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Gasparri-Bergamini: “Su balneari, dibattito in totale malafede”

«Forza Italia segue con attenzione e senso di responsabilità la discussione sulle concessioni balneari. E ha offerto, in ogni fase, un contributo costruttivo e responsabile. Anche negli ultimi mesi, quando si è deciso di procedere alla cosiddetta mappatura. E, checché ne dicano gli scettici, é emerso quello che è evidente: in Italia ci sono migliaia e migliaia di chilometri di coste a disposizione di nuove imprese. Anche escludendo i luoghi impervi che non possono essere agevolmente utilizzati per nuove imprese e rispettando ovviamente le aree sottoposte a particolari vincoli ambientali o quelle destinate ad altri scopi, portuali o di diversa natura». Lo dichiarano il capogruppo di Forza Italia in Senato Maurizio Gasparri e la vicepresidente dei deputati azzurri Deborah Bergamini.

«Qualcuno gioca sui numeri confermando la propria totale malafede», proseguono i due parlamentari. «La mappatura va completata calcolando le realtà fluviali e lacustri. Si continua a fare confusione tra il costo delle concessioni, che certamente va riesaminato (soprattutto da parte degli amministratori locali), e il fatturato delle aziende. Come se sul fatturato non incidessero ulteriori oneri fiscali, Irpef, Iva , l’Imu che viene pagata dai gestori pur non essendo proprietari delle aree. Si fa insomma una grande confusione. Ignorando, per esempio, il costo dei dipendenti, i contributi previdenziali e sanitari, i costi fiscali delle migliaia e migliaia di persone che lavorano nelle imprese balneari, i costi per la manutenzione e per la pulizia degli arenili. Si parla del fatturato come se fosse un’entrata libera da qualsiasi peso fiscale o da costi riguardanti i dipendenti e la gestione delle imprese. Una malafede assoluta che caratterizza i soliti bugiardi».

Concludono Gasparri e Bergamini: «Nessuno vuole mettere in discussione le cosiddette spiagge libere, ma i Comuni non devono lasciare questi spazi, che ci devono essere obbligatoriamente, in uno stato di abbandono. La spiaggia libera non deve essere una discarica, dove se un bambino gioca a pallone si ferisce con un chiodo arrugginito o dove una persona che si stende al sole deve farlo accanto a rifiuti maleodoranti. Non dobbiamo confondere il concetto di spiaggia libera con gli spazi che i Comuni devono gestire, tenere puliti e ordinati per metterli a disposizione dei cittadini che non vogliono andare negli stabilimenti balneari. E con assistenza bagnanti garantita, come avviene con personale qualificato negli stabilimenti. Quindi, queste aree ci devono essere. Invece, gli spazi per le nuove imprese sono quelli in esubero, che sono abbondantissimi. Per questo chiediamo una discussione seria, in Italia e in Europa, che concili la necessità di dare certezze a questo settore con la tutela delle imprese esistenti. Parlando della realtà e non descrivendo la situazione in maniera falsa e bugiarda, come fanno tanti esponenti della sinistra che citano il fatturato senza parlare delle tasse e del costo dei dipendenti, che parlano di spiagge libere che loro stessi nei loro Comuni non curano in maniera adeguata e che ci devono essere, senza diventare discariche».

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