Attualità

Il decreto sblocca-Italia apre a nuove concessioni di spiaggia

Il capitolo dedicato al demanio non si riferisce agli attuali stabilimenti balneari. Ma forse aprirà al rilascio di nuove concessioni.

di Alex Giuzio

Il decreto sblocca-Italia non si occupa delle concessioni demaniali marittime già esistenti, ma forse intende rilasciarne di nuove per allargare la concorrenza. Questa, almeno per ora, è la notizia che emerge esaminando la bozza del testo di legge, che Affari Italiani ha pubblicato in esclusiva (leggila qui).

A pagina 47 della bozza di decreto, il pacchetto dedicato al demanio si riferisce quasi esclusivamente alle valorizzazioni e alle dismissioni del patrimonio immobiliare militare. L’unica novità che potrebbe riguardare anche le spiagge è il rilascio di nuove concessioni demaniali per dei progetti di sviluppo. All’articolo 36 della bozza, infatti, si afferma che «i soggetti […] che siano interessati a realizzare in regime di concessione o di diritto di superficie, senza alcun onere per lo stato o per soggetti pubblici comunque denominati, progetti di sviluppo su aree o beni di proprietà pubblica anche demaniale che non risultino utilizzati e non siano gravati da vincoli di inedificabilità assoluta, possono avanzare alla Presidenza del consiglio dei ministri proposte corredate da studi di fattibilità entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, secondo quanto indicato ai commi successivi».

Potranno presentare proposta sia le società di gestione del risparmio che gestiscono fondi comuni di investimento immobiliare, sia gli imprenditori stabiliti nell’Unione Europea che abbiano condotto a termine nei sette anni precedenti alla data di entrata in vigore del decreto almeno un’operazione di valorizzazione o di sviluppo immobiliare di importo almeno pari. Seguono indicazioni più precise sulle modalità per presentare le proposte.

L’allargamento della concorrenza tra stabilimenti balneari, in caso andasse in porto, soddisferebbe quanto chiesto da anni dalle associazioni di categoria per dimostrare che la spiaggia non è un servizio (o bene) limitato, come ritengono i burocrati europei, e dunque non deve andare a evidenza pubblica come invece vorrebbe un’errata interpretazione della direttiva Bolkestein.

Come è evidente esaminando il testo, si tratta però ancora di una bozza non definitiva, che ha ancora spazio per nuove norme riguardanti la spiaggia. Visti i modi precedenti di regolamentare le normative per gli stabilimenti balneari, agendo tramite emendamenti presentati in extremis, è probabile che anche questa volta capiterà qualcosa del genere. Non ci riferiamo, naturalmente, alla riforma del demanio marittimo, che ha bisogno di un testo ad hoc; bensì all’emergenza maltempo che dovrebbe portare all’approvazione di alcune misure fiscali per evitare la crisi definitiva delle 30 mila imprese balneari italiane. Secondo le indiscrezioni che abbiamo pubblicato negli scorsi giorni (vedi notizia), l’obiettivo più concreto è nella revisione degli studi di settore, in modo che tengano conto dei giorni di pioggia.

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