Sib-Confcommercio

I balneari sono diventati il mostro sbattuto in prima pagina

Quando l’ironia e le fake news sono al servizio dei potenti contro i lavoratori

È a tutti evidente che è in corso una campagna mediatica contro i balneari italiani, accusati di pagare poco allo Stato e di guadagnare tantissimo. Si stanno utilizzando dati diffusi da Legambiente che sono fuorvianti e falsi e sui quali ci riserviamo ogni azione anche in sede giudiziaria.

In questa campagna di stampa calunniosa, che solletica furbescamente l’odio e l’invidia sociale, si è accodato da ultimo Maurizio Crozza, che nella scorsa puntata del suo spettacolo ha ironizzato sui presunti canoni bassi, sulla cementificazione della costa e sull’assenza di spiagge libere. Crozza ha riferito del canone e delle tariffe di un albergo superlusso della Sardegna dotato di servizio di spiaggia; ha parlato di un bagno in cemento della sua Genova; ha mostrato l’immagine di una spiaggia densamente attrezzata con ombrelloni e lettini per concludere con la solita macchietta di Briatore. Al di là dei dati sbagliati forniti (il canone minimo non può essere inferiore a 2500 euro, il gettito complessivo di 108 milioni non contiene quello pagato alle Regioni a statuto speciale né le addizionali anche del 100% in più versato alle Regioni e ai Comuni), sono i balneari che chiedono una revisione dei criteri di determinazione dei canoni perché ingiusti: c’è chi paga tantissimo e chi pochissimo.

Inoltre, la cementificazione della costa riguarda la realizzazione di lottizzazioni abitative e comunque insediamenti sulla proprietà non sul demanio, e non i chioschetti dei balneari. Il 60% del demanio (con punte del 91% in Puglia, secondo i dati ufficiali della Regione) è privo di concessioni balneari e la presunta carenza di spiagge libere deriva dall’impossibilità della loro fruizione per la retrostante proprietà privata.

Su questo è doveroso discutere e confrontarsi con serietà, sulla base di dati corretti ed evitando generalizzazioni infamanti e arbitrarie. I canoni non sono bassi per tutti i concessionari (ci sono canoni demaniali in molti casi per decine e centinaia di migliaia di euro), così come le tariffe non sono alte dappertutto (generalmente non superano 15/20 euro giornalieri per una postazione completa).

Insomma, è profondamente ingiusto avere descritto i balneari italiani come nababbi, evasori e cementificatori, e avere dato il volto di Briatore alle decine di migliaia di onesti lavoratori, prima ancora che sbagliato, è profondamente offensivo. Prima di abbandonarsi a queste accuse infamanti, avrebbe dovuto far riflettere Crozza e i suoi autori la circostanza che il primo a scagliarsi contro i balneari lo scorso 23 settembre scorso sia stato il presidente di Confindustria Carlo Bonomi e che la “punta di diamante” di questa vergognosa campagna di stampa sia, da mesi, il quotidiano della Confindustria.

Potrebbe essere istruttivo per Crozza vedere, se non lo ha visto o se lo ha dimenticato, il bel film degli anni settanta “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio, con il grande e indimenticabile Gian Maria Volontè. E si potrebbe ironizzare osservando che Legambiente e Confindustria sono uniti nella stessa lotta. Ma il tentativo in atto di espellere migliaia di famiglie dal settore, privandole del loro lavoro e delle loro aziende, è troppo serio e grave per riderci sopra. In questo caso Crozza non ha fatto ridere, ma semplicemente piangere nel vedere come sia facile diventare, si sarebbe detto una volta dalle mie parti, non tanto il “compagno che sbaglia” ma semplicemente il “servo sciocco dei padroni”.

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Antonio Capacchione

Avvocato, presidente nazionale del Sindacato italiano balneari - Fipe Confcommercio dal 2018, già vicepresidente vicario.
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