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I sindacati si appellano a Passera: ‘Ridare certezza alle imprese’

Dopo la manifestazione di Bologna e l'impossibilità di trattare con Gnudi, i balneari cercano un nuovo interlocutore nel ministro dello sviluppo economico

al Ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture, On. Cav. del Lavoro Corrado Passera

Onorevole Ministro,  

le scriventi organizzazioni rappresentative delle imprese turistico-ricreative che operano sul demanio marittimo, con la presente sono a chederLe un incontro urgente al fine di esaminare le problematiche del settore oggetto tra l’altro di intervento in sede parlamentare presso il Senato nell’esame dell’A.S. n. 3533 per la conversione del d.l. n. 179, del 18.1.2012 da Lei promosso.

Infatti, sono stati presentati numerosi emendamenti – (fra gli altri, n. 34.81 Belisario; n. 34.82 Gasparri ed altri; n. 34.192 D’Alia ed altri; n. 34.0.11 Latorre ed altri) come si nota firmati, fra gli altri, dai presidenti dei gruppi Pdl, Udc, Idv e dal vicepresidente del gruppo del Pd – tutti finalizzati a favorire gli investimenti da parte delle aziende balneari attraverso una diversa durata dei loro titoli concessori manifestando, in tal modo e in maniera inequivocabile, la volontà del Senato (già manifestata con la mozione approvata all’unanimità in Senato il 5 maggio 2011) volta a garantire una soluzione da parte del Governo al problema che sta bloccando ogni investimento nella balneazione attrezzata italiana.

Per queste ragioni si intende, con l’urgenza che la situazione richiede, portare alla Sua attenzione la situazione ormai intollerabile di questo cruciale settore economico italiano da tempo paralizzato e che vede, nel contempo, altri Paesi europei adottare iniziative legislative che rafforzano la competitività delle loro aziende in danno delle nostre.

La balneazione italiana, che costituisce la parte più rilevante del turismo del nostro Paese, versa nella nota situazione di difficoltà scaturente dal venir meno del rinnovo automatico dei titoli concessori (che aveva sin qui assicurato la durata continuativa delle aziende, per lo più familiari) a seguito dell’approvazione dell’articolo 1, comma 18, della legge n. 25, del 26 febbraio 2010, e dell’art. 11, comma 1, della legge n. 217, del 15 dicembre 2011, chiesta dalla CE con la P.I. CE n. 49082008, del 9 febbraio 2009. A seguito di tanto la procedura di infrazione (P.I.) dall’Ue è stata archiviata lo scorso 27 febbraio 2012.

Il venir meno del rinnovo automatico dei titoli ha determinato la completa paralisi degli investimenti da parte delle imprese nel corso degli ultimi due anni: circostanza che sicuramente continuerà nei prossimi anni. Infatti non solo nessuno ha interesse ad investire sino al 31 dicembre 2015 e, cioè, il momento in cui verrà a scadere la proroga disposta dalla legge n. 252010, ma, prevedibilmente, anche negli anni successivi per l’esteso contenzioso nei confronti del nostro Stato da parte degli attuali concessionari che si vedrebbero confiscare le loro aziende. Confisca che causerebbe un grave pregiudizio del loro buon diritto costituito dal legittimo affidamento nella normativa previgente e dalla lesione del loro diritto di proprietà, essendo le aziende medesime ineludibilmente connesse con la sottostante concessione, come più volte chiarito dalla nostra giurisprudenza amministrativa.

Questa situazione è diventata ancor più insopportabile a seguito della recente iniziativa legislativa della Spagna che sta per prorogare la durata delle concessioni in essere (attualmente di 30 anni) sino a 75 anni. Infatti l’articolo 66, comma secondo, della Ley 28 de julio 1988, n. 22 è oggetto di revisione con il Progetto di legge varato lo scorso 4 ottobre dal Governo di quel Paese n. 12100029 che determina una proroga delle concessioni in essere sino a settantacinque anni (art. 1, comma 15, e art. 2, comma 1).

Si è, inoltre, potuto constatare che anche altri Paesi, oltre alla Spagna, nostri diretti competitori nel mercato delle vacanze, hanno concessioni demaniali marittime di durata notevolmente maggiore a differenza del nostro ordinamento che prevede una durata estremamente ridotta (sei anni) che però era, sin qui, rinnovabile alla scadenza. Infatti, in Croazia le concessioni demaniali marittime hanno una durata che può variare da cinque a novantanove anni (art. 20, comma 1, del Maritime domaine and seaports act, del 25 settembre 2003, n. 01-081-03-3244/2) mentre in Portogallo la durata è fissata fino a settantacinque anni (art. 25, comma secondo, del decreto – lei n. 266-A/2007, del 31 maggio 2007).

A ciò si aggiunga che mentre il nostro Paese è stato oggetto di P.I. CE per il cd diritto di insistenza che assicurava quella certezza che in altri Paesi deriva da una lunga durata delle concessioni demaniali marittime, l’iniziativa legislativa spagnola ha trovato, al contrario, il consenso anche entusiasta della Commissione europea nella persona della vicepresidente e commissaria alla giustizia Viviane Reding (v. comunicato stampa del 3 agosto 2012).

Lo stesso commissario al mercato interno Michel Barnier, che aveva promosso la P.I. n. 49082008, ha più volte dichiarato (dalla lettera del 20 settembre 2010 al vicepresidente del Parlamento europeo on. Pittella in poi) la disponibilità e la collaborazione dei suoi uffici per ”una congruo periodo transitorio” da assicurare alle imprese italiane esistenti che potrebbero essere danneggiate dall’applicazione dei nuovi principi comunitari.

Riteniamo, pertanto, che ci siano margini per un intervento che possa aprire immediatamente il mercato delle concessioni per le aree demaniali attualmente abbandonate e non utilizzate (si pensi che solo in Puglia oggetto di concessione è solo il 9% dell’intero demanio marittimo) e, nel contempo, far ripartire gli investimenti da parte delle imprese turistiche (stabilimenti balneari, alberghi, campeggi, ecc.) attualmente bloccati per l’assenza di prospettive temporali adeguate.

Con l’auspicio di poter contare su una Sua risposta positiva e quindi poterLa incontrare al più presto anche per gli opportuni approfondimenti, porgiamo i nostri migliori saluti.

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