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Governo Gentiloni, nuovi interlocutori per la riforma delle spiagge

La Boschi, ora sottosegretario alla presidenza del consiglio, è in pole per prendere in mano il dossier sulle concessioni balneari.

Un cambio al vertice, ma senza troppi rinnovamenti di ministri e sottosegretari. Che potrebbero riaprire presto il dossier sulla riforma delle concessioni balneari per valutarne un’immediata attuazione, in non più di dodici mesi. È questo lo scenario che si prospetta con la nomina di Paolo Gentiloni a presidente del consiglio in seguito alle dimissioni di Matteo Renzi.

Gentiloni, già ministro degli esteri in quota Pd, ha reso nota ieri sera la sua squadra di governo, con delle scelte in gran parte di continuità rispetto al premier uscente. E ora la “questione balneare” può essere riaperta, dopo che con Renzi la presentazione della riforma è stata rimandata di mese in mese senza spiegazioni, e dopo che la crisi di governo ha tenuto tutta la categoria per qualche giorno col fiato sospeso.

La novità più importante è rappresentata da Maria Elena Boschi, già ministra delle riforme, ora nominata sottosegretaria alla presidenza del consiglio al posto di Luca Lotti, passato al vertice del dicastero dello sport. La Boschi è una referente di primo piano per la categoria balneare: è noto che l’ex ministra del governo Renzi seguiva con attenzione i lavori alla riforma delle spiagge, pur senza essersi mai esposta pubblicamente in merito, e ora molto probabilmente prenderà in mano il dossier che era già sulla scrivania del suo predecessore Lotti.

Per il resto, gli interlocutori delle associazioni balneari restano più o meno i medesimi, a partire dal riconfermato ministro agli affari regionali Enrico Costa che sin dalla sua nomina il 29 gennaio scorso ha svolto il ruolo di mediatore tra i diversi ministeri competenti in materia di concessioni balneari. Resta per ora l’incognita di Enrico Zanetti, viceministro dell’economia in quota Scelta Civica, che aveva preso in carico dal sottosegretario Baretta l’importante parte della riforma riguardante la revisione dei canoni demaniali, e che ieri ha minacciato di non votare la fiducia alla squadra di Gentiloni che, dice, rappresenta un «governo-fotocopia» di Renzi.

Al momento paiono poco probabili le elezioni anticipate a primavera 2017, come chiedevano le opposizioni: la scelta del presidente della repubblica Sergio Mattarella, che ha chiuso la crisi di governo in appena cinque giorni, è stata dettata dalle numerose urgenze di cui il parlamento deve occuparsi. E di certo, quella delle concessioni balneari è una delle questioni più scottanti da risolvere, trovandosi in una situazione di assoluto vuoto normativo in seguito all’abrogazione del rinnovo automatico avvenuta per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein del 2006, a cui è seguita una serie di proroghe generalizzate (l’ultima al 31 dicembre 2020) il cui principio è stato dichiarato illegittimo lo scorso 14 luglio da una sentenza della Corte di giustizia europea.

In caso di voto anticipato, era quasi scontato che la riforma sarebbe slittata di diversi mesi, con la palla che sarebbe passata al nuovo governo. Questo da una parte avrebbe forse riaperto alcuni margini di trattativa per le associazioni degli imprenditori balneari, che con Renzi si erano confrontate su una bozza blindata sulle evidenze pubbliche delle concessioni balneari dopo un periodo transitorio ancora tutto da definire (e con il riconoscimento del valore commerciale i cui criteri erano poco chiari). Ma dall’altro lato, avere nuovi interlocutori avrebbe significato ritardare di almeno un anno o due il varo della legge, in una situazione di grave vuoto normativo che sta bloccando da quasi dieci anni qualsiasi investimento nel settore turistico balneare.

Se invece il governo Gentiloni arriverà fino alla naturale scadenza del parlamento in primavera 2018, come appare molto più verosimile, ci sarebbero le condizioni – seppure con margini di tempo strettissimi – per riprendere in mano la legge-delega a cui il governo Renzi aveva già lavorato, approvandola nelle prossime settimane in consiglio dei ministri per poi attuarla entro 12 mesi. Con gli stessi interlocutori di prima, sarà più difficile che la bozza subisca radicali cambiamenti, ma la partita sarebbe senz’altro velocizzata.

In ogni caso, al momento si tratta solo di ipotesi, che saranno da verificare durante i primi giorni del governo Gentiloni. Molto del negoziato dipenderà dagli schieramenti in campo: i princìpi della bozza redatta dal governo Renzi erano condivisi da alcune associazioni di categoria (Sib-Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Oasi-Confartigianato, Federbalneari) e meno da altre (Cna Balneatori, Assobalneari-Confindustria, Itb), ma i punti da chiarire erano ancora numerosi e le prossime settimane saranno decisive per fare luce sugli aspetti più critici della riforma.

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Alex Giuzio

Caporedattore di Mondo Balneare, dal 2008 è giornalista specializzato in demanio marittimo, turismo e questioni ambientali e normative legate al mare e alle spiagge. Ha pubblicato "La linea fragile", un'inchiesta ecologista sulle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022).
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