Opinioni

Governo Draghi, per i balneari si apre scenario inedito

L'ampia maggioranza che sostiene l'esecutivo filo-europeista e il nuovo ministero del turismo con portafoglio creano grandi incognite per la riforma delle concessioni di spiaggia

L’ampia maggioranza che sostiene il nuovo governo Draghi, con l’alleanza Pd-M5S-Lega-Forza Italia, e la nascita del nuovo ministero del turismo con portafoglio, affidato al leghista Massimo Garavaglia, sono i due elementi di interesse principale per i titolari di stabilimenti balneari italiani. Il nuovo esecutivo tecnico-politico, i cui ministri sono stati annunciati venerdì scorso, dovrà affrontare la riforma generale delle concessioni demaniali marittime per dare a questo importante settore dell’economia turistica italiana un assetto normativo certo che manca dal 2010, da quando cioè è stato frettolosamente abrogato il rinnovo automatico delle concessioni al medesimo titolare per adeguarsi alla direttiva europea Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi. Da allora il sistema balneare ha continuato a reggersi sull’ormai inadeguato Codice della navigazione del 1942 e su varie proroghe automatiche delle concessioni (prima al 2015, poi al 2020 e infine al 2033) che sono state dichiarate illegittime dalla Corte di giustizia europea e che sono al momento oggetto di una lettera di messa in mora da parte di Bruxelles.
Oltre a difendere la durata dei titoli fino al 2033 da un’eventuale procedura di infrazione, il governo di Mario Draghi dovrà lavorare a un riordino organico che stabilisca le regole per la riassegnazione delle concessioni, rispettando al contempo il diritto europeo e le specificità degli attuali concessionari (che hanno investito sulla base di un precedente contratto con lo Stato e che hanno creato imprese d’eccellenza e tipiche dell’identità italiana).

La materia è di competenza di svariati ministeri e gli interlocutori dei balneari saranno nello specifico Massimo Garavaglia (turismo, Lega), Enrico Giovannini (infrastrutture, tecnico), Mariastella Gelmini (affari regionali, Forza Italia), Daniele Franco (economia e finanze, tecnico) e Giancarlo Giorgetti (sviluppo economico, Lega). In particolare fa ben sperare la creazione del nuovo ministero del turismo, che in precedenza era accorpato alla cultura (dove continuerà a sedere il dem Dario Franceschini, che di turismo si è sempre disinteressato) e che Draghi invece ha voluto come dicastero autonomo e addirittura dotato di portafoglio, come segno di grande attenzione per un settore fondamentale per l’economia italiana.

Il leghista Garavaglia, che in precedenza da sottosegretario all’economia ha già avuto modo di occuparsi di questioni relative alle concessioni balneari (in particolare sui canoni pertinenziali), ha tutte le carte in regola per concludere il percorso avviato dal suo predecessore Gian Marco Centinaio, che nel primo governo Conte fu ministro all’agricoltura e al turismo e che riuscì a far approvare l’estensione al 2033 e le linee guida per la riforma generale del demanio marittimo, purtroppo mai portata a termine a causa della rottura tra Lega e Movimento 5 Stelle che provocò la caduta del governo.

Tuttavia, restano le incognite per l’impronta molto filo-europeista del neo premier Draghi, una figura che rappresenta i poteri forti degli apparati finanziari e che in passato, da presidente della Banca centrale europea, si è fatto conoscere per la mancanza di scrupoli con cui ha gestito casi scottanti come la crisi della Grecia. Trovandosi a gestire i 209 miliardi di euro arrivati dall’Europa, c’è insomma il rischio che il presidente del consiglio sia più malleabile nei confronti dei diktat di Bruxelles, e dunque che non sia interessato a difendere gli interessi delle piccole imprese familiari balneari (ma anzi che sia più propenso ad aprire il mercato ai grandi gruppi economici, come già tentò di fare Mario Monti). Per ora si tratta solo di ipotesi, ma da non sottovalutare.

Ancora più ambigue sono le dinamiche parlamentari che si aprono con gli inediti equilibri politici. Forza Italia e Lega, che quando erano all’opposizione hanno sempre chiesto l’esclusione degli stabilimenti balneari da qualsiasi forma di gara pubblica, ora che sono in maggioranza hanno la possibilità di dimostrare la loro buona volontà con atti concreti; anche se dovranno negoziare con il Movimento 5 Stelle che invece è da sempre a favore della riassegnazione immediata degli stabilimenti balneari tramite bando. A svolgere un ruolo da intermediario tra queste due posizioni opposte ci sarà il Partito democratico, e c’è davvero molta aspettativa per capire se le quattro forze politiche si metteranno di buona lena a lavorare per risolvere un problema molto grave e complesso oppure se inizieranno a fare il gioco dello scaricabarile, lasciando il settore balneare ancora in balia dell’incertezza. L’auspicio è che si faccia in fretta, perché nonostante in questo periodo ci siano altre priorità (la pandemia, la crisi economica e il Recovery fund), quella delle concessioni balneari è una questione non secondaria da risolvere: un settore fondamentale per il turismo e per l’ambiente è da anni in balia del caos dei tribunali, che si esprimono quasi ogni giorno con sentenze in contraddizione tra loro; mentre avere regole certe sulle concessioni significherebbe spingere il rilancio di un’importante fetta dell’economia italiana in un momento in cui ce n’è davvero bisogno.

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Alex Giuzio

Dal 2008 è giornalista specializzato in economia turistica e questioni ambientali e normative legate al mare e alle coste. Ha pubblicato "La linea fragile", un saggio sui problemi ecologici delle coste italiane (Edizioni dell'Asino, 2022), e ha curato il volume "Critica del turismo" (Grifo Edizioni 2023).
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