariamo subito: questa legge non ci piace e va migliorata. Occorrono dei criteri più favorevoli per riconoscere la professionalità e l’esperienza di chi ha costruito dal nulla il turismo balneare, creando imprese floride e sane, che contribuiscono a una grossa fetta del Pil turistico italiano. E soprattutto, in caso di passaggio di mano della concessione, è fondamentale riconoscere ai concessionari uscenti l’intero valore delle aziende che hanno costruito. Gli investimenti non ammortizzati degli ultimi cinque anni non possono bastare, perché si è trattato di un periodo in cui in pochi hanno investito, proprio a causa dell’incertezza delle concessioni. Ora, quindi, la categoria è chiamata a comportarsi con responsabilità e senso di collaborazione, per contribuire alla fase emendativa del decreto, durante la quale è ancora possibile migliorare il testo.

L’ottimismo a cui invitiamo sta nel credere che questa legge può essere migliorata a favore degli attuali concessionari, pur restando nel perimetro del diritto europeo. Nel frattempo, il nostro invito è di non smettere di investire, anzi di farlo prima possibile. A suggerirlo è lo stesso decreto del governo: il testo obbliga infatti i Comuni a favorire i concessionari che, nei cinque anni antecedenti al bando, hanno effettuato investimenti. Questo aspetto non riguarda solo gli indennizzi economici, bensì soprattutto i punteggi per i nuovi concessionari. Negli ultimi tre anni, da quando il Consiglio di Stato ha annullato la proroga al 2033, molti balneari hanno investito poco o nulla, a causa dell’imminente scadenza dei titoli e dell’incertezza sul loro rinnovo. Ma ora possono recuperare, nei due anni che hanno a disposizione. Il decreto, infatti, ha introdotto la possibilità di una proroga fino al 30 settembre 2027. I Comuni dovranno per forza usufruire almeno di un altro anno, perché non possono pubblicare i bandi senza le regole sugli indennizzi, che il governo dovrà stabilire con un nuovo decreto attuativo entro il 31 marzo 2025. Riassumendo: i balneari che nei prossimi due anni investiranno e miglioreranno le loro imprese, saranno avvantaggiati a vincere le gare e riottenere la concessione. Il periodo da qui al 2027 sarà determinante. Se ci saranno progetti e investimenti seri e adeguati, avranno valore nelle future gare e saranno un deterrente per chi vuole concorrere.

In questa annosa vicenda non si è quasi mai parlato della categoria dei fornitori. Forse perché, non essendo rappresentati ufficialmente da nessuna associazione, sono stati abbandonati da tutti al loro destino. Non mi stancherò mai di dire che le aziende produttrici di attrezzature e servizi per gli stabilimenti balneari sono state le più penalizzate dalla Bolkestein. Se finora i balneari hanno subito una grave incertezza sulle sorti del loro futuro, hanno comunque potuto continuare a lavorare e guadagnare. I fornitori, invece, sono stati messi in ginocchio dal blocco degli investimenti, che ha portato alcune aziende a fallire e altre a mettere in cassa integrazione i propri dipendenti. Dopo l’approvazione della proroga al 2027, qualcuno di questi ci ha chiamato pregandoci di dirgli che era uno scherzo, perché le aziende, per quando solide, avrebbero faticato a reggere altri due anni di fermo. Sono parole che non avremmo mai voluto sentirci dire. Dunque i fornitori balneari sono le prime vittime della Bolkestein e anziché boicottarli, come alcuni estremisti invitano a fare, andrebbero aiutati e rispettati.

A proposito di boicottaggio, nel mese di settembre sono comparsi dei post su una pagina Facebook che recitavano precisamente: “Boicottate il Sun”. Vorrei ricordare agli autori di questi messaggi che la fiera di Rimini, così come tutte le fiere del mondo, oltre a non avere nulla a che fare con il governo né con la Bolkestein, è un’azienda fatta di persone che grazie ai vari eventi fieristici possono lavorare e percepire così uno stipendio per mantenersi e mantenere le proprie famiglie. Boicottare le fiere significa privare del proprio lavoro migliaia di persone, che hanno diritto di lavorare esattamente come i balneari. Sono certo che per la maggioranza dei nostri lettori tutti questi argomenti erano già chiari anche prima, ma per quei pochi che ancora avevano le idee confuse, spero di aver chiarito le posizioni. Approfitto per fare un in bocca al lupo augurando a tutti buon lavoro; vi aspettiamo al Sun di Rimini.

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Mauro Oddone

Direttore di Mondo Balneare